venerdì 22 luglio 2016

Una preghiera senza confini



La presentazione del documento. Una preghiera senza confini 

(José Rodríguez Carballo) Tra i tanti frutti di grazia che l’Anno della vita consacrata appena terminato ha apportato alla vita della Chiesa, è sicuramente da segnalare la nuova costituzione apostolica, indirizzata da Papa Francesco a coloro che nella Chiesa professano la vita contemplativa o integralmente contemplativa. Questa «porzione eletta del gregge di Cristo», come amava definirla san Cipriano, circondata da sempre di particolare cura e attenzione da parte della Chiesa, di cui costituisce il cuore pulsante di fede e di amore per il Signore e per l’umanità intera, si è vista negli ultimi decenni trascurata a livello legislativo, tanto da essere ancora regolamentata da una costituzione apostolica, la Sponsa Christi, che risale al 1950, dunque al Pontificato di Pio XII: la costituzione dunque è tanto più preziosa in quanto viene a colmare una lacuna degli anni post-conciliari, lacuna di cui si iniziavano a sentire sensibilmente le conseguenze.
Da qui la sollecitudine di Papa Francesco, pastore attento alla vita del suo gregge, e la decisione di donare un nuovo documento a tutti coloro che nella Chiesa «uomini e donne, chiamati da Dio e innamorati di Lui, vivono la loro esistenza totalmente orientati alla ricerca del suo Volto, desiderosi di trovare e contemplare Dio nel cuore del mondo» (Vultum Dei quaerere = VDq 2). Vultum Dei quaerere ne è il titolo, a significare ciò che più specificamente caratterizza questa forma di speciale consacrazione: se infatti «la ricerca del volto di Dio attraversa la storia dell’umanità, da sempre chiamata a un dialogo d’amore con il Creatore» (numero 1), è pur vero che i contemplativi ne fanno la loro speciale missione nella Chiesa, come il documento sottolinea ripetutamente nelle pagine iniziali. 
«Siate fari, per i vicini e soprattutto per i lontani. Siate fiaccole che accompagnano il cammino degli uomini e delle donne nella notte oscura del tempo. Siate sentinelle del mattino che annunciano il sole che sorge» (numero 6): questa l’esortazione iniziale del Papa, a sottolineare la stima che nutre per questa forma di particolare consacrazione, chiamata a dare misteriosamente luce all’umanità intera dal silenzio e dal raccoglimento del chiostro.
Quindi passa a dare indicazioni precise rispetto ai vari elementi essenziali per una vita di contemplazione: elementi di per sé fondamentali per ogni vita consacrata, ma declinati dal Papa con un accento particolare, proprio tenuto conto di una vita dedita alla contemplazione come fondamentale compito e missione. Non solo. Se è vero che la vita contemplativa non è appannaggio delle sole donne, è altrettanto vero che è stata ed è tuttora «in larga parte declinata al femminile» (numero 5): dunque nel delineare gli elementi essenziali non mancano riferimenti espliciti alle donne contemplative, a cui viene consegnata l’icona di Maria quale summa contemplatrix.
Non a caso primo elemento a essere evidenziato è la formazione, nei suoi due momenti di formazione permanente e iniziale, ormai da diversi anni oggetto di particolare attenzione da parte del Magistero. A questo proposito il Pontefice, mentre da un lato ricorda che il luogo ordinario di formazione per una comunità contemplativa deve essere il monastero, dall’altro auspica la collaborazione tra più monasteri, attraverso varie modalità: scambio di materiale, uso prudente dei mezzi digitali, case di formazione iniziale comuni, disponibilità data da sorelle preparate ad aiutare i monasteri con meno risorse. È importante che la fantasia della carità aiuti a stringere legami di reciproco aiuto, sempre salvando le norme che regolano una vita contemplativa (numeri 13-14). Non manca nel documento una raccomandazione, frutto di una preoccupazione costante del Papa: «si eviti assolutamente di reclutare candidate alla vita contemplativa da altri Paesi, al solo scopo di mantenere la sopravvivenza del monastero» (numero 15).
