mercoledì 8 giugno 2016

Alla ricerca dell’unità



Verso il concilio ortodosso. 

Dopo la Chiesa ortodossa bulgara, anche il patriarcato di Antiochia ha annunciato che non prenderà parte al concilio panortodosso previsto a Creta dal 19 al 26 giugno prossimi. In un comunicato, il sinodo del patriarcato chiede di rinviare lo storico incontro a data da destinarsi, fino a quando cioè «non vengano ripristinate buone relazioni fra le Chiese autocefale, e non ci sia consenso sull’agenda dei lavori, nonché sul regolamento e sulle procedure da seguire». Il patriarcato di Antiochia è in contrasto con il patriarcato ortodosso di Gerusalemme per questioni legate alla giurisdizione ecclesiale sul Qatar.
Intanto, sempre a proposito dell’incontro di Creta, il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, Hilarion, ha rilasciato un’intervista al canale di informazione «Russia-24» nella quale ha ribadito che per la Chiesa ortodossa russa «è importante che il concilio divenga un fattore di unità e unanimità e che non ci siano, durante il suo svolgimento, sgradevoli sorprese». Per il metropolita, «le decisioni devono essere prese con il consenso, vale a dire all’unanimità. Ciò non significa solamente accordo fra tutti coloro che sono presenti nell’aula riguardo all’una o all’altra dichiarazione, all’uno o all’altro documento, significa che tutte le Chiese devono esprimere il loro accordo su questo. Se anche una sola Chiesa ortodossa locale è assente al concilio, ciò vuol dire che non c’è consenso».
Hilarion ha ricordato che il sinodo ortodosso russo ha proposto al patriarcato di Costantinopoli di organizzare, entro il 10 giugno, una conferenza preconciliare per tentare di risolvere tutte le varie questioni in ragione delle quali alcune Chiese locali hanno deciso di non inviare la loro delegazione a Creta. «Se tali questioni saranno risolte, il concilio avrà luogo, in caso contrario — ha detto ancora il metropolita — allora probabilmente sarà preferibile rinviarlo. La preparazione di questo concilio è durata cinquantacinque anni ma evidentemente non è ancora terminata, se alcune Chiese esprimono il loro malcontento in merito al suo svolgimento».
Il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, da parte sua, in una dichiarazione diffusa al termine di una riunione del sinodo permanente, ha espresso «sorpresa e stupore» per le posizioni e i punti di vista recentemente espressi da alcune Chiese ortodosse. Dopo averli valutati, il patriarcato «ha constatato che non sussiste alcun quadro normativo per una revisione della procedura sinodale ormai avviata». Pertanto auspica che «i primati, secondo quanto previsto dal regolamento per l’organizzazione e il funzionamento del santo e grande concilio, presentino le eventuali proposte di modifica, le correzioni e le aggiunte ai testi approvati all’unanimità dalle conferenze pre-conciliari panortodosse e dalle sinassi dei primati sui temi all’ordine del giorno, per un assestamento e una decisione finali, durante i lavori del concilio», e non prima.
In questo quadro, va registrata anche la posizione della Chiesa ortodossa di Cipro, che ieri ha diffuso una dichiarazione ufficiale nella quale espone la sua posizione. Essa, pur considerando necessario lo sviluppo dei rapporti con le Chiese e le confessioni eterodosse, «allo scopo di consentire l’unità dei cristiani nel quadro della Chiesa una e indivisibile», propone tuttavia delle correzioni al documento «Relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano». In particolare sottolinea l’importanza che «tutti i cristiani, ispirati dai principi fondamentali comuni del Vangelo, tentino di dare una risposta unanime ai problemi che ci pone il mondo contemporaneo». Sulla stessa linea è il patriarca di Romania, Daniel. Durante i lavori del sinodo, in gran parte dedicati all’incontro di Creta, ha sottolineato il dovere di «essere responsabili, perché l’unità della fede è importante. È per questo che il clero parrocchiale e monastico e i fedeli sono sollecitati a pregare, a stare insieme in uno spirito conciliare, in quanto il consenso della Chiesa nell’ambito di un concilio e nella sua pienezza rappresenta l’espressione dell’unità e la comunione della fede». Daniel ha parlato di un «dovere morale di testimoniare insieme l’unità della fede nella Chiesa, anche a livello panortodosso. Dobbiamo esprimere l’unità, ma anche la corresponsabilità. L’ortodossia è conciliare, a livello locale, nazionale e panortodosso» e il concilio è «l’istituzione che ha la responsabilità più grande per custodire la vera fede ed esperienza in Cristo, nonché l’organizzazione pastorale a ogni livello».

L'Osservatore Romano

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