giovedì 9 giugno 2016

Opuscolo LGBT: Gesù, l’evangelista Giovanni e il re Davide erano omosessuali

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di Francisco Vêneto (aleteia)
Nella maggior parte dei Paesi occidentali, la legge dichiara che esprimersi in difesa delle pratiche omosessuali è un diritto di qualsiasi persona, nell’esercizio della sua libertà di pensiero e di espressione.
Per onestà intellettuale, però, è opportuno aggiungere che spetta a ogni persona presentare argomentazioni solide per difendere il proprio punto di vista: una cosa è infatti il diritto di esprimersi, un’altra è il diritto altrui di non prendere sul serio chi non sostiene in modo ragionevole le cose che afferma.
Non mancano infatti dicerie, a favore o contro qualsiasi argomento, che usano codardamente come scudo la libertà d’espressione, come se questa esentasse le persone dalla necessità di basare a livello razionale le proprie dichiarazioni e le autorizzasse persino a diffamare, calunniare o semplicemente a mentire.
Ad ogni modo, se la legge civile vuole essere coerente con se stessa, anche esprimersi in modo critico riguardo alle pratiche omosessuali è un diritto di ogni persona, nell’esercizio della sua libertà di pensiero e di espressione – anche se il “politicamente corretto” nega, censura e a volte punisce queste espressioni, confondendo la libera opinione su un tema con il crimine della discriminazione oggettiva nei confronti di una persona.
Ovviamente ogni persona che desidera criticare qualsiasi altra pratica ha lo stesso diritto di farlo, si tratti di celibato, sesso libero, verginità, promiscuità, eterosessualità, bisessualità, matrimonio, divorzio, poligamia, fedeltà, incesto, pedofilia, zoofilia…
Tutto quello che l’essere umano fa è passibile di essere commentato, messo in discussione, lodato o criticato. Anche in questo caso, la qualità delle argomentazioni a favore o contro qualsiasi cosa spetta a chi commenta. Non è perché esiste la libertà d’espressione che qualsiasi cosa che dice qualcuno debba meritare automaticamente un consenso generalizzato.
Il fatto è che esistono argomentazioni solide e argomentazioni deboli a favore e contro qualsiasi argomento. Chi afferma che Dio esiste, ad esempio, saprà, se è intellettualmente onesto, che alcune argomentazioni in difesa dell’esistenza di Dio non sono valide in termini logici. Allo stesso modo, l’ateo intellettualmente onesto dovrà sapere che anche certe argomentazioni in difesa dell’inesistenza di Dio non sono valide in una logica rigorosa. Alla persona intellettualmente seria, quindi, non basta argomentare qualsiasi cosa solo perché questo “qualsiasi cosa” sembra favorevole alle sue opinioni. Un’argomentazione sciocca può essere un grande svantaggio, anche se presumibilmente sta difendendo una verità. Chi pretende di essere preso sul serio e di promuovere un dialogo serio deve saper distinguere tra argomentazioni valide e mere sciocchezze che non apportano alcun contributo a un’intesa ragionevole tra esseri umani sensati.
Fatte queste considerazioni, forse possiamo entrare con un po’ più di discernimento nella discussione del caso presentato dal titolo di questo articolo: quello di alcuni attivisti della cosiddetta agenda LGBT che fanno appello ad affermazioni bizzarre sulla presunta omosessualità di Gesù Cristo, dell’apostolo ed evangelista San Giovanni e del re Davide.
Questi attivisti osservano correttamente che il Messia ha dato un esempio di tolleranza e accoglienza condividendo i pasti con prostitute, peccatori e pubblicani.

