domenica 10 aprile 2016

Intervento a Istanbul del patriarca Bartolomeo. Migrazioni emergenza mondiale



«La crisi umanitaria che abbiamo di fronte, che ha spinto verso l’Europa migranti in fuga da guerre e altre minacce, dovrebbe essere una priorità non solo per l’Unione europea o la Turchia ma per la comunità internazionale nel suo complesso». Lo ha ribadito il patriarca ecumenico, Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, intervenendo giovedì scorso alla giornata conclusiva del diciannovesimo summit economico eurasiatico, svoltosi dal 5 al 7 aprile a Istanbul. Il vertice, organizzato dalla Marmara Group Strategic and Social Research Foundation, era dedicato al tema «La cintura economica della via della seta. Economia, energia, migrazione forzata e terrorismo». Secondo Bartolomeo, «la nostra prospettiva in materia di migrazione non dovrebbe essere limitata ai confini dell’Europa ma ampliare lo spettro di azione nell’interesse di una maggiore efficienza. E la collaborazione interreligiosa dovrebbe essere parte del nostro approccio a questo problema urgente». Rispondere alla sfida della migrazione richiede «responsabilità, azione collettiva, supporto e assistenza ai rifugiati, cooperazione con i Paesi coinvolti, contrastando le cause delle guerre che provocano migrazione, creando e attuando politiche di sviluppo, garantendo la pace». Il primate ortodosso non nasconde le sue preoccupazioni: «La paura si è diffusa in tutto il mondo. L’insicurezza è diventata l’unica certezza per i giovani di oggi. L’incertezza è in ogni mente e in ogni cuore. Terrorismo, guerre e conflitti sono una realtà costante. Gli attacchi terroristici avvengono in tutto il mondo: da Parigi a Istanbul, da Bruxelles al Pakistan. Purtroppo, i terroristi usano il fondamentalismo religioso non solo per motivare l’enorme spargimento di sangue, ma anche per suscitare paura. Ma l’unica paura che la religione dovrebbe generare è quella divina». Nel Libro dei Proverbi si legge: «Il timore del Signore è principio della scienza; gli stolti disprezzano la sapienza e l’istruzione» (1, 7). Fanatici e terroristi — commenta il patriarca ecumenico — «disprezzano la sapienza e i comandamenti di Dio. Essi pretendono di credere in Dio ma non conoscono la sapienza né vivono una vita virtuosa. Di conseguenza, non credono veramente nel Signore. Come spesso abbiamo detto: un crimine in nome della religione è un crimine contro la religione». Bartolomeo invita a riflettere sui valori comuni condivisi da tutti, basati sulla dignità di ogni singolo individuo, dignità che «è inalienabile secondo la fede cristiana ortodossa. Abbiamo il potenziale — osserva — per contrastare la paura e l’egoismo, promuovendo la libertà, la solidarietà e una società inclusiva. La libertà è una speranza per il futuro, anche quando la libertà è limitata o negata. La fede può sopportare la mancanza di libertà perché è un mistero di libertà. Non c’è libertà senza solidarietà. La solidarietà va oltre la tolleranza, perché è ispirata dall’amore. È l’esperienza stessa di ciò che il filosofo francese Regis Debray definisce “il momento della fratellanza” (le moment fraternité). Quando abbracciamo e accogliamo l’“altro” con autentica cura e amore — come se l’“altro” fosse davvero il nostro prossimo — abbiamo gettato le basi della solidarietà come riconoscimento di una dignità condivisa». Per l’arcivescovo di Costantinopoli è «insopportabile» che le reti criminali che gestiscono l’immigrazione clandestina facciano fortuna sulla sofferenza dei più vulnerabili. Al riguardo, «sono state proposte diverse soluzioni tra cui iniziative per lo sviluppo dei Paesi di origine degli immigrati irregolari. Questo, tuttavia, è un processo lungo che richiede anche forti azioni contro la violenza, che spesso beneficia proprio di tali operazioni, e di affrontare la gestione delle frontiere nazionali». Ma c’è un altro impegno da perseguire, considerando come la religione sia in grado di promuovere inclusione sociale e giustizia: «Non possiamo separare la nostra preoccupazione per la dignità umana, i diritti umani o la giustizia sociale — dice Bartolomeo — dalla nostra cura per la salvaguardia ecologica e la sostenibilità. Queste preoccupazioni sono strettamente collegate Se consideriamo ogni singolo fatto a immagine di Dio, e se valutiamo ogni particella della creazione di Dio, allora dobbiamo avere cura l’un l’altro e per il nostro mondo. Il problema ecologico dell’inquinamento è sempre legato al problema sociale della povertà; e così tutta l’attività ecologica è in ultima analisi misurata e propriamente giudicata per il suo impatto e l’effetto su altre persone, specialmente i poveri. Per comprendere questo, ricordiamoci la potente parabola del giudizio finale in Matteo (25, 35) dove ascoltiamo le parole del Signore: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere”. Siamo tutti legati alla nostra responsabilità e alla nostra risposta sulle problematiche ambientali. Affrontiamo la sfida che ci sta davanti e traiamo ispirazione dal timore divino che ci trasformerà in uomini e donne più saggi e migliori», ha concluso il patriarca ortodosso.
L'Osservatore Romano

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