giovedì 28 luglio 2016

Santa Messa in occasione del 1050° anniversario del Battesimo della Polonia presso il Santuario di Jasna Góra. Omelia del Santo Padre.




Nuovo tweet del Papa: "Il Signore sta in mezzo a noi e si prende cura di noi, senza decidere al posto nostro." (28 luglio 2016)

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Santa Messa in occasione del 1050° anniversario del Battesimo della Polonia presso il Santuario di Jasna Góra. "Il tempo si restringe, e la manifestazione di Dio avviene sempre nella piccolezza. Dio ci salva dunque facendosi piccolo, vicino e concreto. ll Signore non desidera essere temuto come un sovrano potente e distante, ma calarsi nelle nostre vicende di ogni giorno, per camminare con noi"
Sala stampa della Santa Sede

"A Cana come qui a Jasna Góra, Maria ci offre la sua vicinanza, e ci aiuta a scoprire ciò che manca alla pienezza della vita."

Questa mattina, il Santo Padre Francesco, lasciato l’Arcivescovado di Kraków alla volta di Częstochowa, compie una sosta al Convento delle Suore della Presentazione della Beata Vergine Maria. Al suo arrivo, il Papa è accolto all’ingresso della Cappella dei SS. Giovanni Battista e Giovanni Apostolo dalla Superiora Generale della Congregazione. All’interno della Cappella si trovano circa 30 Suore della Comunità ed alcuni studenti delle scuole dirette dall’Istituto.
Dopo un momento di preghiera silenziosa e la firma del Libro d’Onore, il Papa si trasferisce in auto all’aeroporto di Kraków-Balice da dove - alle ore 8.30 - decolla a bordo di un elicottero per recarsi a Częstochowa.
Santuario di Jasna Góra
Al Suo arrivo all’eliporto di Częstochowa, il Santo Padre Francesco è accolto dall’Arcivescovo della Città, S.E. Mons. Wacław Depo, dal Presidente della Conferenza Episcopale Polacca e Arcivescovo di Poznań, S.E. Mons. Stanisław Gądecki, e da alcune Autorità locali. 

Quindi si reca in auto al Monastero di Jasna Góra. Dopo un lungo giro in papamobile tra i fedeli riuniti nella piazza e nella strada antistanti il Santuario, alle ore 9.45 Papa Francesco arriva al Monastero di Jasna Góra dove è accolto dal Superiore Generale dell’Ordine di San Paolo Primo Eremita, p. Arnold Chrapkowski. All’interno della Cappella della “Madonna Nera” sono riuniti circa 300 padri dell’Istituto Religioso. Dopo il saluto del Superiore Generale, il Santo Padre si raccoglie in preghiera silenziosa davanti all’effigie della Madonna a cui reca in dono una Rosa d’Oro.
Alle ore 10.30, presso il Santuario di Jasna Góra, Papa Francesco presiede la Celebrazione Eucaristica in occasione del 1050° anniversario del Battesimo della Polonia. Concelebrano i Vescovi della Polonia e migliaia di sacerdoti polacchi e di altre nazionalità. Sono presenti alla Santa Messa il Presidente della Repubblica Andrzej Duda e le più alte cariche dello Stato.
Dopo la proclamazione del Vangelo, il Santo Padre pronuncia l’omelia che riportiamo di seguito:

Omelia del Santo Padre
Omelia del Santo Padre
Dalle Letture di questa Liturgia emerge un filo divino, che passa per la storia umana e tesse la storia della salvezza.
L’Apostolo Paolo ci parla del grande disegno di Dio: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4). Tuttavia, la storia ci dice che quando giunse questa «pienezza del tempo», quando cioè Dio si fece uomo, l’umanità non era particolarmente ben disposta e nemmeno vi era un periodo di stabilità e di pace: non c’era una “età dell’oro”. 
La scena di questo mondo non si è dunque meritata la venuta di Dio, anzi, «i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). La pienezza del tempo è stata allora un dono di grazia: Dio ha riempito il nostro tempo con l’abbondanza della sua misericordia, per puro amore, per puro amore!,  ha inaugurato la pienezza del tempo.
Colpisce, soprattutto, come si realizza la venuta di Dio nella storia: «nato da donna». Nessun ingresso trionfale, nessuna manifestazione imponente dell’Onnipotente: Egli non si mostra come un sole abbagliante, ma entra nel mondo nel modo più semplice, come un bimbo dalla mamma, con quello stile di cui ci parla la Scrittura: come la pioggia sulla terra (cfr Is 55,10), come il più piccolo dei semi che germoglia e cresce (cfr Mc 4,31-32). Così, contrariamente a quanto ci aspetteremmo e magari vorremmo, il Regno di Dio, ora come allora, «non viene in modo da attirare l’attenzione» (Lc 17,20), ma viene nella piccolezza, nell’umiltà.
Il Vangelo odierno riprende questo filo divino che attraversa delicatamente la storia: dalla pienezza del tempo passiamo al «terzo giorno» del ministero di Gesù (cfr Gv 2,1) e all’annuncio dell’«ora» della salvezza (cfr v. 4). Il tempo si restringe, e la manifestazione di Dio avviene sempre nella piccolezza. Così avviene «l’inizio dei segni compiuti da Gesù» (v. 11) a Cana di Galilea. Non c’è un gesto eclatante compiuto davanti alla folla, nemmeno un intervento che risolve una questione politica scottante, come la sottomissione del popolo al dominio romano. Avviene invece, in un piccolo villaggio, un miracolo semplice, che rallegra lo sposalizio di una giovane famiglia, del tutto anonima. Eppure, l’acqua cambiata in vino alla festa di nozze è un grande segno, perché ci rivela il volto sponsale di Dio, di un Dio che si mette a tavola con noi, che sogna e compie la comunione con noi. Ci dice che il Signore non mantiene le distanze, ma è vicino e concreto, sta in mezzo a noi e si prende cura di noi, senza decidere al posto nostro e senza occuparsi di questioni di potere. Predilige infatti farsi contenere in ciò che è piccolo, al contrario dell’uomo, che tende a voler possedere qualcosa di sempre più grande. Essere attratti dalla potenza, dalla grandezza e dalla visibilità è tragicamente umano, ed è una grande tentazione che cerca di insinuarsi ovunque; donarsi agli altri, azzerando le distanze, dimorando nella piccolezza e abitando concretamente la quotidianità, questo è squisitamente divino.
Dio ci salva dunque facendosi piccolo, vicino e concreto. Anzitutto, Dio si fa piccolo. Il Signore, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), preferisce i piccoli, ai quali è rivelato il Regno di Dio (Mt 11,25); essi sono grandi ai suoi occhi e su di loro volge lo sguardo (cfr Is 66,2). Li predilige, perché si oppongono alla «superbia della vita», che viene dal mondo (cfr 1 Gv 2,16). I piccoli parlano la sua stessa lingua: l’amore umile che rende liberi. Perciò chiama persone semplici e disponibili a essere suoi portavoce, e a loro affida la rivelazione del suo nome e i segreti del suo Cuore. Pensiamo a tanti figli e figlie del vostro popolo: ai martiri, chehanno fatto risplendere la forza inerme del Vangelo; alle persone semplici eppure straordinarie che hanno saputo testimoniare l’amore del Signore in mezzo a grandi prove; agli annunciatori miti e forti della Misericordia, come san Giovanni Paolo II e santa Faustina. Tramite questi “canali” del suo amore, il Signore ha fatto giungere doni inestimabili a tutta la Chiesa e all’intera umanità. Ed è significativo che questo anniversario del Battesimo del vostro popolo venga a coincidere proprio con il Giubileo della Misericordia.
