giovedì 7 aprile 2016

Casi psichiatrici.

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L’ “Associazione Psichiatrica Mondiale” rinnega la scienza e si piega al “gender diktat” globale

(di Rodolfo de Mattei suOsservatorio Gender) Nelle ultime settimane, i media di tutto il mondo hanno dato grande risalto alla notizia della forte presa di posizione a favore dell’omosessualità e della “fluidità sessuale” da parte dell’ “Associazione Mondiale degli Psichiatri” (WPA) attraverso la pubblicazione di un inequivocabile documento di azioni pratiche a sostegno delle persone omosessuali, lesbiche e transgender dal titolo WPA Position Statement on Gender Identity and Same-Sex Orientation, Attraction, and Behaviours.
Nel testo introduttivo alle 6 azioni da mettere in atto, la “WPA” premette la “normalità” del concetto di orientamento sessuale, inteso come scelta sessuale libera ed indifferente, precisando che essa, insieme con altre organizzazioni internazionali, “considera l’orientamento sessuale come qualcosa di innato e determinato da fattori biologici, psicologici, di sviluppo e sociali”.
La classe psichiatrica – avvertono gli estensori del documento – ha l’importante compito di assumersi una responsabilità di fronte al 4% delle persone che attualmente si identificano con un orientamento verso lo stesso sesso (ad esempio, gay, lesbiche, bisessuali e gli orientamenti) e ad un altro 0,5% che rivendica un’identità di genere diverso dal genere assegnato alla nascita; una popolazione complessiva che a livello globale, equivarrebbe, sempre secondo la “WPA”, a più di 250 milioni di individui.
Per l’Associazione Psichiatrica statunitense il dibattito scientifico sul tema è chiuso. Tutti i dubbi sarebbero infatti ormati fugati dalle pronunciazioni ufficiali in proposito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1992 e del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2012 che hanno poi trovato la loro applicazione e legittimazione concreta all’interno dei due principali manuali di diagnostica e di classificazione delle malattie e dei disturbi mentali: l’International Classification of Diseases (ICD) pubblicato dall’OMS e ilDiagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), redatto dall’American Psychiatric Association (APA).
Nell’elenco di azioni proposte, l’ “Associazione Psichiatrica Mondiale”, dopo aver sottolineato il valore e il contributo prezioso della popolazione LGBT alla società nel suo insieme, al punto 3, ribadisce la “normalità” del comportamento omosessuale, denunciando la presunta inutilità e inefficacia delle “terapie riparative”:
«la WPA considera attrazione verso lo stesso sesso, l’orientamento e il comportamento, come normali varianti della sessualità umana. Riconosce la causalità multifattoriale della sessualità umana, orientamento, comportamento e stile di vita. Si riconosce la mancanza di efficacia scientifica dei trattamenti che tentano di cambiare l’orientamento sessuale e mette in evidenza i danni e gli effetti negativi di tali “terapie”».
Il successivo punto 4, ripropone un “classico” del pensiero gender ed omosessualista per il quale i mali, le insicurezze e le sofferenze degli omosessuali sarebbero tutti da imputare esclusivamente alla cosiddetta “omofobia interiorizzata”:
«La WPA riconosce lo stigma sociale e la conseguente discriminazione delle persone con persone dello stesso sesso, per orientamento sessuale o identità di genere transgender. Il WPA riconosce che le difficoltà che devono affrontare sono una causa significativa della loro angoscia e prevede la fornitura di un adeguato sostegno della salute mentale».
Al punto 5, il documento sostiene la necessità di “riconoscere i diritti LGBT di inclusione quali i diritti umani, civili e i diritti politici” e supporta la richiesta di un’incisiva legislazione anti-bullismo e contro la discriminazione, nonché la promulgazione di norme a favore dell’occupazione e dell’alloggio per gli individui omosessuali, così come di una legge contro l’omofobia che contrasti i crimini d’odio e che preveda sanzioni penali avanzate adeguate per punire coloro che esprimono violenza e pregiudizio nei confronti delle persone LGBT.
Infine, al sesto ed ultimo punto, l’ “Associazione Psichiatrica Mondiale” si rivolge direttamente al settore della ricerca e dello sviluppo di interventi medici e sociali affinché supportino con la loro capacità ed influenza la completa salute mentale delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.
L’Associazione Psichiatrica Mondiale sfrutta dunque la propria posizione di potere per imporre il diktat ideologico e anti scientifico richiesto dalle potenti ed onnipresenti lobby omosessualiste. Con la pubblicazione e diffusione di tale documento, la “WPA” contribuisce alprocesso di disinformazione globale sul tema dell’omosessualità, ignorando o fingendo di ignorare i tantissimi studi scientifici seri in materia che attestano la verità e i gravissimi danni derivanti dall’adozione del perverso stile di vita omosessuale.
La psicologia e la psichiatria, influenzate dall’attivismo LGBT, hanno abdicato al lorodovere professionale e deontologico, finendo per spostare la questione dell’omosessualità dal tradizionale piano oggettivo ad un piano puramente soggettivo. Una prospettiva distorta per la quale, oggi, il problema non è più rappresentato dall’omosessualità in quanto tale, ma dalla percezione personale di essa da parte del singolo individuo.
In un mondo capovolto, lo stigma sociale nei confronti dell’omosessualità e, poi, l’omofobia interiorizzata sono divenuti le vere cause del malessere delle persone omosessuali e, in conseguenza di ciò, la soluzione proposta è stata quella di costruire un diverso clima culturale, atto a far sentire finalmente “normali” coloro con pulsioni sessuali “anormali” verso persone dello stesso sesso.
Una soluzione chiaramente ideologica, presa in nome del principio di non discriminazione, che, paradossalmente, nella realtà, ha finito per abbandonare al loro involontario e insoddisfatto destino i tantissimi omosessuali in lotta con i propri istinti. Questa censura meramente ideologica nei confronti delle terapie riparative fu denunciata da alcuni onesti e autorevoli psichiatri come Robert Perloff (1921-2013), ex presidente dell’“American Psychological Association”, che al congresso del NARTH del 2004 dichiarò senza mezzi termini:
«L’individuo ha il diritto di scegliere se accettare o no un’identità gay. La scelta spetta a lui o a lei, non a un gruppo di pressione guidato dall’ideologia. Scoraggiare gli psicoterapeuti dal prendere in cura quanti vogliono cambiare è contro la ricerca, contro lo studio e contro l’etica della ricerca della verità».
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La “bisessualitàˮ tra gli adolescenti

