giovedì 7 aprile 2016

L’Altro nella tradizione ebraica e cattolica



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Terra Santa, a breve la successione 
 Famiglia Cristiana 
(Alberto Bobbio) Lascia dopo dodici anni la guida di una delle istituzioni più delicate della Chiesa cattolica, per motivi religiosi e soprattutto per ragioni diplomatiche. Padre Pierbattista Pizzaballa alla fine del mese conclude il mandato di Custode di Terra Santa dopo esserne stato eletto per quattro volte alla guida. E già questo è stato un fatto eccezionale, perché al massimo fino a Pizzaballa i mandati sono stati due. Lascia a 51 anni e questo è un altro fatto eccezionale. Così il fatto che sia stato confermato quattro volte e il fatto che sia ancora molto giovane sono la prova sia della abilità pastorale e diplomatica (...)

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Comunicato Congiunto del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico (XXIII Riunione, Varsavia, 4-7 aprile 2016) 
 Sala stampa della Santa Sede 

Traduzione in lingua italiana
L’Altro nella tradizione ebraica e cattolica: i rifugiati nel mondo di oggi.
COMITATO INTERNAZIONALE DI COLLEGAMENTO CATTOLICO-EBRAICO
XXIII Riunione
Varsavia, 4-7 aprile 2016
Comunicato Congiunto
La XXIII riunione del Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico (ILC) si è tenuta a Varsavia dal 4 al 7 aprile 2016. Il Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico, costituito nel 1970, è l’organo ufficiale di collegamento tra la Santa Sede e la Comunità ebraica mondiale, il foro autorevole del dialogo continuo tra la Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo ed il Comitato ebraico internazionale per le consultazioni interreligiose (IJCIC). Rappresentanti ebrei e cattolici dai cinque continenti hanno preso parte alla riunione, presieduta congiuntamente dal Cardinale Kurt Koch, presidente della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, e dal Signor Martin Budd, Esq., presidente del Comitato ebraico internazionale per le consultazioni interreligiose.

