lunedì 13 giugno 2016

Indicazioni pastorali di un esorcista.




SILVIA LUCCHETTI/ALETEIA

“Cosa fare con questi diavoli?” (Àncora editrice) di don Raul Salvucci è un manuale corposo e ben strutturato sulmondo dell’occulto. Oggi si sente parlare con frequenza dimistero, di disturbi di carattere spiriticomali oscurimanifestazioni malefiche.
Nel testo l’autore illustra le radici di questi fenomeni e spiega le motivazioni che hanno condotto al loro rapido aumento:
«Ci sono dunque due mondi opposti: quello del bene e quello del male; due imperi, rispettivamente sotto il dominio di Cristo e di satana. Anche gli uomini, secondo il linguaggio evangelico, si dividono in «figli della luce o figli delle tenebre» secondo che vivano sotto l’influenza della luce di Cristo o delle tenebre di satana. In questa lotta tra la luce, simbolo dell’amore di Dio per l’uomo, e le tenebre, simbolo dell’odio di satana per l’uomo, non vi è la «terra di nessuno». Tutto il mondo è avvolto nella realtà di questa situazione: si è nella luce o nelle tenebre. (…) Dal dopoguerra ad oggi, in meno di mezzo secolo, la religiosità della nostra comunità è diminuita con una imprevedibile rapidità: nella visione della vita e nella pratica religiosa. (…) Perciò, per quanto è diminuita la religiosità negli ultimi decenni, di altrettanto si è esteso il regno di satana».
Nell’immaginario collettivo si crede che un sacerdote si orienti a diventare esorcista all’inizio della sua vocazione, sulla base di qualità speciali e straordinarie ma, come racconta don Raul Salvucci declinando il suo percorso personale, si diviene esorcisti poco a poco, attraverso esperienze concrete oltre a tante e difficili prove.
“«(…) La sera del 10 novembre 1975, verso le ore ventuno, ero rincasato da poco nella casa parrocchiale, dopo aver cenato fuori, e mi trovavo solo in casa. Suonò il campanello, domandai chi è e mi si rispose: «Siamo due signore e vogliamo parlarle». Aprii la porta, e le attesi sul pianerottolo; mentre salivano le scale, una delle due cominciò a trasformarsi sul volto in modo impressionante, a gesticolare, a gridare. Vidi così il primo caso di ossessione. Ero impressionato e sconvolto. Aiutato dall’altra, portammo la signora su di una poltrona del salotto, chiesi qualche spiegazione all’accompagnatrice, che si chiamava Teresa, e poi cominciai l’esorcismo. Ma la paura e l’impreparazione erano veramente tante. L’altro, l’invisibile, se ne accorse benissimo, e continuò a ridermi in faccia, dicendo: «Poveretto, come si sforza, ce la mette tutta!», e poi aggiunse: «Ma tanto tu a me non fai niente». Mi ritrovai un po’ di coraggio e gli risposi: «Io non ti faccio niente, ma è Cristo che ti ordina di andartene attraverso il mio ministero». Fu allora che pronunciò una espressione che ha segnato tutta la mia vita. Con voce fredda e metallica, con grande sicurezza mi rispose: «CRISTO HA IL SUO REGNO, IO HO IL MIO REGNO. CRISTO DOMINA NEL SUO, IO DOMINO NEL MIO». Dopo un paio di ore riuscii a liberarla. Tornata normale, la donna domandò: «Dove mi trovo? Che ora è?». Le domandai se ricordava qualcosa e mi disse: «Mi ricordo solo che quando in cima alle scale ti ho visto da vicino mi sembravi mostruoso e poi non ricordo altro»”.
Dopo questo primo incontro con il demonio, il sacerdote si imbatte in un altro caso di possessione, caratterizzato da una incredibile “coincidenza”, che lo costringe a cominciare a chiedersi se il Signore vuole orientarlo verso il servizio dell’esorcismo, a cui egli tenta inizialmente di sottrarsi.
«(…) Circa due mesi dopo quell’incontro, una telefonata mi chiamò ad accorrere immediatamente in un vicolo della parte vecchia della mia città: mi dissero che c’era una donna indemoniata, che parlava lingue sconosciute e non riuscivano a tenerla in più persone. Mi tornò la paura, non sapevo cosa fare. Pregai un po’ poi presi la macchina e andai. Entrai nella casa indicatami, era una povera abitazione. Mi vennero incontro alcune persone e mi dissero: «L’ha lasciata cinque minuti fa. Ha detto: “Ora me ne debbo andare via perché sta arrivando il sacerdote”». Il Signore fu stupendo con me, come col profeta Giona, perché dissi subito dentro di me: «Se è scappato lui perché arrivo io, tutta questa paura non è poi giustificata». Poi mi accompagnarono dentro la camera. Nel letto giaceva la donna pallida e sfinita; ci guardammo e ci riconoscemmo subito. Era Teresa, l’accompagnatrice della prima ossessa. Così ebbe inizio la mia esperienza. Dopo questi fatti cominciai ad essere attaccato in modo diffuso e a volte violento dalle forze del male, soprattutto la notte. Iniziò un durissimo noviziato che si è protratto per anni; pregavo in continuazione per non avere a che fare con queste cose».