Ampio spazio — e non poteva essere diversamente — è dedicato alla preghiera quale elemento essenziale. Se è desiderio profondo del cuore di Papa Francesco quello di avere una “Chiesa in uscita” (cfr. Eg 20-24), questo vale anche per coloro chiamate a consumare la propria esistenza tra le mura di un chiostro: l’attenzione del cuore, nella sua sollecitudine materna, deve continuamente dilatare i confini della preghiera, perché non solo si spinga in alto, a contemplare il volto santo di Dio, ma anche scenda nel profondo, ad incontrare il dolore dell’uomo più solo ed emarginato. Per nutrire la vita di preghiera, poi, viene raccomandata dal Pontefice la centralità della Parola di Dio, «prima fonte di ogni spiritualità» (Vv 39), mantenendo viva la consuetudine ormai molto diffusa nei monasteri della lectio divina. A questo proposito è auspicato che i monasteri diventino vere scuole di preghiera, dove i fratelli possano formarsi ad incontrare Dio e ad intessere con Lui un dialogo che permei tutta la vita (VDq 17.21).
Ancora nutrimento della vita di preghiera saranno la celebrazione dell’Eucaristia e del sacramento della riconciliazione, come vie privilegiate per incontrare il Signore vivo e presente e fare esperienza della sua misericordia, per divenire strumenti di pace e di perdono in tutta la Chiesa e nell’umanità intera (numeri 22-23). Dal perdono ricevuto da Dio e donato ai fratelli il Pontefice passa naturalmente a parlare della vita fraterna, quale elemento essenziale irrinunciabile per una vita di contemplazione, perché «chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4, 20). Qui si fa accorata la raccomandazione del Pontefice a costruire comunità che siano riflesso limpido e leggibile da parte dei fratelli e di sorelle di amore trinitario. Quindi Papa Francesco passa a trattare due elementi che sono attualmente per i monasteri di vita contemplativa fonte di discernimento e di riflessione: l’autonomia, a cui è legato il ruolo delle federazioni, e la clausura. 
A proposito dell’autonomia, due sono gli aspetti evidenziati: l’attenzione a che autonomia non diventi sinonimo di isolamento e auto-referenzialità; la verifica che all’autonomia giuridica corrisponda una reale autonomia di vita, con criteri chiaramente precisati. Proprio perché tema delicato e dibattuto, già vengono date a questo proposito alcune linee di comportamento da seguire da parte dei soggetti interessati nel caso in cui non vi sia più autonomia di vita, sebbene poi si rimandi alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica per la decisione ultima (numeri 28-29).
Tutti i monasteri, salvo casi particolari a giudizio della Santa Sede, dovranno essere federati; è interessante la possibilità contemplata che le federazioni siano configurate non più soltanto secondo un criterio geografico, ma piuttosto «di affinità di spirito e di tradizioni». Auspicata è pure la consociazione giuridica dei monasteri all’ordine maschile corrispondente, come la formazione di confederazioni e di commissioni internazionali dei diversi ordini (numero 30). Per quanto riguarda la clausura, vengono ridefiniti i tre tipi di clausura già contemplati in certo modo da Vita consacrata 59, cioè clausura papale, costituzionale e monastica, consentendo ai singoli monasteri un discernimento attento, che rispetti il diritto proprio, per chiedere eventualmente alla Santa Sede di poter abbracciare una forma di clausura diversa da quella vigente.



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A colloquio con l’arcivescovo segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. La formazione è il futuro 


(Nicola Gori) Più di quarantamila donne dedite alla vita contemplativa sono le destinatarie della nuova costituzione apostolica Vultum Dei quaerere di Papa Francesco. È un documento che giunge a distanza di più di cinquanta anni dal precedente, Sponsa Christi di Pio XIINel nuovo testo vengono introdotte alcune novità, in particolare sulla formazione, sull’autonomia e sul ruolo delle federazioni, compresa la clausura. Lo spiega l’arcivescovo José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in questa intervista al nostro giornale.
