sabato 9 aprile 2016

All-Gender Restroom

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(di Rodolfo de Mattei su Osservatorio Gender)  Negli Stati Uniti vige oramai una vera e propria“dittatura del gender” che impedisce agli Stati di legiferare in difesa della famiglia naturale e contro le assurde disposizioni anti-discriminazione. Dopo lo Stato della Georgia, costretto a ritirare prontamente il suo “Free Exercise Protection Act” di fronte alle minacce dei big del cinema Disney e Marvel, tocca ora allo Stato del North Carolina essere messo sotto ricatto dalle lobby LGBT e dai potentati economici per aver osato emanare una disposizione di legge che regolamenta l’accesso ai bagni pubblicisecondo il proprio sesso biologico. Una norma che, in altri tempi, sarebbe apparsa comica e surreale che si limita a ricordare e a ribadire che al bagno i maschi vanno con i maschi e le femmine con le femmine. 
La legge, cosiddetta “House Bill 2”, approvata lo scorso 23 marzo attraverso il normale iter democratico, ha infatti provocato la puntuale reazione di moltissime aziende, tra cui colossi come Facebook, IBM, American Airlines, Google e Apple, che sono insorti,sottoscrivendo unappello pubblico al Governatore repubblicano del North Carolina Pat McCrory per chiedere l’immediata abrogazione della legge in quanto nociva e discriminatoria nei confronti  dei loro impiegati e del loro business.
Pat McCrory
Pat McCrory
Nelle intenzioni del Governatore McCrory, alla base dell’adozione di tale provvedimento vi era stata semplicemente la volontà di uscire da un’insostenibile situazione di anarchia e caos in materia di utilizzo di “bagni pubblici”. Una clima divenuto ingestibile, che un mese fa aveva visto Charlotte, la più grande città dello Stato, emanare un’ordinanza per la quale, in nome della non-discriminazione, oltre a prevedere una serie di protezioni fondate sull’orientamento sessuale, l’espressione e l’identità di genere, era stata introdotta la possibilità per le persone transgender di utilizzare le toilette pubbliche non in base al reale sesso biologico, ma al “percepito” sesso psicologico.
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David Schulm
Ora dalle parole si passa però ai fatti. Dopo la National Basketball Association (NBA), che ha già fatto sapere di aver escluso a priori la città di Charlotte come candidata per lo svolgimento dell’All Star Game 2017,a prendere una dura e forte posizione è il colosso del pagamenti on-line PayPal, il quale ha annunciato in un comunicato stampa di aver rinunciato ad un investimento da ben 3,6 milioni di dollari nel North Carolina, che prevedeva l’apertura di diversi centri operativi con la creazione di oltre 400 posti di lavoro.
Una punizione esemplare che il CEO David Schulman ha commentato così:
“La decisione riflette i valori più profondi di PayPal e la forte convinzione che ogni persona abbia il diritto ad essere trattato in modo egualitario, con dignità e con rispetto. Questi principi di giustizia, inclusione e uguaglianza sono alla base di quello che cerchiamo di raggiungere. Mentre cercheremo una localizzazione alternativa per i nostri investimenti, rimarremo in stretto contatto con la comunità LGBT del North Carolina per combattere questa legge discriminatoria”.
Il North Carolina, ricattato sul piano economico dai principali player privati del mercato statunitense ed internazionale, si trova messo con le spalle al muro anche da parte dell’Amministrazione Obama, principale deus ex-machina del processo di omosessualizzazione degli Stati Uniti che ha, a sua volta, minacciato il governatore Pat McCrory di interrompere l’elargizione dei fondi federali se non dovesse ritirare entro breve tempo tale norma. Ma su questo non vi è da stupirsi visto che la Casa Bianca ha dato l’esempio e indicato la strada, esattamente un anno fa, inaugurando l’8 aprile 2015 un “all-gender restroom presso l’Eisenhower Executive Office Building.
Il minaccioso e ricattatorio appello delle più importanti aziende internazionali e la solerte ritorsione di Pay-Pal contro il North Carolina, mostrano ancora una volta ilmetodo totalitario e intolleranteadottato nei confronti di chi si azzarda a dissentire dal diktat etico globale. Questa sì, una vera e inaccettabile discriminazione da denunciare e combattere con forza ! (di Rodolfo de Mattei suOsservatorio Gender)