(di Lupo Glori)L’ideologia del gender e il processo di “normalizzazione” della “fluidità sessuale” sembrano iniziare a dare i loro frutti tra le nuove generazioni. La triste e inquietante conferma si è potuta vedere in prima serata, lo scorso 16 marzo sul canale televisivo La7, all’interno del programmaTagadà dove è andato in onda un servizio dedicato al crescente fenomeno della bisessualità tra gli adolescenti. Secondo le statistiche fornite dalla trasmissione, la “bisessualità” sarebbe praticata da ben il «60% degli adolescenti maschi» e dal«35% delle donne». Alla domanda del giornalista, «Le statistiche dicono che oggi la bisessualità è praticata molto di più rispetto a prima nella fase dell’adolescenza, ti risulta questo fenomeno?», i giovani intervistati all’uscita delle scuole hanno dato risposte diverse, trattando però l’argomento come qualcosa di assolutamente ordinario e normale.

Tra questi, un giovanissimo ragazzo ha risposto che la “bisessualità” oramai è un fatto accettato tra i suoi coetanei, dichiarando: «Rispetto a prima si sta più accettando questo fatto della bisessualità». Un’altra ragazza interpellata sul medesimo argomento ha replicato così: «Si ultimamente devo dire che la bisessualità è un fenomeno frequente anche a scuola nostra». Sulla stessa linea anche un’altra adolescente che ha candidamente espresso così il suo pensiero sulla bisessualità:
«Per le ragazze penso che sia molto più accettata come esperienza. Ho conosciuto una ragazza con cui sono stata insieme un pò di tempo a 15 anni. Poi sono stata pure con qualche ragazzo. (…) Io mi sento bisessuale, o almeno così la società mi etichetta».
Tra le giovanissime generazioni la classica distinzione fra “etero” e “gay” appartiene dunque al passato. La “modernità sessuale” impone l’abbattimento di qualsiasi “etichetta sessuale” e il superamento del concetto stesso di categoria in nome di una falsa ed ideologica “libertà di espressione sessuale”. Tutto ciò rappresenta il logico e coerente approdo di un lungo processo rivoluzionario che ha come esito finale la dissoluzione stessa della sessualità. In questa prospettiva, non stupisce che la nuova frontiera degli adolescenti di oggi sia la “bisessualità” che, detta in altre parole, non è nient’altro che la “fluidità sessuale”, ossia la tendenza a fluttuare indistintamente secondo le “onde emotive”, da un sesso all’altro, rifiutando qualsiasi limite o norma che possa in qualche modo contenere tale mutevole e incessante flusso. (Lupo Glori)

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