sabato 11 giugno 2016

Per partire in missione l'alfabeto del cuore.




Víctor Manuel Fernández: "I missionari sanno l'alfabeto del cuore"
Avvenire

(Lucia Capuzzi) «Continuare a tirare avanti non è durare, non è esistere. Così non si onora la vita! ». Che cosa hanno a che fare le strofe del celebre tango di Eladia Blázquez con la Chiesa missionaria sognata da papa Francesco? Apparentemente niente. Ma, in realtà, molto. A patto di uscire dall' icona- prigione in cui spesso si cerca di rinchiudere il missionario: un personaggio lontano e stravagante, a volte predicatore moralista, altre asceta esaltato. Per teologo Víctor Manuel Fernández, niente è più lontano dall' autentico annuncio evangelico. Secondo l' arcivescovo e rettore della Pontificia Università Cattolica argentina, tra i più stretti collaboratori del Pontefice, il cuore del servizio missionario consiste (come recita il tango) nell''onorare la vita'.Comprenderla, dunque, nella sua pienezza e comunicarla agli altri. «Annunciare il Vangelo significa aiutare gli uomini e le donne di oggi a scoprire ciò che davvero vale la pena, affinché sappiano dire di no a chi li vuole schiavizzare, ingannare o approfittarsi di loro, affinché si liberino da questa macchina infernale che li intorpidisce e impedisce loro di svilupparsi appieno», scrive l' arcivescovo argentino in Uscire per annunciare. Come papa Francesco ci spinge alla missione, appena pubblicato da Emi. Il saggio si propone di commentare e ampliare l' ultimo capitolo dell' Evangelii Gaudium, dedicato agli 'Evangelizzatori con Spirito'. Dosando abilmente la lucidità del biblista e la delicatezza del poeta, Fernández tratteggia un identikit del missionario, al contempo, lirico e concreto. Con tono appassionato e appassionante - lo stesso impiegato in Dar da mangiare, dar da bere e Il progetto di Francesco (entrambi editi da Emi) -, lo descrive come un «liberatore di schiavi», un «discepolo» innamorato «del Regno», un mistico «dell' incontro con Gesù nell' altro». «I missionari - afferma - sono queste persone che hanno un cuore largo, vasto e non si preoccupano soltanto della conversione di individui. Desiderano che il Regno del Signore trasfiguri la terra intera. Per questo, nulla in questo mondo è per loro indifferente ». Con tanto fervore non si corre il rischio di proselitismo? «Il proselitismo è incompatibile con la missione, poiché la fede autentica richiede sempre un' accettazione libera. Il missionario seduce, attrae, offre un banchetto, suona una musica. Quando riesce a toccare le fibre più intime dell' animo, il cuore si apre, senza alcuna imposizione. Un buon missionario, inoltre, sa rispettare i tempi di Dio. Non smette di annunciare, attende, però, con pazienza il miracolo di un cuore che si apre al Signore». La prospettiva di Francesco che novità offre rispetto alla missione? «Il Papa pone un forte accento sul 'kerygma' (l' annuncio essenziale del messaggio cristiano), secondo lo schema della missione ad gentes. Non si tratta, dunque, di tenere una catechesi o spiegare una dottrina, bensì di cominciare da quel fondamento che fa innamorare e cambia il cuore: 'La bellezza dell' amore salvifico di Dio, manifestato in Gesù Cristo morto e risorto' (Eg 36). L' annuncio, allora, diventa personale: 'Gesù Cristo ti ama, ha dato la vita per salvarti, e ora è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, darti forza, liberarti' (Eg 164). Francesco, inoltre e questo è un ulteriore elemento di novità, ci chiede che questo messaggio trasformi tutte le strutture della Chiesa, incluse le parrocchie». Quali sono le principali caratteristiche di un buon missionario? «L' amore appassionato per Gesù e un medesimo amore appassionato per la gente. Chi conosce Cristo o sa spiegare le verità dottrinali della fede, ma ha lasciato spegnere il suo amore per il Signore, non può essere un buon missionario. Né può esserlo chi non ama il popolo di Dio e ognuna delle persone concrete a cui annuncia». E i peggiori difetti? «Ci sono cattolici che disprezzano gli altri e, spesso, li trattano da 'ignoranti', 'persone prive di formazione', 'peccatori', 'adulteri'. Chi si comporta così non evangelizza, bensì spaventa. Tali individui si trovano a loro agio in piccoli circoli di 'pari' che la pensano come loro. Non sono buoni missionari neppure quanti sono troppo gelosi del loro tempo e preoccupati dei propri impegni. In questo caso, svolgono la missione con il 'contagocce', senza slancio. Un cuore missionario è l' esatto contrario: è ansioso di liberarsi dagli impegni per dedicarsi all' annuncio. In esso incontra gioia e autentico riposo». Il missionario 'esce' per annunciare. Papa Francesco ci esorta ad andare verso le periferie. Che cosa significa? «La parola 'periferia' è ormai molto usata, spesso senza comprenderla appieno. Essa è, invece, fondamentale perché costituisce l' essenza dell' impegno missionario. Nell' accezione bergogliana, 'periferia' si riferisce a 'quanti non sono dentro'. Cioè coloro che 'non conoscono Gesù o lo hanno sempre rifiutato' o quanti 'non hanno un' appartenenza cordiale alla Chiesa e non sperimentano più la consolazione della fede' (Eg 14). Si tratta, dunque, delle persone che, per diverse ragioni, non si sentono parte della comunità cristiana o non vivono la gioia della fede, sebbene si dichiarino credenti. Loro sono le periferie, anche se abitano in pieno centro. Periferia, però, può anche avere un significato geografico: sono quei luoghi dove non arriva nemmeno l' autobus e in cui la Chiesa si manifesta con una certa lentezza. Il missionario va verso ogni periferia: sia il collega di lavoro sfiduciato sia i dimenticati delle baraccopoli». Che relazione c' è tra missione e misericordia? «Sono inseparabili. Il cuore del Vangelo, il kerygma annunciato dal missionario, non esige niente, è un dono senza condizioni. Per questo, accetta l' altro come è, non lo giudica, ne desidera il bene e la felicità. Verrà il momento di aiutare la persona a crescere, a superare i propri limiti, a rispondere meglio al Vangelo. Ci penseranno i catechisti, i sacerdoti, i formatori. La prima urgenza del servizio missionario è avvicinare l' altro a Gesù, fargli sperimentare il suo amore che salva, senza condizioni, giudizi o complicazioni».

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