A chi è diretta la costituzione apostolica?
Ha come destinatarie dirette le monache contemplative o interamente contemplative, chiamate anche claustrali, della Chiesa latina. Complessivamente, secondo le ultime statistiche, sono 43.546 e vivono in circa 4000 monasteri. Di questi, l’Europa registra la presenza più massiccia, circa 2000. Il resto del mondo ne conta circa altri 2000. Le quattro nazioni con più monasteri sono: Spagna con 850, Italia con 523, Francia con 257 e Germania con 119. In questo momento i monasteri sono organizzati in 166 federazioni, 47 associazioni e 5 congregazioni. Alcuni ordini, come le redentoriste o parte di ordini, come le carmelitane scalze della Polonia, non hanno nessun tipo di legame tra i monasteri. Molti monasteri sono legati all’ordine maschile corrispondente, altri sono sotto la “vigilanza” dell’ordinario del luogo. Questo legame con l’ordine maschile, che tra l’altro è raccomandato dalla stessa costituzione apostolica, va in crescendo, tenendo conto dello stesso carisma che professano gli uni e le altre. In questo si dovrà tener presente la volontà dei fondatori. In alcuni ordini questo legame, che comporta anche connotazioni giuridiche, è questione di fedeltà.
Qual è l’attuale tendenza “demografica” della vita monastica femminile? 
Poiché la presenza massiccia dei monasteri è in Europa e i due terzi della popolazione monastica femminile vivono in Spagna e Italia, la demografia delle monache contemplative o interamente contemplative segue l’andamento generale della vocazioni in questo continente e in questi due Paesi e cioè: tendenza all’invecchiamento e tendenza alla diminuzione. Questo trend appare evidente tenendo presente il numero di soppressioni di monasteri e di nuove aperture. Dal 2003 al 2015 sono stati soppressi 185 monasteri e ne sono stati aperti 154. In numeri assoluti, il Paese nel quale più monasteri sono stati chiusi è la Spagna: 95 in totale. Seguono la Francia con 22, l’Italia con 19, la Gran Bretagna con 11, gli Stati Uniti d’America con 8, il Belgio con 7, il Canada con 6, il Messico con 3, Venezuela e Irlanda con 2, Olanda, Germania, Portogallo, Danimarca, Perú, Uruguay, Cile, Brasile, Giappone e Libano con 1. In America Latina sono stati aperti 62 monasteri, in Asia 35, in Africa 24, in Europa 23, in America del Nord 9, in Oceania 1.
Quante sono le monache contemplative o interamente contemplative?
In questo momento le monache, secondo i dati in nostro possesso, appartengono a 43 ordini. Per famiglie carismatiche, quella più numerosa è la francescana che conta 13.066 monache, distribuite nei seguenti ordini: clarisse sorelle povere di Santa Chiara 7201, clarisse cappuccine 2127, clarisse urbaniste 873, concezioniste francescane 1584, collettine 563, terziarie regolari francescane 690, terziarie francescane elisabettine 28. La seconda famiglia più numerosa è la carmelitana con 11.175 monache: le carmelitane scalze con le costituzioni del ’90 sono 1739, quelle con le costituzioni del ’91 sono 8776 e le carmelitane dell’antica osservanza 671. Vengono poi, tra gli ordini con il maggior numero di monache, le Benedettine con 6627, le cistercensi con 2622, le domenicane con 2614, le visitandine con 1851, le agostiniane con 1192. Tra i gruppi più piccoli ricordiamo quello delle certosine: 32 e le battistine: 13. Ci sono poi altre piccole comunità che contano tutte insieme circa 60 membri.
Quali sono le principali novità del documento? Ci sono differenze sostanziali con la “Sponsa Christi” di Pio XII?
