giovedì 7 aprile 2016

Papa Francesco commenta il vangelo di Luca.




Nuovo tweet del Papa: "Vi incoraggio a dare testimonianza con lo stile di vita personale e comunitario: stile di gratuità, solidarietà, servizio." (7 aprile 2016)


*** (Carlo Broccardo) È appena uscito «La gioia della Misericordia. Il Vangelo di Luca letto dal Papa» (Castelvecchi, Roma, 2016, pagine 248, euro 17,50). Si tratta di un commento continuo al racconto di Luca, ricavato dai discorsi di Papa Francesco. Pubblichiamo uno stralcio dall’introduzione.
È il 13 marzo 2013 quando Jorge Bergoglio, con il nome di Francesco, appare per la prima volta alla Loggia delle benedizioni della basilica di San Pietro a Roma. Pochi secondi e ha conquistato il cuore di tutti, con quel saluto ormai famoso: «Fratelli e sorelle, buonasera!». Abbiamo appreso in fretta che questo è proprio il suo stile, il suo modo di essere se stesso: con semplicità e schiettezza.
Tornando indietro nel tempo di un paio di millenni, andiamo con l’immaginazione in una qualche cittadina dell’impero romano (nessuno sa di preciso dove e neppure quando); un uomo di grande fede e di una non minore cultura, di nome Luca, dopo aver passato alcuni anni a seguire l’apostolo Paolo nei suoi viaggi missionari, decide di sedersi a un tavolo e scrivere. Si mette a raccontare la vita di Gesù a coloro che non l’hanno mai incontrato; decide cioè di scrivere un vangelo.
Non è il primo a cimentarsi in un’opera di questo tipo; lo confessa senza paura, all’inizio del suo scritto: «Molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi» (Luca 1, 1). C’è già il Vangelo secondo Marco, scritto, ricopiato e letto nelle comunità dei credenti; forse circolano anche altri racconti, magari parziali, della vita di Gesù. Ma Luca ritiene importante scrivere ancora, dare il suo contributo, «fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi» per «scriverne un resoconto ordinato» (Luca 1, 3).
Tutti gli evangelisti ci hanno dato a grandi linee lo stesso ritratto di Gesù, evidenziando grosso modo gli stessi passaggi della sua vita e del suo insegnamento. Eppure ciascuno di loro ha saputo regalarci qualcosa di proprio; vuoi perché ha riportato tradizioni che gli altri hanno omesso (solo Luca, per esempio, racconta la famosa parabola del Buon samaritano), vuoi perché ha raccontato gli stessi avvenimenti ma con sfumature diverse. Così ogni vangelo ha accenti propri, ciascun evangelista ha dato risalto a tratti diversi dello stesso volto di Gesù.
Perché questo libro, che accosta il racconto di Luca e la predicazione di Francesco? Perché ascoltando o leggendo entrambi ci si rende conto che hanno molto in comune; di tutti e quattro gli evangelisti, quello a cui si avvicina di più il messaggio e lo stile di papa Bergoglio è proprio Luca. L’evangelista minuzioso nelle sue ricerche e il vescovo di Roma che «i fratelli cardinali sono andati a prendere quasi alla fine del mondo» provengono da due universi lontani tra di loro, dal punto di vista sia cronologico che socio-culturale; eppure hanno molto in comune, nel modo in cui parlano di Colui che è stato l’unico maestro di entrambi, Gesù.

L'Osservatore Romano

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