giovedì 21 luglio 2016

Testimone della divina misericordia



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Leggendo il Decreto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti del 3 giugno scorso col quale la memoria liturgica di Santa Maria Maddalena è stata elevata a “festa” e le motivazioni che sono anzitutto da ricercare nel desiderio di Papa Francesco  (cf.), il nostro pensiero non può che correre alla Maddalena del Giardino dove avevano sepolto Gesù, a quel suo “ Rabbunì” pieno di fede e gioia al momento del riconoscimento di Colui che lei ancora cercava fra i morti. (...)
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*** (Rober Sarah, Cardinale prefetto dellaCongregazione per il culto divino e ladisciplina dei sacramenti) Il 22 luglio, per decisione di Papa Francesco e nell’anno della misericordia, celebriamo santa Maria Maddalena come festa liturgica. Il nuovo prefazio, intitolato De apostolorum apostola (“apostola degli apostoli”), seguendo Rabano Mauro e san Tommaso d’Aquino, presenta la santa amata dal Signore come testis divinae misericordiae (“testimone della divina misericordia”), prima messaggera che annunciò agli apostoli la risurrezione del Signore (cfr. Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, n. 16). 
Voglio soffermarmi su due atteggiamenti della santa che sono il cuore del nuovo prefazio e dei testi della messa e che possono aiutare tutti i cristiani, uomini e donne, ad approfondire il nostro compito come seguaci di Cristo: l’adorazione e la missione. Nel prefazio si presenta la Maddalena che amò appassionatamente Cristo finché era in vita, lo vide morire sulla croce, lo cercò quando giaceva nel sepolcro e fu la prima ad adorarlo risuscitato dai morti. 
Il testo mette poi in rilievo che la santa, onorata con la missione di essere apostola degli apostoli, annuncia la buona novella di Cristo vivente agli apostoli, che a loro volta avrebbero diffusa questa notizia fino ai confini della terra. È l’amore ciò che caratterizza la vita di Maria Maddalena. Amore appassionato, come ricordano le due possibili letture della messa: «Ho cercato l’amore dell’anima mia; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia» (Cantico dei cantici, 3, 1-2), perché «l’amore del Cristo ci possiede» (2 Corinzi, 5, 14). Un amore che porta a cercare il Signore, come cantano il salmo responsoriale e il prefazio della festa: «O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata senz’acqua» (Salmi, 63, 2). Per questo, dilexerat viventem e quaesierat in sepulcro iacentem (“lo amò mentre viveva” e “lo cercò quando giaceva nel sepolcro”). Infatti, «si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio» (Giovanni, 20, 1). È l’amore che deve caratterizzare la nostra vita di cristiani, di veri amici di Gesù. Un amore che ci porta a cercare il Signore. 
È questo l’unico programma valido per la Chiesa, come ricordava Giovanni Paolo II: «Non si tratta, allora, di inventare un “nuovo programma”. Il programma c’è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio» (Novo millenio ineunte, n. 29). Cercare Cristo per amarlo, come fece Maria Maddalena. A questo ci aiutano le parole di Papa Francesco quando ci confida: «Che dolce è stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ciò che succede è che, in definitiva, “quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo” (1 Giovanni, 1, 3)» (Evangelii gaudium, n. 264). Cercare Cristo per amarlo e darlo agli altri. È il programma per la Chiesa e per ciascuno dei suoi figli. Santa Maria Maddalena cerca il Signore e quando lo trova lo adora. È la prima ad adorare il Signore, come canta il prefazio: quaesierat in sepulcro iacentem, ac prima adoraverat a mortuis resurgentem. Al primo posto, l’adorazione. 
La Maddalena ci ricorda la necessità di recuperare il primato di Dio e il primato dell’adorazione nella vita della Chiesa e nella celebrazione liturgica. Era questo un obiettivo fondamentale del concilio Vaticano II e continua a esserlo ora. Dio deve occupare il primo posto, ma ciò non si può dare per scontato. Giovanni Paolo II, nel venticinquesimo anniversario della Sacrosanctum concilium, ricordava: «Niente di tutto ciò che facciamo noi nella liturgia può apparire come più importante di quello che invisibilmente, ma realmente fa il Cristo per l’opera del suo Spirito. La fede viva per la carità, l’adorazione, la lode al Padre e il silenzio di contemplazione, saranno sempre i primi obiettivi da raggiungere per una pastorale liturgica e sacramentale» (Vicesimus quintus annus, n. 10). Adorare Dio, come afferma il vescovo di Roma, in «ogni cerimonia liturgica», ciò che «è più importante è l’adorazione» e non «i canti e i riti», per quanto belli: «Tutta la comunità riunita guarda l’altare dove si celebra il sacrificio e adora. Ma io credo, umilmente lo dico, che noi cristiani forse abbiamo perso un po’ il senso dell’adorazione. E pensiamo: andiamo al tempio, ci raduniamo come fratelli, ed è buono, è bello. Ma il centro è lì dov’è Dio. E noi adoriamo Dio» (22 novembre 2013). Il Papa ci domanda: «Tu, io, adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con lui, a fermarci a dialogare con lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte» (14 aprile 2013). 
A mezzo secolo dalla Sacrosanctum concilium è ancora il Pontefice a ricordarci la necessità di dare a Dio il primo posto: «Non serve disperdersi in tante cose secondarie o superflue, ma concentrarsi sulla realtà fondamentale, che è l’incontro con Cristo, con la sua misericordia, con il suo amore e l’amare i fratelli come lui ci ha amato. Un incontro con Cristo che è anche adorazione, parola poco usata: adorare Cristo» (14 ottobre 2013). Maria Maddalena è il primo testimone di questo duplice atteggiamento, adorare Cristo e farlo conoscere. Come dice ancora il prefazio, seguendo il vangelo del giorno: prima adoraverat a mortuis resurgentem, et eam apostolatus officio coram apostolis honoravit ut bonum novae vitae nuntium ad mundi fines perveniret. «Va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e ciò che le aveva detto» (Giovanni, 20, 17-18). Si tratta in definitiva di incentrare la nostra vita su Cristo e sul suo Vangelo. Sulla volontà di Dio, spogliandoci dei nostri progetti per poter dire con san Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Galati, 2, 20). 
L’apostola degli apostoli, Maria Maddalena esce da se stessa per andare da Cristo con l’adorazione e la missione. In questa stessa linea afferma Papa Francesco: «Questo “esodo” da se stessi è mettersi in un cammino di adorazione e di servizio. Un esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore e di servizio a lui nei fratelli e nelle sorelle. Adorare e servire: due atteggiamenti che non si possono separare, ma che devono andare sempre insieme. Adorare il Signore e servire gli altri, non tenendo nulla per sé» (8 maggio 2013).

L'Osservatore Romano

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