sabato 4 giugno 2016

Il cuore che non ha mai smesso di battere



di Federico Cenci
In un mondo in cui tutti sembrano avere lo sguardo rivolto soltanto a terra, è da salutare con gioia chi cerca di far alzare gli occhi al cielo. Specialmente in ambito cattolico, dove troppo spesso il pragmatismo e l’attivismo prendono il sopravvento sulla spiritualità e la contemplazione.
Il cuore che non ha mai smesso di battere. Perché la Madonna non è morta” (Edizioni Cantagalli) di Federico Catani – giornalista, scrittore e insegnante di religione – e mons. Florian Kolfhaus – Officiale presso la Segreteria di Stato vaticana – vuole proprio innalzare gli animi alle “cose ultime”. E lo fa riferendosi alla più alta creatura di Dio, la Beata Vergine Maria.
I due autori affrontano la questione della fine della vita terrena della Madonna. Tema su cui il dibattito teologico è ancora aperto. Quando nel 1950 Pio XII proclamò il dogma dell’Assunzione, infatti, scelse deliberatamente di non pronunciarsi in merito alla morte o non morte della Madre di Dio. Eppure alcuni suoi gesti sembrano far ragionevolmente pensare che propendesse per la cosiddetta tesi immortalista.
Il libro riporta alcuni dati. Nel formulario della Messa del 15 agosto, ad esempio, Papa Pacelli fece togliere ogni riferimento alla morte della Madonna. C’è poi la rivelazione privata avuta dal bambino francese Gilles Bouhours, che si confidò col Papa: Maria Santissima stessa gli rivelò che era stata assunta in corpo ed anima al cielo senza morire (tradizionalmente, peraltro, si è sempre parlato di Dormitio Virginis, cioè di “dormizione” e non di morte).
I due autori riportano pure quanto accaduto recentemente al sacerdote Francesco Bamonte. Durante un esorcismo da lui praticato proprio il 15 agosto, il demonio ha inveito contro la Madonna, perché il suo profumo gli era insopportabile: “Quel profumo – ha detto il diavolo – proviene dall’anima e dal corpo di Lei. La sua anima non ha mai lasciato il corpo, la vostra lo farà, la sua non l’ha mai fatto. Da quando quell’anima è entrata in quel corpo non l’ha mai lasciato e con quel corpo è stata assunta. Lei e solo Lei, solo Lei, Lei per prima, dopo suo Figlio. Suo Figlio è morto ma s’è portato via il corpo, così come ha fatto Lei. Lei però non ha avuto bisogno neanche di morire”.
A livello teologico, inoltre, la tesi immortalista può reggersi su solide basi, come dimostrato, tra gli altri, da un insigne mariologo quale il padre Gabriele Roschini divenuto sostenitore della non-morte della Beata Vergine Maria soprattutto dopo la proclamazione del dogma dell’Assunzione.
Senza entrare troppo nel dettaglio, basti ricordare che se è vero, come è vero, che la Madonna è Immacolata, ossia concepita senza peccato originale, allora non ha dovuto subire le conseguenze della colpa di Adamo ed Eva, tra le quali, appunto, la morte. In fondo, la fede ci dice che Maria è stata esentata dai dolori del parto e dalla concupiscenza. Perché mai avrebbe dovuto patire la morte? Il passaggio al Cielo sarebbe dunque avvenuto dolcemente, senza che l’anima si sia mai separata dal corpo. Probabilmente si è trattato di un’estasi d’amore talmente sublime da far credere che la Madonna fosse deceduta (gli autori rammentano che un episodio simile capitò a Santa Teresa d’Avila, che però si svegliò dall’estasi, ma le consorelle l’avevano creduta morta).
È bello pensare che almeno una creatura, redenta previamente e perfettissimamente dal suo stesso Figlio Gesù, abbia avuto la sorte che Dio aveva previsto per tutta l’umanità se questa non avesse peccato. La morte, come afferma la Scrittura, è entrata nel mondo a causa del peccato. Se i nostri Progenitori non avessero commesso la colpa originaria, il passaggio da questa terra al Cielo sarebbe stato indolore, senza l’innaturale separazione dell’anima dal corpo.
Inoltre, nella Munificentissimus Deus, Pio XII scrive che Maria non poteva conoscere la corruzione del corpo, e infatti aveva conservato sempre intatta la propria verginità. Ma la morte, come osservano i due autori, consiste nella separazione dell’anima dal corpo e quindi è la corruzione fondamentale. Il cadavere, ovvero il corpo inanimato, infatti, è solo un composto di sostanze organiche e non può più essere considerato un corpo “umano”, proprio perché è privo dell’anima, che ne costituisce non solo il principio vitale, ma anche la forma sostanziale, ossia lo costituisce intrinsecamente.
Dal punto di vista filosofico la putrefazione non ha grande importanza, perché per l’appunto la corruzione in senso proprio si ha già con il decesso. E allora come conciliare il testo della Costituzione apostolica con la tesi mortalista? E perché Dio avrebbe preservato la verginità di Maria nel parto e avrebbe invece violato l’incorruttibilità del suo corpo con la morte?
A queste domande si potrebbe rispondere che Gesù stesso è morto, sperimentando dunque tale corruzione. Giusto. Ma c’è una grande differenza tra Lui e sua Madre. Infatti, pur morendo, il corpo di Cristo è sempre rimasto unito alla Persona del Verbo, quindi non era diverso rispetto al corpo vivo, in virtù dell’unione ipostatica. Maria invece è una creatura e il suo corpo morto sarebbe stato, per così dire, un’altra realtà, anche nel caso in cui fosse rimasto esteriormente incorrotto.
Questi alcuni spunti presi dal libro, dettato da un sano massimalismo. Parlare dei privilegi di Maria Santissima non la allontana da noi, ma ci aiuta a comprendere meglio la sua grandezza e il ruolo tutto speciale che ha avuto e ancora riveste nell’economia della salvezza.
Parlare di come è terminata la sua esistenza su questa terra non è inutile speculazione, per addetti ai lavori. Si tratta piuttosto di una ricerca affascinante dettata dall’amore per la Madonna: quando si ama una persona, si vuol sapere tutto di lei. E ancora di più si vuol conoscere il momento supremo e decisivo di ogni vita, ossia quello della fine.

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