venerdì 22 luglio 2016

Madre Teresa di Calcutta. Inedito.



Avvenire
«Quando conosceremo veramente i piccoli e i deboli, potremo sperimentare la speranza che sanno donare». Il discorso che la Missionaria della carità tenne ai giovani nel suo primo viaggio a Milano, nel 1973 I poveri sono la nostra gioia Sono riconoscente a Dio di avermi dato questa possibilità di ringraziare ognuno di voi e l' intera città di Milano per quell' amore e quella premura che avete dimostrato attraverso tutti quei missionari che da qui sono venuti ad aiutare la nostra gente in India. Sono molti i missionari di Milano che hanno consacrato e dedicato le loro vite al servizio dei loro fratelli in India e in altre parti del mondo. 
Le mie suore, le Missionarie della Carità, e così pure i Fratelli Missionari della Carità, hanno offerto le loro vite per portare ai poveri l'amore di Cristo - un amore che si esprime mediante il loro servizio - e per dimostrare loro che Dio li ama. La vita vissuta dalle nostre suore e dai nostri fratelli è il frutto di quell'unione con Dio che nasce dalla preghiera e dalla fedeltà ai voti che hanno professato. La nostra attività, il nostro lavoro, il nostro servizio ai poveri non sono che l'espressione concreta del nostro amore per Dio. Nell'intento di portare un po' di sollievo alla vita dei poveri, noi scegliamo liberamente di essere poveri come loro, in modo da poter comprendere la loro povertà. La povertà, per noi, è la libertà di servire i più poveri tra i poveri. Abbiamo bisogno della vita di preghiera per essere capaci di vedere Cristo sotto le sembianze del volto sfigurato dei poveri. La vita religiosa che cerchiamo di vivere è intessuta con la vita di Gesù nel Santissimo Sacramento. Cominciamo la giornata con la Messa e la Santa Comunione e la concludiamo con l'adorazione del Santissimo Sacramento. Ogni ora di adorazione ha rafforzato in noi l'amore che abbiamo l'una per l'altra e l'amore verso i poveri. Non soltanto scegliamo di vivere la povertà, ma anche una completa obbedienza, abbandonandoci completamente a Dio per fare la sua volontà, secondo le parole di Gesù: «Sono venuto a fare la volontà del Padre mio». Cristo è stato il primo missionario della carità. Il servizio che offriamo è un lavoro umile tra i più poveri dei poveri. Non riteniamo che sia una perdita di tempo spendere l' intera nostra vita sfamando gli affamati, vestendo gli ignudi, assistendo i malati, dando una casa ai senza tetto, insegnando agli ignoranti, amando chi non è amato, accettando chi non è voluto, perché Gesù ha detto: «Voi l'avete fatto a me». Questo è il motivo per cui in molte zone dell'India abbiamo case per i moribondi e per i malati, ci prendiamo cura di più di 46.000 lebbrosi, abbiamo case per bambini abbandonati e molte altre attività che ci permettono di rimanere in contatto con i più poveri tra i poveri. In molti Paesi fuori dall' India non abbiamo incontrato questa povertà e questa miseria materiali, ma in Europa e in America dedichiamo il nostro servizio a quelli che consideriamo i più poveri tra i poveri spiritualmente, e questi sono coloro che non sono amati, non sono voluti, non sono assistiti, persone che nessuno ama. La malattia più grave, oggigiorno, non è la lebbra o la tubercolosi, ma la solitudine, il sentirsi ignorati, non amati, non voluti. Questa è la causa di tanti disordini, divisioni e guerre che oggi ci affliggono. Ed è per questo che tutti noi, non soltanto noi che portiamo il nome e che cerchiamo di vivere la vita dei missionari della carità, ma anche ciascuno di voi qui presenti e ogni persona nel mondo, tutti dovremmo diventare missionari della carità e portare l'amore di Cristo prima di tutto nella nostra famiglia e poi al vicino, così da estendere la pace in tutto il mondo. Le nostre suore hanno bisogno l'una dell' altra: la vita di comunità è necessaria perché, prima di tutto, dobbiamo saper riconoscere Cristo in ciascuna di noi per poter poi essere capaci di continuare a riconoscerlo nel Povero. Dobbiamo conoscerci profondamente, amarci sinceramente e servirci reciprocamente con generosità e delicatezza. Insieme preghiamo, insieme viviamo, insieme amiamo per essere capaci, come dice san Paolo, di «completare quello che manca alle sofferenze di Cristo». Il nostro pregare insieme è la nostra forza, il nostro lavorare insieme è la nostra gioia e il nostro servire i poveri insieme è la luce che Cristo porta oggi al mondo per mezzo di noi. Lo Spirito della nostra congregazione è un abbandono totale a Dio, una fiducia amorosa l'una nell'altra e una gioia da condividere con tutti. I poveri hanno bisogno di quella gioia che Gesù è venuto a portare nel mondo. Il tema di questo incontro è «I poveri sono speranza». La speranza non è altro che gioia. Quando veramente conosceremo i poveri, potremo sperimentare la gioia che loro sanno donare. (per i testi di Madre Teresa: Mother Teresa of Calcutta Center EMI, 2016)

Nessun commento:

Posta un commento