venerdì 8 aprile 2016

Per passare dal deserto alla Terra promessa

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1) Anteporre l’essere al non essere

L’essere è la terra su cui poggiare i piedi. Nell’immaginare l’Aldilà – nelle pagine del suo romanzo “Il Grande Divorzio” – C. S. Lewis chiama i salvati “consistenti”, coloro che lasciano orme sul suolo, mentre quelli che hanno fallito la loro avventura esistenziale vengono descritti come ombre. Possiamo sempre scegliere tra l’essere e il non essere, il bene e il male, l’impulso a costruire o quello a distruggere. Sta a noi mettere saldamente i piedi sulla terra o precipitare nel vuoto del non senso.

2) Non aver paura di ragionare

In un mondo costretto a vivere di sensazioni, ragionare è diventato un lusso. Eppure l’essere si raggiunge anche con la riflessione, con gli strumenti dell’approfondimento. Bisognerebbe tornare a leggere Platone, San Tommaso d’Aquino, maestri che guidano l’intelligenza a riconoscere il mondo interiore ed esteriore. Vivere di sensazioni vuol dire condannarsi a una progressiva cecità, procedere a tentoni, col rischio continuo di cadere in una fossa.

3) Ricordare che la vita viene da Dio

Cerchiamo la vita in tante direzioni, sempre convinti di trovarla. Siamo come topi che cadono nelle stesse trappole, che non imparano mai dall’esperienza, e ne usciamo ogni volta più ammaccati. Prima o poi dovremmo capire che la vita viene solo da Gesù: è l’unico motivo efficace per sentire il bisogno di pregare, di rivolgersi a Lui come via di scampo dal naufragio. Nuotiamo aggrappati a una trave tarlata, sul punto di sfaldarsi, mentre potremmo salire sulla barca solida e sicura della Chiesa.

4) Sviluppare una mentalità pasquale

Il Vangelo insegna che per giungere alla Terra promessa, bisogna accettare la marcia faticosa nel deserto; per trasformarsi in pianta, il seme deve spaccarsi e marcire solitario. L’universo è segnato dal nascere e morire. La veglia e il sonno, il succedersi ritmico delle stagioni, tutto testimonia di un’impronta pasquale che pervade e struttura la creazione: la fede cristiana riflette il binomio gioia-dolore, sacrificio-festa. Sottrarsi a questa legge, significa privarsi del dono di risorgere.

5) Credere all’amore che cambia

L’abitudine alla distrazione, alla trascuratezza, ci ha fatti diventare cauti, sospettosi, diffidenti. Siamo rassegnati a non essere compresi, a far parte di un branco in cui nessuno si distingue più dall’altro. È l’estremo paradosso: ci aspettiamo la vita dalle cose del mondo, ma sappiamo in partenza che ancora una volta falliremo. Diventiamo pigri, cinici, depressi. Oppure iperattivi, frenetici, nevrotici. La soluzione, tuttavia, è da un’altra parte: credere ancora all’amore, tornare al centro della nostra persona, alla presenza di Cristo, nel profondo. È Lui che ci aspetta all’uscita del deserto, la Terra promessa è nel suo abbraccio.

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