mercoledì 13 aprile 2016

Amoris Laetitia: il commento di Gilbert Keith Chesterton...

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Non è un segreto per nessuno che Gilbert Keith Chesterton, pur non avendo avuto figli, sia stato uno dei grandi difensori della famiglia nell’Inghilterra degli inizi del XX secolo.
Sono centinaia, forse migliaia, i suoi scritti che testimoniano una massima, inventata dallo stesso Chesterton, per cui chi attacca la famiglia “non sa ciò che fa perché non sa ciò che disfa”.
Chesterton, corpulento e loquace, acuto e geniale, ha lasciato frasi luminose e ironiche, progressive e conservatrici su tutti gli aspetti del cattolicesimo, religione alla quale si convertì – dicono – dopo aver ascoltato un’omelia di un sacerdote a Londra.
La leggenda racconta che alla fine della Messa alla quale aveva assistito per sfuggire a un acquazzone improvviso sia andato in sagrestia a chiedere il Battesimo, perché voleva entrare nella Chiesa cattolica dopo aver ascoltato quell’omelia.
Il sacerdote, borioso, gli chiese cos’avesse ascoltato nella sua omelia che lo aveva spinto al Battesimo, al che il re del paradosso rispose qualcosa del genere: “Se la Chiesa cattolica è sopravvissuta 2.000 anni con omelie cattive come le sue, è la vera Chiesa”.
Scherzi a parte, ora con la pubblicazione dell’esortazione post­-sinodale Amoris Laetitia sulla famiglia crediamo sia un dovere di Aleteia apportare almeno 10 frasi su quelli che lo stesso Chesterton definì ­ – senza bisogno di grandi spiegazioni per capire a cosa si riferisse – ­ “gli assassini della famiglia”. Frasi che si collegano alla perfezione alla spiritualità che papa Francesco ha impresso alle conclusioni di entrambi i sinodi, quello straordinario del 2014 e quello ordinario del 2015:

1.“È indubbio che vediamo ora questa istituzione domestica in un momento di difficoltà, mentre lotta per la vita ed è quasi fatta   a pezzi dalle forze del materialismo e del capitalismo”.
2.“La risposta a chiunque parli dell’eccesso della popolazione è chiedergli se lui stesso ne faccia parte, o, se non ne fa parte, come lo sa”.
3.“Il vero e normale controllo della natalità si chiama autocontrollo”.
4.“Nel momento in cui la sessualità smette di essere un servo diventa un tiranno”.
5.“La prossima grande eresia serà semplicemente un attacco alla moralità, e in particolare alla moralità sessuale (…) La follia di domani si ritrova non tanto a Mosca, quanto a Manhattan”.
6.“Il sesso è un istinto che produce un’istituzione, è un elemento positivo e non negativo, nobile e non cattivo, creatore e non distruttivo, perché produce questa istituzione”.
7.“Ma quello che i giornali capitalisti chiamano controllo della natalità non ha nulla a che vedere con il controllo. È piuttosto l’idea per cui la gente dovrebbe essere sempre completamente e assolutamente senza alcun controllo, ogni volta che riesce a schivare tutto ciò che è positivo e creativo, intelligente e degno di un essere libero”.
8.“Noi abbiamo molta più speranza nella famiglia umana e nel suo potere di trovare la felicità di chi desidera prevenire le nascite; possiamo sbagliarci, ma non possiamo essere blandi”.
9.“In qualsiasi modo, ciò che è certo è che il sesso può essere usato seriamente per costruire qualcosa o in modo frivolo per gettare tutto all’aria”.
10.“Ci sono bambini che non sono desiderati, ma chi non li desidera? Ciò non vuol dire che i genitori non vogliano averli. Quello che vuol dire è che i padroni non vogliono pagare i genitori in modo appropriato”.

Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti

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Amoris Laetitia: qualche chiave di lettura

di padre Jesus Villagrasa L.C.