La costituzione da una parte riprende e ribadisce elementi che sono da sempre tipici della tradizione monastica, già contenuti nella Sponsa Christi; dall’altra risponde ad alcune istanze di cui si sono fatti voce i monasteri stessi, sentite come lacune nella legislazione precedente, riguardo in particolare a tre temi: formazione, autonomia e ruolo delle federazioni, clausura. Per quanto riguarda la formazione, si raccomanda grande attenzione nel discernimento, senza lasciarsi prendere «dalla tentazione del numero e della efficienza», e nell’accompagnamento delle vocazioni, chiedendo un «accompagnamento personalizzato delle candidate» e promovendo «percorsi formativi adeguati» (VDq n. 15). Una indicazione nuova, legata al particolare momento socio-culturale, è quella di non reclutare candidate da altri Paesi solo per garantire la sopravvivenza del monastero (cfr. art. 3 § 6). Altre due raccomandazioni riguardano l’una la cura della formazione iniziale, alla quale va riservato un ampio spazio di tempo (cfr. art. 3 § 5). Su questo aspetto sicuramente ha inciso l’alto numero di defezioni dalla vita religiosa, che tocca oggi anche le sorelle professe di vita contemplativa; l’altra la formazione delle formatrici, per dedicarsi alla quale le sorelle potranno partecipare anche a corsi fuori monastero, pur nell’attenzione a custodire un clima adeguato e coerente con il carisma (art. 3 § 3). Altro elemento importante della nuova costituzione apostolica è l’invito a promuovere la collaborazione tra i monasteri per assicurare una formazione adeguata a questi tempi, sia nella formazione permanente (cfr. art. 3 § 2. 4), sia in quella iniziale, promovendo case comuni di formazione (cfr. art. 3 § 7). Rispetto all’equilibrio delicato autonomia/federazione, dobbiamo alla Sponsa Christi la prima legislazione riguardo allo scopo e al ruolo delle federazioni. Ma mentre allora l’adesione a una federazione era vivamente raccomandata ma non imposta, oggi si chiede a tutti i monasteri di far parte di una federazione, salvo casi particolari rispetto ai quali il giudizio è riservato alla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (cfr. art. 9 § 1). Il timore dell’isolamento dei monasteri è grande perché si sono visti gli effetti deleteri che questo comporta. Ancora, mentre fino a ora il criterio di formazione delle federazioni è stato essenzialmente geografico, la nuova costituzione prevede che esse si possano configurare anche in base ad affinità di spirito e di tradizioni, secondo modalità che la Congregazione indicherà (cfr. art. 9 § 2). Inoltre, per quanto riguarda l’autonomia, si afferma che «all’autonomia giuridica deve corrispondere una reale autonomia di vita», indicando dei criteri affinché questa sia possibile. In caso contrario si danno delle norme perché il monastero diventi filiale di un altro monastero o venga chiuso (art. 8 § 1.2). Un tema in relazione con questo dell’autonomia è il rapporto tra gli ordini monastici femminili e gli ordini maschili corrispondenti, chiedendo esplicitamente che venga favorita «l’associazione, anche giuridica, dei monasteri all’ordine maschile corrispondente» (art. 9 § 1). Terzo tema importante trattato dalla costituzione è quello della clausura, che già dalla Sponsa Christi era stata rivisitata secondo le esigenze del tempo. L’esortazione apostolicaVita consecrata di san Giovanni Paolo II (cfr. n. 59) e in seguito l’istruzione Verbi sponsa (cfr. nn. 9-13) si sono poi ulteriormente espresse su questa tema, preparando l’indicazione che viene data nell’attuale costituzione. Questa distingue quattro tipi di clausura: quella comune a tutti gli istituti, quella papale, quella costituzionale e quella monastica (cfr. n. 30). La novità è la possibilità data ai monasteri di fare richiesta alla Santa Sede di abbracciare una forma di clausura diversa da quella vigente, dopo attento discernimento e rispettando la propria tradizione (cfr. art. 10 § 1). La nuova costituzione insiste molto sulla vita fraterna in comunità, come elemento costitutivo della vita religiosa e della vita monastica in particolare (cfr. n. 24-27) e indica come elementi propri di questa forma di vita anche il lavoro (n. 32), il silenzio (n. 33), l’ascesi (n. 35). Inoltre tocca il tema dei mezzi di comunicazione (n. 34) e della testimonianza delle monache (cfr. nn. 36-37), dando nella parte dispositiva indicazioni precise su tutte queste tematiche. Alla luce di queste considerazioni, non mi sembra del tutto preciso parlare di «differenze sostanziali» rispetto alla Sponsa Christi, ma piuttosto dell’evoluzione dei temi e delle norme in essa contenuti, in ascolto da una parte del cammino fecondo e importante che la Chiesa ha compiuto alla luce degli insegnamenti del concilio Vaticano II negli ultimi decenni, dall’altra del rapido progresso e dei cambiamenti socio-culturali recenti, come lo stesso Papa Francesco ha evidenziato nella costituzione.