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Libri di testo gender free, al via la campagna
di Elisabetta Broli

"Cari genitori state attenti: questo è il momento per la scelta dei libri di testo nelle scuole statali primarie e secondarie frequentate dai vostri figli". "Controllate che non ci siano “messaggi” riconducibili all’ideologia gender". Sono alcuni dei messaggi contenuti nel comunicato di associazioni impegnate nel campo della libertà di educazione in vista dell'adozione dei libri di testo che si sta facendo in queste settimane da parte delle scuole.
Le case editrici è da almeno due anni che si sono adeguate al pensiero unico, che sta attaccando la famiglia così come la conosciamo, padre-madre-figli. La legge è chiara: “L’adozione dei libri di testo, come stabilisce l’art. 7 del D.L. n. 297/94, rientra nei compiti attribuiti al collegio dei docenti, dopo aver sentito il parere dei consigli d’interclasse (scuola primaria) o di classe (scuola secondaria di primo o secondo livello)”.
L’appello, tramite un comunicato, arriva da tre associazioni legate al mondo della scuola: Generazione famiglia – La Manif pour tous Italia (associazione senza bandiere di partito né simboli religiosi che si impegna nel quotidiano per promuovere e proteggere la famiglia), Non si tocca la famiglia (realtà apolitica, aconfessionale e apartitica) e Articolo 26. (che riunisce persone di differente credo religioso e filosofico). In pochi sanno che i genitori rappresentanti d’interclasse e di classe “hanno il diritto – come si legge nel comunicato – ad essere informati preventivamente sulla rosa dei libri che i docenti sono orientati ad adottare, ponendo attenzione su quanto di loro competenza: i valori educativi, compresa l’educazione affettiva”. 
Riassumendo: in base all’art. 30 della Costituzione ("I genitori hanno il diritto e il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli…") i genitori possono rifiutare testi che contraddicano i loro valori educativi. Spetta ai docenti proporre libri diversi, fino a incontrare il consenso di docenti e genitori. Ma le tre associazioni sono troppo allarmistiche? L’ideologia gender avanza veramente nella scuola? 
Che la teoria del gender sia già insegnata nelle scuole, a partire dall’asilo, molti genitori hanno potuto constatarlo personalmente. Leggendo qua e là nei libri scolastici. “La persona al centro” di Elisabetta Clemente, biennio scuola superiore: “Un caso a sé è poi rappresentato dalle coppie omosessuali, che negli ultimi anni sono state legalmente riconosciute dalla maggioranza dei paesi europei, mentre in Italia non godono di alcun diritto” (affermazione tra l’altro falsa, come ha scritto anche La Bussola). Segue una foto di un bambino felice mano-nella-mano di due papà. Il diritto negato è, secondo l’autrice del testo, l’adozione di minori a coppie dello stesso sesso. E il diritto dei bambini di avere una mamma e un papà?
In “Extraterrestre alla pari” di Bianca Pitzorno, indirizzato alla scuola media, c’è la storia di un/a extraterrestre che soggiorna in una famiglia terrestre: prima di veste da ragazza e poi da ragazzo perché nel suo pianeta il sesso si decide nell’adolescenza dopo averli sperimentati entrambi. 
Su “L’acero rosso” indirizzato alle elementari si legge: “E’ bello collaborare o oziare pigramente. Si può essere adottati o avere due mamme o due papà. Si può stare sottosopra o sopra-e-sotto… Si è accettati per quello che si è o per quello che si vuole… Il legame che unisce la famiglia non è il sangue: è il cuore che ci rende genitori e figli”. Già a sei, sette anni si insegna che non c’è differenza tra uomo e donna. Eppure secondo alcuni, anche tanti genitori che non vogliono vedere, non esiste una teoria gender nelle scuole.
Il libro-denuncia di Gianfranco Amato: Gender (d)istruzione – Le nuove forme d’indottrinamento nelle scuole italiane, (centottanta pagine) è un’accurata, documentata e chiara ricostruzione del tentativo di indottrinare i bambini e i ragazzi operato nelle nostre scuole italiane che – come ha sottolineato papa Francesco nel 2014 ai rappresentanti dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia - stanno sempre di più assomigliando “a campi di rieducazione e che ricordano gli orrori della manipolazione educativa già vissuta nelle grandi dittature genocide del XX secolo, oggi sostituite dalla dittatura del pensiero unico”. 

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