Fin qui stiamo parlando di fatti documentati dai Vangeli. Questi stessi attivisti, senza presentare alcuna base oggettiva, affermano anche che Gesù Cristo si è mostrato “particolarmente aperto all’omosocievolezza rivelando un’affettuosa predilezione per l’evangelista Giovanni”. Questa affermazione appare in un opuscolo intitolato “Quello che ogni cristiano deve sapere sull’omosessualità”, diffuso fin dagli anni Novanta e già affrontato da monsignor Estêvão Bettencourt, osb, nella sua rivista apologeticaPergunte e Responderemos (numero 389, anno 1994, pag. 475). Questa interpretazione soggettiva e tendenziosa del rapporto tra Gesù e San Giovanni Evangelista continua a rinvenirsi in vari forum, articoli, blog e commenti sulle reti sociali.
Per monsignor Bettencourt, l’affermazione circa l’“omosocievolezza di Gesù” è “irriverente e blasfema”. Nella sua risposta sulla pubblicazione menzionata, il teologo benedettino osserva che Gesù ebbe discepoli maschi perché gli uomini erano considerati indicati a portare avanti la storia dei dodici patriarchi dell’Antico Testamento: la Chiesa è stata fondata sui dodici apostoli (cfr. Ap 21, 14), che rappresentavano le dodici tribù di Israele, ciascuna delle quali guidata da uno dei figli di Giacobbe. Del resto, la relazione di Gesù con le persone di entrambi i sessi è descritta nei Vangeli come un rapporto del Maestro con i suoi seguaci, dell’Amico con gli amici, di Dio con le sue creature amate, del Salvatore con i peccatori, senza alcuna menzione a rapporti amorosi o a contesti erotici. È vero che non c’è neanche alcuna menzione all’inesistenza di questi rapporti, il che viene usato come scusa per le innumerevoli tesi, ad esempio, sulla relazione tra Gesù e Maria Maddalena, ma si tratta di speculazioni che non sono basate su alcuna testimonianza storica. Se è già gratuito e infondato dedurre che Gesù abbia avuto una relazione amorosa con Maria Maddalena, insinuare che abbia avuto un rapporto “omoaffettivo” con San Giovanni Evangelista è almeno altrettanto gratuito e infondato. E non c’è neanche bisogno di entrare nei meriti teologici per contestare queste gratuità: dal punto di vista storico, non c’è alcuna base per questo tipo di speculazioni.
Affermazioni simili riguardano anche il re Davide, come si legge nello stesso opuscolo: “Se l’omosessualità fosse una pratica tanto condannabile, come giustificare l’indiscutibile relazione omosessuale esistente tra il re Davide e Gionata? Ecco la dichiarazione del salmista per il suo amato: ‘L’angoscia mi stringe per te, fratello mio Giònata! Tu mi eri molto caro; la tua amicizia era per me preziosa più che amore di donna‘ (2 Sam 1, 26)… Negare l’amore omosessuale tra questi due importanti personaggi biblici è negare l’evidenza dei fatti”.
Attenzione all’uso intellettualmente disonesto di definizioni come “indiscutibile” e “evidenza dei fatti” per forzare la presunta validità di un’argomentazione che, in realtà, è perfettamente discutibile e non presenta alcuna prova.
L’interpretazione gay del testo biblico è priva di fondamento. Quello che sottolinea la narrazione biblica è che tra Davide e Gionata c’è stata l’amicizia di due grandi compagni di lotta: Davide era perseguitato, e Gionata era il suo protettore. Oltre a questo, il testo biblico è molto chiaro quando riferisce che Davide ha avuto molte donne, come in 2 Sam 5, 13-16: “Davide prese ancora concubine e mogli di Gerusalemme, dopo il suo arrivo da Ebron: queste generarono a Davide altri figli e figlie. I figli che gli nacquero in Gerusalemme si chiamano Sammùa, Sobàb, Natan e Salomone; Ibcàr, Elisùa, Nèfeg, Iafìa; Elisamà, Eliadà ed Elifèlet”. Anche il passo di 2 Sam 16, 21 segg. parla ripetutamente delle concubine di Davide.
Come se ciò non bastasse, è emblematico lo scandalo (e il grande peccato) in cui venne coinvolto Davide quando si impossessò di Betsabea,
la moglie del generale Uria: il re arrivò a uccidere Uria, esponendolo di proposito durante una battaglia agli attacchi del nemico (cfr. 2 Sam 11, 2-17). Il testo sacro dà a intendere che Davide si innamorò di quella donna sposata ed ebbe da lei un figlio che morì e un altro che divenne re Salomone. È questo il tipo di comportamento sessuale che caratterizza un omosessuale?
Che questo tipo di ipotesi gratuite faccia parte del cosiddetto “diritto alla libertà d’espressione” è già discutibile in sé, perché è ben poco inconfutabile il presunto “diritto” di chiunque di compiere affermazioni false su qualcuno, anche se è morto già da molti secoli. Una calunnia resta sempre una calunnia (e ogni calunnia dice più sul calunniatore che sul calunniato).
Ben meno discutibile dovrebbe essere il dovere alla serietà intellettuale, che smaschera la fragilità e la disonestà di questo tipo di pettegolezzi. Il dibattito serio sui diritti di pensiero, espressione e libertà individuali ha solo da perdere con affermazioni di questo (basso) livello.
Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti

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