giovedì 7 aprile 2016

Arrangiatevi per essere felici



(Jean-Marc Le Droff)Certamente un sacerdote fuori dal comune Michel Jaouen, gesuita, morto un mese fa a Parigi all’età di 95 anni. L’amore per il mare e per la navigazione lo portò a fare di questo una ragione di vita, a insegnare — ai suoi equipaggi fatti di ex detenuti, tossicomani pentiti, disoccupati — la fatica e con essa la motivazione del reinserimento nella società. Lo chiamavano “il faro”, il “prete dei mari”, ma era soprattutto un amico. Su «Le Monde» del 16 marzo è uscito un ricordo a tratti struggente che pubblichiamo per intero.

Padre Jaouen, morto lunedì 7 marzo a Parigi all’età di 95 anni, era una figura emblematica del reinserimento sociale e del mondo del mare. Un vecchio marinaio dalla voce stentorea che ha dedicato l’intera vita a dare una rotta a migliaia di giovani e di meno giovani. Sia che avessero rotto con la società sia che cercassero semplicemente di trovarvi un posto, proponeva loro di imbarcarsi per attraversare l’Atlantico e scoprire i mestieri del mare a bordo delle sue barche a vela, in equipaggi sapientemente composti. Era mescolando generazioni e personalità che Michel Jaouen, che molti chiamavano “il faro”, conduceva a un porto sicuro le anime alla deriva. Disoccupati, tossicodipendenti pentiti, allievi della marina mercantile, ex detenuti, pensionati, giovani delle città, disabili. A contare, ai suoi occhi, era solo la motivazione. A bordo, non c’erano passeggeri. Solo stagisti, venuti a provare la vita di galera a bordo di trealberi che riparavano alla meglio prima di prendere il largo. Lavoravano tutti insieme nel cantiere di formazione alla riparazione navale dell’associazione di padre Jaouen, gli Amis de jeudi-dimanche (Ajd), annidata sulle rive dell’Aber-Wrac’h (Finistère). Perché è anche sulla terraferma che il “prete dei mari” ha officiato. Accanto alle dune, le “baracche” dell’Ajd e dell’isola di Stagadon accolgono così decine di giovani. Ma anche gli anziani di passaggio, venuti a dare una mano o a presentare i figli nati da unioni create — e a volte celebrate — durante le traversate. «Era sempre discreto riguardo alla religione; non la imponeva e parlava di amore piuttosto che di Dio», precisa Zykton, suo nipote, pilastro dell’associazione insieme alla moglie Marie-Anne: «Non sopportava invece che qualcuno bighellonasse senza far nulla: era un vero motore». Nato a Ouessant (Finistère) il 6 ottobre 1920, Michel Jaouen cresce a Kerlouan, con suo padre medico, sua madre e i suoi quattordici fratelli e sorelle, prima di entrare nel collegio «Bon-Secours» di Brest, diretto dall’ordine dei gesuiti. Un ordine che lui non lascerà più. A 19 anni entra in seminario. Ma la guerra ostacola i suoi piani. Refrattario al Servizio del lavoro obbligatorio (STO), entra nella Resistenza. «La parte più bella della mia vita: senza documenti, mi sentivo libero», racconterà a Chantal Loiselet, sua nipote, che gli ha dedicato un libro (Démerdez-vous pour être heureux! Le “Bel Espoir” du Père Jaouen, Glénat, 2011). Un desiderio di libertà che resterà intatto fino alla fine nel cuore di colui che ai meandri dell’amministrazione preferiva l’azione. A costo di bordeggiare, spesso con umorismo. Ordinato sacerdote nel 1951, crea una sua associazione, l’Aumônerie des jeunes délinquants, che diverrà presto gli Amis de jeudi-dimanche. In estate porta i suoi giovani sulle coste del Finistère che l’hanno visto crescere. Nel 1954 diviene cappellano dei minori nel carcere di Fresnes (Val-de-Marne). Un universo che lo disgusta. «Il carcere è una vera scuola del crimine», diceva con rabbia. Nel 1964 crea il Foyer des Epinettes, vicino alla porta di Clichy a Parigi. Vi accoglie giovani delinquenti alla loro uscita dal carcere. Ma non basta: padre Jaouen vuole anche aprire loro altri orizzonti. L’Ajd acquista allora un terreno sulle rive dell’Aber-Wrac’h e organizza le sue prime uscite in mare. Nel corso degli anni, grazie alle donazioni, Michel Jaouen forma una vera flottiglia. Il Bel Espoir, uno splendido trealberi, ne sarà la nave ammiraglia. «Era un personaggio atipico: un gesuita molto astuto, un ribelle divertente che aveva lo stesso fervore di un Coluche. Ma era anche e soprattutto un eccellente marinaio dalla voce possente, che alzava spesso, ma sempre all’ascolto, e i cui metodi hanno funzionato», confida il suo amico Georges Pernoud, presentatore della trasmissione Thalassa. «Arrangiatevi per essere felici, perché gli altri hanno bisogno della vostra felicità», ripeteva continuamente Michel Jaouen. Un credo che gli sopravviverà. «Ci arrangeremo», conferma Zykton arrotolandosi una sigaretta. 

L'Osservatore Romano

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