L’autore, dopo aver ripercorso l’emozionante momento in cui giunge alla certezza di quanto il Signore gli chiede di affrontare, ci rivela qual è il rischio che l’esorcista corre e il prezzo che paga in questa sua lotta contro il Male.
 «Lasciamo perdere la morte; è certo che nelle intenzioni di ogni buon diavolo c’è anche quella di far sparire fisicamente l’esorcista. Se però l’esorcista non è volontariamente imprudente, ma lavora in unione con la Chiesa, questo non può accadere. La sofferenza invece è indispensabile per questo ministero. Per capirci bene bisogna ricorrere al principio della fisica, che dice: «Ad ogni azione corrisponde una reazione di pari entità». Più è forte, più è radicata nel tempo la presenza di satana in una persona, più intensa è la reazione con cui satana attacca l’esorcista. Io ho avuto lo strano carisma, che donerei volentieri a qualche altro, di una grande sensibilità e recettività delle presenze negative. (…) Ci sono delle ore in cui il mio corpo, internamente, dalla testa ai piedi, sembra essere un laboratorio di forze invisibili. Poi viene rivolto anche su tutti i fronti: sugli affetti, sugli affari, nel lavoro, nei rapporti coi superiori, nella guida della macchina, negli oggetti che non funzionano mai, e chi ne ha più ne metta. Riesce a muovere insieme un’infinità inimmaginabile di concause, cioè di cause che concorrono insieme, fino a darti il senso della distruzione totale e di una potenza che non puoi superare».
Viene spontaneo chiedersi a questo punto come – di fronte alla subdola potenza del Male – quest’uomo che come sacerdote ed esorcista lo combatte, possa difendersi e non essere travolto dagli attacchi del demonio.
 «La vera difesa si trova solo nella preghiera. Bisogna pregare tante ore al giorno e con tanta metodicità; dico a volte che sono come una persona in dialisi: se non si è precisi negli orari della cura, si rischia il coma. Non posso neppure per mezza giornata venir meno al tempo da dedicare alla preghiera: mi assale un qualcosa che sembra mi distrugga; se è necessario salto un pasto, ma non la preghiera; se viaggio in macchina da solo, mi debbo fermare per pregare. (…) Ora vi rivelo l’esorcismo che usa un esorcista per se stesso. Quando mi sento fortemente attaccato da satana, mi metto immobile in adorazione dinanzi a Gesù Eucaristia, finché non se ne va via».
Molti oggi si domandano, come riporta l’autore nel testo, se sia la Chiesa che ha interesse a stimolare questi discorsi sul maligno per orientare i credenti verso il ritorno alle realtà spirituali e invisibili, oppure se sia effettivamente più viva la presenza del diavolo nella società odierna.
 «No, proprio no! Non è la Chiesa! (…) Sono convinto che in effetti satana stia irrompendo con eccezionale violenza nel contesto della nostra vita. Credo che la mia esperienza, ormai lunga e abbastanza impegnata, possa essere comunicata alla comunità ecclesiale perché non si vergogni più di prenderne atto e passi al doveroso contrattacco contro le forze del male».
Perché oggi vi è tanta riluttanza, anche fra sacerdoti e fedeli, a credere nell’esistenza del demonio e nella sua oscura opera distruttrice?
«(…) Le false sicurezze sull’argomento di cui sto per parlare, si nascondono dietro tre scudi: «È roba da medioevo», «Ma che sono queste cretinate?», «A queste cose io non ci ho mai creduto». L’esposizione che fa il libro è chiara, documentata e preparata a lungo. Può succedere che sia in grado di far crollare i tre scudi di protezione e che qualcuno perda la beatitudine dell’ignoranza vissuta fino a oggi su questa materia. Poiché la mia vita è una missione di amore, penso sia bene avvertire il lettore. Potrebbe perdere la beatitudine di una falsa sicurezza»

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