Eccola. Papa Francesco ha messo nelle nostre mani l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia (AL), Sull’amore in famiglia” che raccoglie il frutto dei Sinodi del 2014 e del 2015.
In una vignetta in lingua spagnola apparsa sul settimanale Alfa y Omega ci sono tre persone, due discutono tra loro dicendo: “Hai visto? Il Papa ci dà ragione! E l’altro “Macché! Ha riaffermato la nostra posizione!”; interviene il terzo, un prelato del Vaticano dicendo: “Ma il Papa non ha ancora iniziato a parlare…”. “È lo stesso – gli rispondono – ci stiamo allenando”. I dibattiti e i contrasti sulla stampa sembrano alieni a quel che il Papa ha detto o non ha detto. In questo momento, quindi, forse la cosa più importante è disporci e orientarci a una lettura attenta di questa esortazione, prima di iniziare a commentare i contenuti. E proprio nei primi sette punti di AL, papa Francesco ci offre alcune indicazioni.
L’intenzione dell’autore…
La prima cosa che il lettore e interprete di un testo cerca è l’intenzione dell’autore, per conoscerla e rispettarla, prima di giudicare il contenuto. Nel nostro caso, quest’intenzione è esplicita: non vuole pronunciarsi per risolvere questioni dibattute da teologi: «non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero» (AL 3). Vuole invece liberare i pastori e i fedeli da posizioni estreme inaccettabili, come sono il «desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento» e la pretesa di «risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche» (AL 2).
Fraintenderà il testo chi, trincerandosi in una di queste posizioni, cercherà frasi dell’esortazione per lanciarle come proiettili sul nemico. Disse una volta Hans Urs von Balthasar, che per alcuni teologi il Vangelo si era convertito in una cava da cui estrarre pietre da lanciare nei dibattitti teologici. Se succede questo con il Vangelo…
Papa Francesco ha voluto raccogliere «contributi dei due recenti Sinodi sulla famiglia, unendo altre considerazioni che possano orientare la riflessione, il dialogo e la prassi pastorale, e al tempo stesso arrechino coraggio, stimolo e aiuto alle famiglie nel loro impegno e nelle loro difficoltà» (AL 4).
Lo sguardo del lettore non deve rivolgersi alle posizioni di teologi e pastoralisti, ma alle coppie di sposi, alla vita delle famiglie che si impegnano per vivere la loro vocazione in un difficile e complesso contesto sociale ed ecclesiale.
… e la suddivisione del testo
I commentatori medievali di testi antichi erano soliti anteporre, ai loro commenti, una suddivisione del testo in parti e sezioni che in genere non appariva nel testo commentato. Era il modo più sicuro di captare l’intenzione dell’autore e presupponeva una conoscenza profonda del testo. Il Papa ci risparmia questa fatica e al tempo ci previene dalla “tentazione universale” di andare direttamente agli orientamenti pastorali che illuminano le decisioni che si dovrebbero prendere in situazioni problematiche molto complesse, che sono forse quelle che più interessano i mezzi di comunicazione e molte persone, famiglie e pastori. Prima di arrivare a quei temi (trattati nel capitolo 8) bisogna fare un cammino per tappe (capitoli) che hanno finalità molto precise e che il Papa espone al n. 6: «Nello sviluppo del testo, comincerò con un’apertura ispirata alle Sacre Scritture, che conferisca un tono adeguato [cap. 1]. A partire da lì considererò la situazione attuale delle famiglie, in ordine a tenere i piedi per terra [cap. 2]. Poi ricorderò alcuni elementi essenziali dell’insegnamento della Chiesa circa il matrimonio e la famiglia [cap. 3], per fare spazio così ai due capitoli centrali, dedicati all’amore [cap. 5-6]. In seguito metterò in rilievo alcune vie pastorali che ci orientino a costruire famiglie solide e feconde secondo il piano di Dio [cap. 6], e dedicherò un capitolo all’educazione dei figli [cap. 7]. Quindi mi soffermerò su un invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone [cap. 8], e infine traccerò brevi linee di spiritualità familiare [cap. 9]».
Come leggere l’esortazione
