mercoledì 8 giugno 2016

Il cardinale "pieno di ossessioni"

Hieronymus Bosch - Triptych of Garden of Earthly Delights

di Federico Cenci
E' polemica in Spagna. L’arcivescovo di Valencia, il card. Antonio Cañizares Llovera, è finito nell’occhio del ciclone per essersi opposto a una legge della Comunidad Valenciana, il governo della regione autonoma di Valencia.
La norma in questione, qualora venisse approvata, obbligherebbe gli alunni anche piccoli delle scuole a partecipare a corsi d’educazione sessuale. Tra gli aspetti più preoccupanti di questa misura – che si pone in linea di continuità con altre già approvate a Madrid, Extremadura, Baleari e Murcia – il fatto che i minorenni potranno essere “accompagnati” verso un riconoscimento soggettivo della propria sessualità potendo persino decidere di cambiare sesso, chirurgicamente, senza il consenso dei genitori.
Il porporato ha parlato di “impero gay” che ha cagionato una legge di tal risma, definita “ingiusta e basata sull’ideologia di genere, la più insidiosa e distruttiva dell’umanità e di tutta la storia”. Inoltre Cañizares, rispolverando l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino a resistere a una legge ingiusta, ha fatto appello all’obiezione di coscienza.
Cara è costata a Cañizares la fedeltà al magistero della Chiesa cattolica. Il “piccolo Ratzinger”, come era soprannominato in passato il cardinale spagnolo per via della consonanza teologico-culturale con il Papa emerito, ha ricevuto due denunce. Una dal collettivo lgbt Lambda e un’altra dalla Red Española de Ayuda al Refugiado, la quale, evidentemente, oltre all’accoglienza degli immigrati, ha a cuore anche la censura delle voci contrarie al pensiero dominante.
Gogna pubblica per Cañizares anche da parte di organi d’informazione progressisti e forze politiche. Ximo Puig, presidente della Comunidad Valenciana, lo ha accusato di aver “fomentato l’odio tra persone”, mentre Juan Carlos Monedero, ideologo del partito di estrema sinistra Podemos, è arrivato a definire Cañizares “pieno di ossessioni” che “danneggiano e limitano” la democrazia.
Sull’altro piatto della bilancia, le uniche attestazioni di solidarietà e di gratitudine per “il suo coraggio contro la dittatura del pensiero unico” gli sono giunte da laici cristiani, dalla Federazione cattolica delle associazioni dei genitori di Valencia.
Un successore degli apostoli viene schernito, imbavagliato, intimidito e denunciato presso le autorità competenti per aver svolto il suo ministero esprimendo un’opinione basata sull’insegnamento della Chiesa. Sembra la cronaca di un regime totalitario del secolo scorso. E invece è la realtà dei fatti nell’Occidente contemporaneo, nella democratica Spagna.
Un evento di questo tipo sembra soffocare le speranze di quanti, al termine della seconda guerra mondiale, prevedevano il crollo delle ideologie politiche che avevano funestato l’Europa, con visioni distorte, finalizzate a sacrificare l’individuo sull’altare di uno Stato totalitario.
Ridotta a caricatura la nostalgia dei totalitarismi novecenteschi, crollato il paradigma destra-sinistra, si va affermando tuttavia una nuova ideologia slegata dalla realtà. Si tratta dell’ideologia gender, una vera e propria rivoluzione antropologica che pretende di ridefinire le persone a seconda delle proprie preferenze affettivo-erotiche, nonché di rendere l’identità sessuale un elemento prettamente culturale e non più biologico.
Questa nuova ideologia, che si insedia tra le cattedre universitarie e sugli scranni dei parlamenti, non fa (ancora) brandire ai suoi seguaci le baionette. Ciò nonostante, adotta metodi che richiamano totalitarismi che sembravano ormai superati e crea una saldatura tra marxismo e capitalismo.
Di qui la scelta della dott.ssa Chiara Atzori, medico specialista in infettivologia presso un ospedale milanese e proficua scrittrice, di parlare nel titolo del suo ultimo libro di Gendercrazia, nuova utopia. Uomo e donna al bivio tra relazione o disintegrazione (ed. Sugarco, 2015).
La Atzori lancia l’allarme prima ancora del “caso Cañizares”, ma a seguito di tante altre, ormai consuete lapidazioni mediatiche analoghe a quella subita dall’Arcivescovo di Valencia. Spiega nell’introduzione del volume che, attraverso l’uso di una vera e propria neo-lingua e delle moderne tecnologie mediatiche, il gender sta condizionando il pensiero e le abitudini di vita delle persone ad ogni latitudine, “con una strisciante e progressiva perdita di libertà di pensiero” che si traduce in “repressione sanzionatoria” verso i dissidenti.
Il bavaglio al card. Cañizares è un esempio. A cui si può purtroppo supporre che ne seguiranno degli altri. Il saggio della dott.ssa Atzori aiuta a mantenere desta l’attenzione su questo tema. Riavvolgendo il nastro della storia, risale alle radici dell’ideologia gender, per smascherarla nella sua “inconsistenza scientifica e affabulatoria”.
Un libro come questo serve a spazzar via stereotipi e false istanze di diritti. Quanti lo leggeranno assumeranno gli anticorpi necessari per non lasciarsi anestetizzare da questo nuovo delirio di onnipotenza individualista che vuole ridisegnare la natura umana. Ma la vittoria del buon senso sul gender, almeno in questa fase, passa inevitabilmente anche per una scelta di coraggio. Quello stesso dimostrato dal card. Cañizares.
Zenit

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