mercoledì 3 agosto 2016

Ponte per i popoli del Centro America



(Gianluca Biccini) «Panamá è stata benedetta da Papa Francesco. Tra i piccoli, ha scelto noi per ospitare la prossima giornata mondiale della gioventù nel 2019. Panamá ha ampliato il suo canale e adesso spalanca le braccia per accogliere la gioventù del mondo»: non appena il Pontefice domenica scorsa da Cracovia ha annunciato la sede della prossima gmg, sui siti internet dell’arcidiocesi e della Conferenza episcopale panamense è apparso un video con l’invito dell’arcivescovo José Domingo Ulloa Mendieta. Il filmato mostra le bellezze naturali del Paese centramericano e alcune tradizioni locali. Anche il logo con i colori verde e blu è già pronto. Agostiniano, modi cordiali e linguaggio molto espressivo, il presule ha rivelato all’«Osservatore Romano» le attese della sua Chiesa direttamente dal palco papale in Polonia, al termine della messa conclusiva della XXXI gmg.
«Ringraziamo Francesco, il quale ha posato gli occhi su un popolo piccolo che però è aperto a ricevere tutta la gioventù del mondo, e specialmente quella latinoamericana, che vive in questo momento situazioni di emarginazione e di povertà. E la presenza del Pontefice tra i giovani sarà una forza capace di illuminare la loro vita». La nazione istmica sfida la crisi del commercio mondiale e cerca di lasciarsi alle spalle il recente scandalo dei Panama papers. Per farlo si è affidata anche all’ingegneria italiana per un’opera imponente: l’espansione del passaggio esistente del celeberrimo canale, con l’aggiunta di una terza corsia che consente il transito anche a navi gigantesche. «Il 26 giugno è stato inaugurato l’ampliamento — spiega l’arcivescovo — e adesso Panamá si apre al mondo per accogliere tutta la gioventù mondiale. Rinnoviamo perciò la nostra gratitudine al Papa». 
Alla domanda su quali motivazioni possano aver spinto Francesco a scegliere questo Paese, la risposta è stata immediata: «Panamá è sempre stato un Paese ponte, di unità per il mondo intero. Ed è ciò che vogliamo nuovamente affermare con la gmg del 2019. Per tornare a riscoprire la nostra vocazione di incontro e di servizio all’umanità». In questa terra di immigrazione, dove la maggior parte della popolazione è composta da meticci, vivono anche discendenti di schiavi africani e dei coloni europei. C’è inoltre un sette per cento di nativi, nelle comarche indigene di Emberá-Wounaan, Kuna Yala e Ngöbe-Buglé. Anche se la maggioranza è di fede cattolica, si tratta comunque di una Chiesa piccola, chiamata perciò a un grande sforzo organizzativo. «Nonostante tutto — puntualizza monsignor Ulloa Mendieta — sappiamo che il popolo si unirà perché possiamo aprire non solo le porte delle nostre case, ma anche quelle del cuore. 
Del resto Panamá ha una connotazione molto particolare: è stata la prima diocesi fondata sulla terraferma e da qui il Vangelo si è propagato per tutto il continente». Questo spiega anche la forte impronta di devozione popolare e mariana. «La Vergine sempre è stata presente in questa regione. A Panamá viene venerata come santa Maria l’Antigua: a lei e a Nostra Signora di Guadalupe in Messico affidiamo tutta la preparazione della gmg 2019». Il richiamo alle tradizioni latinoamericane è anche un impegno a valorizzare la presenza dei popoli nativi. «Sarà la gmg della realtà indigena — assicura l’arcivescovo — e di tanti giovani migranti ed esclusi. Soprattutto vogliamo che sia un segno di pacificazione in tutta questa regione così conflittuale. Credo che l’obiettivo principale della prossima gmg sia arrivare alle periferie latinoamericane, così care a Francesco, affinché i loro giovani possano avere l’opportunità di parteciparvi». Papa Bergoglio sarà il secondo Pontefice a far visita alle popolazioni dello Stato dell’America centrale: Giovanni Paolo II si recò infatti a Panamá nel 1983, nel suo diciassettesimo viaggio internazionale. E quella sul Canale sarà la quinta gmg americana dopo: Buenos Aires, Denver, Toronto e Rio de Janeiro.

L'Osservatore Romano

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