«Non consiglio una lettura generale affrettata» (7), che è la tentazione di chi dà un’occhiata al testo in cerca di novità. I fedeli hanno a loro disposizione il frutto maturo di una riflessione ampia e ricca realizzata da due sinodi e presentata alla riflessione del Santo Padre. Seguire questi due consigli sarà espressione di stima teorica e pratica per questo testo pontificio: primo, approfondire «pazientemente una parte dopo l’altra» (7), facendolo oggetto di uno studio sereno e di una riflessione profonda. Secondo, fare di questo testo un vademecum per la vita, in cui ciascuno cerchi «quello di cui avranno bisogno in ogni circostanza concreta» (7).
Continuità
Come è già successo con i testi conciliari, verrà fuori qualcuno a dire che il testo non raccoglie lo spirito dei sinodi presumibilmente più progressisti o che non è fedele alla tradizione… Nella prospettiva dell’esperienza degli anni passati possiamo parafrasare quello che il cardinale Ratzinger diceva del Concilio. La migliore eredità del Sinodo è questo testo, rettamente interpretato in continuità con il magistero precedente. Papa Francesco sembra volerlo sottolineare, data la profusione di citazioni delle relazioni sinodali e dei suoi due predecessori: san Giovanni Paolo II e la sua Familiaris Consortio e Benedetto XVI e la sua enciclica Deus Caritas est, tra gli altri documenti.
Una provocazione
Nella presentazione alla stampa dell’esortazione apostolica si è sottolineato che il linguaggio di papa Francesco è chiaro, semplice, concreto. Non lo metto in dubbio. Però mi piacerebbe che il lettore si lasciasse provocare da alcune riflessioni di Etienne Gilson nella sua opera “Il filosofo e la teologia”, di fronte alla constatazione che raramente i filosofi osavano leggere le encicliche pontificie che risultavano loro difficili. Sono convinto che le cautele di Gilson siano valide ancora oggi e che questi testi richiedano una lettura riflessiva e molto attenta, per cogliere il valore di ciascuna frase, nel contesto globale dell’esortazione, il valore di alcuni silenzi e, come direbbe Gilson, la precisione di alcune imprecisioni. Sebbene i motivi della difficoltà della lettura siano altri, questo testo di Gilson risulta pertinente: «La difficoltà non è tanto il fatto che siano scritte in un latino di cancelleria, fiorito di eleganze umanistiche, ma piuttosto perché in esse il senso della dottrina non sempre si lascia cogliere facilmente. Si intraprende allora la traduzione e, provandocisi, si arriva almeno a comprendere la ragione di essere del loro stile. Non si possono sostituire le parole di quel latino pontificio con altre prese ad una qualunque delle grandi lingue moderne, e ancor meno disarticolare le frasi per articolarle altrimenti, senza accorgersi subito che, per quanto accuratamente si faccia, l’originale nel corso dell’operazione perde di forza, e non solamente di forza, ma di precisione, il che non è ancora la cosa più grave, perché la vera difficoltà, ben nota a quelli che tentano la prova, consiste nel rispettare in esse ciò che si potrebbe esattamente chiamare, senza alcun paradosso, la precisione delle sue imprecisioni. La precisione sapientemente calcolata delle sue imprecisioni volute. Quante volte si pensa, dopo matura riflessione, di sapere ciò che su quel tal punto preciso l’enciclica suol dire, ma essa non lo dice espressamente, e senza dubbio ha le sue ragioni per arrestare a certe soglie la determinazione più precisa di un pensiero desideroso di mantenersi sempre aperto, pronto ad accogliere nuove possibili acquisizioni» (Morcelliana, 1966 pp. 182-183).
Gilson conclude chiedendo ai filosofi cristiani che, oltre a frequentare corsi di teologia, si decidano a frequentare un’università pontificia in cui imparare a leggere i documenti pontifici.
Come rettore di un’università pontificia, rinnovo volentieri questa proposta e, sebbene più modestamente, mi limito a invitare i pastori e i fedeli – a loro è rivolta Amoris Laetitia – a leggere con calma e profondità questo attesissimo testo su una questione vitale per le persone, le famiglie, la società e la Chiesa: «L’amore nella famiglia».
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Padre Jesus Villagrasa LC è rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

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