Quali sono le sfide principali che ha in questo momento la vita monastica femminile?
La prima sfida che vedo nella vita monastica femminile in questi momenti è comune alla vita consacrata in generale: la formazione, particolarmente quella permanente, vero humus della formazione iniziale. Sono molto contento che la nuova costituzione apostolica insista in questo. Senza formazione permanente non si può parlare di formazione iniziale. Poiché uno degli scopi principali della formazione è quello di trasmettere la bellezza della sequela di Cristo in un determinato carisma, questo è possibile soltanto se si prende sul serio la formazione permanente. Sempre nel campo della formazione, una sfida importante è il discernimento vocazionale delle candidate alla vita monastica. Il criterio per accogliere nuove vocazioni non può essere la necessità di un numero sufficiente par mantenere aperto il monastero. Si deve evitare la tentazione del numero e dell’efficienza. Quello che deve contare è la qualità evangelica di vita e in vista di questa si devono accettare le candidate. Attenzione poi all’accompagnamento delle nuove vocazioni. Non tutte le comunità sono idonee ad accompagnare. Per questo la nuova costituzione incoraggia l’erezione di case di formazione federali o interfederali. Non si può sacrificare la qualità della formazione in vista di avere mano d’opera disponibile. Un’altra sfida è armonizzare la giusta autonomia con la interdipendenza tra i monasteri. Penso che sarà necessario dare più autorità alla presidente di una federazione con il suo consiglio, in modo da evitare l’isolamento. Infine, tra molte altre sfide che si possono indicare, vedo urgente attuare una ristrutturazione delle presenze monastiche. Almeno in Europa, non si può continuare con tante presenze. Sono insostenibili. A volte per mantenerle si sacrifica la vita monastica con tutte le sue esigenze (liturgia, preghiera personale, vita fraterna) o si accolgono vocazioni straniere senza criteri adeguati, dando l’impressione che sono chiamate per fare le “badanti”. Se fosse così, questo sarebbe “tratta di novizie”, o “inseminazione artificiale”, come ha detto Papa Francesco. E questo sarebbe semplicemente inaccettabile, evangelicamente e carismaticamente parlando. Questo non si può consentire nella Chiesa.
Tornando alla costituzione apostolica, è stata accolta la voce delle monache in fase di preparazione? 
Certamente. Più di un anno fa la nostra Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica ha predisposto un questionario inviato a tutti i monasteri del mondo sulla formazione, l’autonomia e la clausura. Le risposte sono state moltissime. Di queste risposte si sono fatte diverse sintesi, che poi sono servite per la stesura dell’attuale testo che, come è risaputo, tratta fondamentalmente gli stessi temi del questionario: formazione, autonomia e clausura. Da quello che io posso conoscere, nella bozza del testo hanno collaborato diverse contemplative anche se, come è logico, il testo porta chiaramente “l’impronta” di Papa Francesco, come si può constatare da una semplice lettura. A partire da quello che io so, posso affermare che il testo della costituzione riflette pienamente il parere delle monache cha hanno risposto al questionario. Questo non vuol dire che accontenti tutte. Come si può ben capire, le risposte erano molto diverse, soprattutto sul tema dell’autonomia e della clausura. C’era chi voleva cambiare tutto e chi non voleva si toccasse una sola virgola dei documenti precedenti. Il testo della costituzione è equilibrato e offre molte possibilità perché ogni monastero possa trovare con responsabilità e discernimento il proprio cammino, per esempio sul tema della clausura. Spesso si fa riferimento al progetto di vita di ogni comunità. Questo è anche segno della fiducia che la Chiesa ha nelle nostre sorelle contemplative.