Inoltre, Dio è vicino, il suo Regno è vicino (cfr Mc 1,15): il Signore non desidera essere temuto come un sovrano potente e distante, non vuole restare su un trono in cielo o nei libri di storia, ma ama calarsi nelle nostre vicende di ogni giorno, per camminare con noi. Pensando al dono di un millennio abbondante di fede, è bello anzitutto ringraziare Dio, che ha camminato con il vostro popolo, prendendolo per mano - come fa il papà con il suo bambino - e accompagnandolo in tante situazioni. È quello che, anche come Chiesa, siamo chiamati sempre a fare: ascoltare, coinvolgerci e farci prossimi, condividendo le gioie e le fatiche della gente, così che il Vangelo passi nel modo più coerente e che porta maggior frutto: per positiva irradiazione, attraverso la trasparenza della vita.
Infine, Dio è concreto. Dalle Letture di oggi emerge che tutto, nell’agire di Dio, è concreto: la Sapienza divina «opera come artefice» e «gioca» (cfr Prv 8,30), il Verbo si fa carne, nasce da una madre, nasce sotto la legge (cfr Gal 4,4), ha degli amici e partecipa a una festa: l’eterno si comunica trascorrendo il tempo con persone e in situazioni concrete. Anche la vostra storia, impastata di Vangelo, Croce e fedeltà alla Chiesa, ha visto il positivo contagio di una fede genuina, trasmessa di famiglia in famiglia, di padre in figlio, e soprattutto dalle mamme e dalle nonne, che bisogna tanto ringraziare. In particolare, avete potuto toccare con mano la tenerezza concreta e provvidente della Madre di tutti, che sono venuto qui a venerare come pellegrino e che abbiamo salutato nel Salmo come «onore della nostra gente» (Gdt 15,9).
Proprio a lei noi, qui riuniti, guardiamo. In Maria troviamo la piena corrispondenza al Signore: al filo divino si intreccia così nella storia un “filo mariano”. Se c’è qualche gloria umana, qualche nostro merito nella pienezza del tempo, è lei: è lei quello spazio, preservato libero dal male, in cui Dio si è rispecchiato; è lei la scala che Dio ha percorso per scendere fino a noi e farsi vicino e concreto; è lei il segno più chiaro della pienezza dei tempi.
Nella vita di Maria ammiriamo quella piccolezza amata da Dio, che «ha guardato l’umiltà della sua serva» e «ha innalzato gli umili» (Lc 1,48.52). Egli tanto se ne è compiaciuto, che da lei si è lasciato tessere la carne, così che la Vergine è diventata Genitrice di Dio, come proclama un antichissimo inno, che da secoli cantate. A voi, che ininterrottamente vi recate da lei, accorrendo in questa capitale spirituale del Paese, ella continui a indicare la via, e vi aiuti a tessere, nella vita, la trama umile e semplice del Vangelo.
A Cana come qui a Jasna Góra, Maria ci offre la sua vicinanza, e ci aiuta a scoprire ciò che manca alla pienezza della vita. Ora come allora, lo fa con premura di Madre, con la presenza e il buon consiglio, insegnandoci a evitare decisionismi e mormorazioni nelle nostre comunità. Quale Madre di famiglia, ci vuole custodire insieme. Il cammino del vostro popolo ha superato, nell’unità, tanti momenti duri; la Madre, forte ai piedi della croce e perseverante nella preghiera con i discepoli in attesa dello Spirito Santo, infonda il desiderio di andare oltre i torti e le ferite del passato, e di creare comunione con tutti, senza mai cedere alla tentazione di isolarsi e di imporsi.
La Madonna, a Cana, ha mostrato tanta concretezza: è una Madre che si prende a cuore i problemi e interviene, che sa cogliere i momenti difficili e provvedervi con discrezione, efficacia e determinazione. Non è padrona né protagonista, ma Madre e serva. Chiediamo la grazia di fare nostra la sua sensibilità, la sua fantasia nel servire chi è nel bisogno, la bellezza di spendere la vita per gli altri, senza preferenze e distinzioni. Ella, causa della nostra gioia, che porta la pace in mezzo all’abbondanza del peccato e ai subbugli della storia, ci ottenga la sovrabbondanza dello Spirito, per essere servi buoni e fedeli.
Per sua intercessione la pienezza del tempo si rinnovi anche per noi. A poco serve il passaggio tra il prima e il dopo Cristo, se rimane una data negli annali di storia. Che possa compiersi, per tutti e per ciascuno, un passaggio interiore, una Pasqua del cuore verso lo stile divino incarnato da Maria: operare nella piccolezza e accompagnare da vicino, con cuore semplice e aperto.

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