Questa Conferenza è stata convocata in un momento storico significativo: il Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico si è formato quale diretta conseguenza del Concilio Vaticano II e del suo documento profondamente innovativo, Nostra Aetate, il cui cinquantesimo anniversario è stato celebrato e commemorato in ogni parte del mondo; contemporaneamente milioni di persone nel mondo, compresi i cattolici e gli ebrei in molte aree del mondo, sono poste di fronte alle sfide dei rapporti interreligiosi e interculturali.
La Polonia è stata una sede appropriata per questo incontro, in quanto essa è stata luogo di realizzazione di alcuni dei più importanti e fecondi sviluppi – dal punto di vista della cultura sia cattolica sia ebraica – ed anche, nel secolo XX, teatro di alcuni tra i più orrendi eventi della storia mondiale. I partecipanti alla riunione, e le istituzioni che essi rappresentano, sono pienamente consapevoli della tensione dinamica che tocca questi due opposti poli, e della nobile sfida che ne deriva per sviluppare oggi criteri di giudizio costruiti a partire dalle lezioni del passato. Essi sono parimenti consapevoli di quanto le dinamiche politiche contemporanee influiscono direttamente sui rapporti dei cattolici e degli ebrei in Polonia e in ogni parte del mondo.
La conferenza si è aperta con un evento pubblico al quale hanno presenziato le autorità di entrambe le comunità ebraica e cattolica, i capi civili e di governo di Varsavia e della Polonia, rappresentanti della Santa Sede, della Chiesa polacca e dello Stato d’Israele. Ciascuno dei moderatori dell’incontro, il Cardinale Kurt Koch e il Signor Martin Budd, ha illustrato sia il contesto storico sia le sfide che oggi si presentano: il Card. Koch ha sottolineato che nel corso degli anni uno dei frutti benedetti di questi incontri dell’ILC è stato lo sviluppo di una vera amicizia tra i partecipanti e di un genuino senso di collaborazione tra le comunità che essi rappresentano; M. Budd ha delineato il significato simbolico dell’incontrarsi in questo luogo – Varsavia – con la sua storia di dolore, e nel medesimo tempo a cinquant’anni dalla Dichiarazione Nostra Aetate, e delle circostanze contemporanee di sfide morali per le comunità di credenti. La serata si è conclusa con un intervento dell’Ambasciatore d’Israele in Polonia; a nome di Yad wa-Shem l’Ambasciatore ha assegnato il titolo postumo di “Giusti tra le Nazioni” a tre cattolici polacchi, per aver salvato vite ebraiche durante la Shoà, incarnando così nel modo più nobile la realizzazione dei rapporti cattolico-ebraici.
L’agenda del dialogo, che si tiene ogni due anni, ha avuto per tema L’Altro nella tradizione ebraica e cattolica: i rifugiati nel mondo di oggi. Allo scopo di fornire una base religiosa ed accademica alle discussioni successive, le sessioni si sono aperte con analisi approfondite delle fonti tradizionali che riguardano la visione de L’Altro dal punto di vista sia ebraico sia cattolico. Ciascun relatore, in conformità con il carattere accademico del suo intervento, ha riconosciuto la tensione dialettica tra universalità e particolarità entro ciascuna delle due tradizioni, sottolineando l’importanza e l’integrità morale che sono componenti essenziali per accogliere L’Altro secondo l’autocomprensione delle rispettive tradizioni. Le presentazioni, e la discussione che ne è seguita, hanno precisato che le nostre rispettive Scritture sacre ci forniscono un modello di riferimento per affrontare urgenti problemi sociali come l’odierna crisi dei rifugiati. In risposta ai comandamenti religiosi ebraici e cristiani, la conferenza ha trattato l’attuale crisi di rifugiati che tocca gran parte dell’Europa, riconoscendo le tensioni tra l’obbligo di amare lo straniero con la sua dignità in quanto creato a immagine di Dio da una parte, e dall’altra il riguardo dovuto alla sicurezza e alla preoccupazione per il cambiamento.
Anche se gli ultimi cinquant’anni hanno visto un’ampia apertura senza precedenti tra le nostre due comunità in molti luoghi, non ultimo a livello internazionale, tuttavia nei più recenti anni costatiamo l’insorgere di sviluppi problematici che ci riguardano entrambi. Dopo aver trattato il modo in cui le nostre rispettive tradizioni c’incoraggiano ad aiutare gli altri, abbiamo esaminato come le nostre due comunità attualmente si trovano nella situazione di essere “altri”. L’antisemitismo nei discorsi e nei fatti è riapparso in Europa ed altrove, mentre la persecuzione di cristiani, in misura notevole nella maggior parte del Vicino Oriente ed in parte dell’Africa, ha raggiunto livelli che non si vedevano da tempo. I partecipanti hanno sottolineato che l’antisemitismo è una realtà che assume varie forme, un pericolo non solo per gli ebrei ma anche per gli ideali democratici, e che per combatterlo sono necessari programmi educativi aggiornati e rinnovati. Essi hanno osservato che la persecuzione di cristiani ha avuto di anno in anno un incremento dal 2012 al 2015, riconoscendo l’obbligo nel rendere presente alla coscienza del mondo questo problema, e la responsabilità morale nel dar voce a coloro che non hanno voce.
I partecipanti, quale riconoscimento dell’indiscutibile storicità della Shoà e del suo significato, hanno reso visita al campo di sterminio di Treblinka. Durante la cerimonia commemorativa delle vittime, le autorità hanno affermato il loro impegno a non permettere mai che tale tragedia venga dimenticata, né a consentire che al mondo un’altra volta si compia una simile negazione della dignità di ciascun essere umano, a qualunque razza, religione o popolo appartenga. La loro visita ad una istituzione cattolica di assistenza sociale ed al Museo POLIN di storia del popolo ebraico ha posto in evidenza il ruolo importante svolto dalle comunità ebraica e cattolica nella vita polacca contemporanea. La conferenza ha messo in luce l’esperienza polacca di transizione dal comunismo, con la sua repressione, alla libertà di riflessione e di espressione della fede religiosa in una nuova società.
In continuità con il percorso dell’ILC durante 45 anni dalla sua istituzione, i rappresentanti hanno riaffermato il loro permanente impegno per un dialogo aperto e costruttivo, quale modello di comprensione interreligiosa ed interculturale nel mondo, soprattutto nei confronti delle autorità religiose delle comunità musulmane. Essi hanno parimenti riespresso il loro proposito di collaborare per affrontare i bisogni che affiorano nelle loro comunità dovunque si trovino, e per comunicare i loro messaggi trascendenti ad un mondo così profondamente bisognoso delle affermazioni genuine e premurose proposte dalle loro due tradizioni religiose.

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