Esistono dei segni esteriori della clausura. Nel documento vengono rivisti?
Come ho già detto nelle risposte ad alcune domande precedenti, la costituzione parla certamente della clausura. Si richiede una separazione dal mondo, ma non entra nei dettagli di come questa deve essere assicurata. D’altra parte già adesso c’è una grande varietà in quanto ai segni della clausura, anzi, c’è molta diversità nel modo stesso di vivere la clausura, dipendendo dalla tradizione carismatica di ogni monastero, dalla propria cultura e anche da altri fattori che influiscono sulla vita di ogni monastero. Riguardo ai segni, ci sono monasteri che usano le grate, ci sono altri che usano una corda o un semplice muro che, assicurando la clausura, permettono una più facile comunicazione. Caso mai, poiché la costituzione rimanda a una istruzione da parte della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica che verrà elaborata in seguito, forse in questo documento si sarà più espliciti. L’importante è che ognuna viva la clausura del cuore e che ogni monastero, con responsabilità e in clima di profondo discernimento, tenendo conto anche della tradizione genuina del proprio carisma, possa fare opzione per una determinata forma di clausura e la rispetti. Che non si giochi. In un monastero che sceglie di vivere la clausura papale le monache la vivano, e non “portino la grata alle spalle”, come ha detto in un’occasione Papa Francesco. Anche riguardo la clausura la chiave è la responsabilità e la maturità: quando si deve uscire si esca, quando non si deve uscire si rimanga dentro. D’altra parte le sorelle contemplative o interamente contemplative hanno davanti una sfida importante che riguarda i mezzi di comunicazione. Come usarli? Quando usarli? Quali sono da usare e quali da scartare? La costituzione parla di questa sfida. Toccherà all’istruzione del dicastero dare ulteriori e più precise indicazioni.
A volte non vi è molta partecipazione delle comunità contemplative alla vita delle Chiese locali. Si è cercato di coinvolgerle di più?
Per la vita contemplativa o interamente contemplativa è valido quanto si afferma della vita consacrata in generale: nasce nella Chiesa, si vive nella Chiesa, cresce nella Chiesa. La comunione e l’inserzione nella Chiesa è anche per questo modo di sequela Christi un elemento essenziale. Ma il modo di inserzione e di manifestare la comunione è diverso ad altre forme di vita consacrata. Anche in questo risiede la bellezza della vita consacrata. Nella vita della Chiesa non tutti siamo chiamati a fare lo stesso o a farlo nello stesso modo. D’altra parte si ricordi che la Chiesa non si edifica soltanto con quello che si fa, ma soprattutto con quello che uno è. L’importanza della vita consacrata, e meno ancora l’importanza della vita contemplativa, non si può giudicare soltanto per la sua funzionalità. Questa è una grande tentazione nella nostra società, che cerca soltanto l’efficienza e risultati che si possono palpare. E questo è un grande errore che sta portando conseguenze non indifferenti, sia nella Chiesa come nella vita consacrata. Le monache contemplative o interamente contemplative collaborano con la Chiesa particolare e con il mondo con la loro preghiera d’intercessione, che nella costituzione viene ben evidenziata (cfr. numeri 16-18. 36). La preghiera è pienamente missionaria. Non si dimentichi che la patrona delle missioni è una contemplativa, santa Teresina del Bambino Gesù, che ha vissuto gran parte della sua vita in clausura. Chiara d’Assisi dà alle sue sorelle come missione quella di sostenere con le loro preghiere i membri deboli della Chiesa, come viene ricordato dalla stessa Costituzione. Non si deve dimenticare, poi, che con il proprio lavoro, compiuto con devozione e fedeltà, esse condividono la sorte dei poveri della terra facendosi strumento di evangelizzazione nella Chiesa e nel mondo (cfr. n. 32), e con la loro testimonianza della vita contemplativa sono un «necessario complemento di quella di coloro che, contemplativi nel cuore del mondo, danno testimonianza al Vangelo restando immersi nelle realtà e nella costruzione della città terrena» (n. 36). 
Che ruolo avranno i vescovi e i superiori degli Istituti religiosi nella vita dei monasteri?
Sia gli uni sia gli altri continueranno a svolgere il ruolo di ordinari dei monasteri, con le stesse competenze loro attribuite dalla normativa particolare e dal Codice di Diritto canonico, e di cui ai canoni 615, 625 § 2, 628 § 2, 1°, 637, 638 § 4, 688 § 2, 699 § 2. Si deve però ricordare che né i vescovi né i superiori degli istituti religiosi sono i superiori dei monasteri. L’abbadessa o la priora è sempre la superiora maggiore, analogamente a un superiore provinciale di ogni altro istituto di vita consacrata (can. 620). I vescovi e i superiori degli istituti religiosi — e a maggior ragione i vicari/delegati o gli assistenti religiosi — non devono quindi interferire nella vita ordinaria e nel governo dei monasteri. Tali interventi di vescovi o di superiori di istituti religiosi, se non esplicitamente stabiliti o consentiti dalla normativa particolare e/o universale della Chiesa, sono da considerare impropri e comunque illegittimi. Il superiore gerarchico dell’abbadessa è solo la Sede Apostolica, non altre autorità della Chiesa, nonostante la normativa attribuisca loro delle competenze sui monasteri e sulle singole religiose che a essi appartengono. In considerazione della mia esperienza in dicastero, posso dire che nascono molti problemi a motivo delle improprie interferenze nella vita interna dei monasteri, da parte sia di alcuni vescovi sia di alcuni superiori di istituti religiosi sia di alcuni assistenti. Soprattutto nei casi di soppressione di un monastero, non sono rari gli interessi e le finalità economiche personali da parte di molti, non esclusi gli ecclesiastici. In ogni caso, va considerato che le monache non sono delle “minorenni” o comunque delle persone non del tutto capaci, che hanno bisogno di avere qualcuno accanto a loro, per essere sostenute, consigliate e comunque per non adottare scelte sbagliate. Sono anch’esse persone adulte che devono gestire con autonomia e responsabilità la loro vita. Direi che i vescovi e i superiori maggiori degli istituti devono soltanto attenersi alle competenze e al ruolo loro attribuito dalla normativa della Chiesa. Anche sotto questo aspetto, la futura istruzione che il dicastero si accinge a pubblicare, per attuare la costituzione apostolica (cfr. art. 14 § 2), conterrà delle precisazioni in merito, al fine di evitare interventi con più o meno evidenti connotati di un vero e proprio controllo — se non di antievangelico autoritarismo — sui monasteri. 
Cosa chiederebbe a una monaca contemplativa o interamente contemplativa?
Rispondo con parole della nuova costituzione: «Le vostre comunità o fraternità siano vere scuole di contemplazione e orazione. Non cessate di intercedere costantemente per l’umanità, presentando al Signore i suoi timori e le sue speranze, le sue gioie e le sue sofferenze. Non privateci di questa vostra partecipazione alla costruzione di un mondo più umano e quindi anche più evangelico. Unite a Dio, ascoltate il grido dei vostri fratelli e sorelle (cfr. Es 3, 7; Gc 5, 4) che sono vittime della “cultura dello scarto”, o che semplicemente hanno bisogno della luce del Vangelo. Esercitatevi nell’arte di ascoltare, “che è più che sentire”, e praticate la “spiritualità dell’ospitalità”, accogliendo nel vostro cuore e portando nella vostra preghiera quanto riguarda l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1, 26). Grazie di questo vostro grande servizio alla Chiesa, al mondo e a tutta la vita consacrata».

L'Osservatore Romano

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