mercoledì 3 agosto 2016

«Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario»




Perché aumentano nel mondo le conversioni dall’islam al cristianesimo. Non solo tra i rifugiati

di Benedetta Frigerio

Intervista al giornalista libanese Camille Eid, che descrive un fenomeno non quantificabile ma «sicuramente in aumento». «Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario»

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Negli ultimi anni si sente parlare di un numero crescente di catecumeni cristiani provenienti dalla religione di Maometto. Una analis dell’Interdisciplinary Journal of Research on Religion parla addirittura di un incremento globale nel mondo di circa 10 milioni di convertiti dall’islam al cristianesimo. Dudley Woodbury, studioso della materia, conta 20 mila battesimi all’anno solo negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Europa, invece, a Pasqua si è diffusa la notizia di 196 conversioni nella diocesi di Amburgo. Camille Eid, scrittore e giornalista libanese, coautore del libro I cristiani venuti dall’Islam, spiega a tempi.it quello che è «un fenomeno sicuramente incalcolabile ma, altrettanto certamente, in crescita costante».
Recentemente si sente parlare di conversioni dall’islam al cristianesimo come di una vera e propria tendenza. Di cosa si tratta precisamente?
È troppo difficile avere statistiche precise, perché c’è sempre un margine che sfugge. I dati disponibili sono quelli delle Chiese che comunicano la percentuale annuale di battezzati provenienti dall’islam. Se si guarda a questi indici si riscontra ovunque un incremento costante, sia in Europa sia nei paesi a maggioranza musulmana. Eppure questa non può essere che la punta dell’iceberg, visto che in alcuni Stati la conversione dall’islam è vietata dalla legge e non esistono registri di questo tipo, eppure sappiamo che anche lì le conversioni al cristianesimo sono in aumento


Come lo sappiamo se non sono registrate?
In Algeria la stampa conduce da tempo una battaglia contro le conversioni al cristianesimo sempre più pressante, che fa pensare che siano in crescita. Padre Pierre Humblot, sacerdote recentemente espulso dall’Iran dopo 45 anni di missione e ora residente in Francia, ha parlato di 300 mila iraniani convertiti, un fenomeno di massa. Il che è incredibile, dato che nel paese le celebrazioni cristiane in lingua locale sono vietate. In Tunisia, invece, la figlia dell’ex presidente Moncef Marzouki ha addirittura scritto una tesi sul fenomeno delle conversioni al cristianesimo nel suo paese. Un altro tassello del mosaico è rappresentato da quello che avviene durante una trasmissione della tv cristiana nordafricana Al Hayat, condotta da un marocchino convertito dall’islam e figlio di un imam: durante il suo programma vengono raccontate le storie di ex musulmani e arrivano chiamate dal pubblico di persone convertite o che addirittura si convertono grazie alla trasmissione. Sono giordani, egiziani, tunisini, marocchini, ma anche francesi. Il conduttore confuta poi le basi dell’islam. Commovente la puntata in cui il conduttore ha raccontato della propria esclusione da parte della famiglia e della rabbia del padre, il quale, però, prima di morire, gli ha inviato una lettera in cui ha scritto la preghiera del Padre Nostro. Le puntate caricate su YouTube circolano parecchio anche in rete.
Se alla luce di quanto dice è ragionevole credere che il fenomeno sia in aumento, come si fa a capire quale sia la sua incidenza?
Non si può dire, ma da quanto si evince le cifre che ci sfuggono potrebbero essere davvero importanti. Anche perché un tempo i regimi riuscivano a frenare con successo la diffusione della Buona Novella, impedendo il proselitismo e la vendita del Vangelo, mentre oggi con internet è molto più facile scoprire i contenuti del cristianesimo.
Secondo lei cosa spinge un musulmano a convertirsi?
Fino un decennio fa, molti musulmani convivevano con i cristiani nei loro paesi d’origine, ma senza avere accesso alla Bibbia. Insieme alla scoperta del Vangelo dell’amore e della verità, sono spinti a cercare risposte altrove rispetto a un islam sempre più repressivo. Scoprire che Dio è amore è rivoluzionario.
Un bel paradosso: l’Occidente si arrende all’ideologia nichilista islamista e gli islamici si convertono al cristianesimo. Come mai?
È doppiamente paradossale: molti occidentali sono attratti dall’ideologia della morte fino al punto di lasciare tutto per andare a combattere con l’Isis, mentre chi ha subìto la violenza del fondamentalismo islamico e la sottomissione senza ragioni agli ordini della legge coranica, di fronte ai comandamenti dell’amore cambia. Ma molti lo fanno proprio a partire dal Corano. Infatti, intuendo che Gesù non può essere solo un profeta si incuriosiscono e lo riscoprono come Dio nel Vangelo.
Recentemente ha fatto notizia il caso della diocesi di Amburgo che quest’anno ha accolto nella chiesa 196 catecumeni provenienti dalla religione islamica. È un nuovo trend?
Sicuramente l’immigrazione massiccia, dovuta alla guerra in Siria e Iraq e accolta dai tedeschi, è uno dei fattori di questo trend crescente. Ma non basta a spiegarlo, dato che in Germania la maggioranza dei convertiti è di origine iraniana o afghana, ma anche marocchina. Inoltre si è parlato della diocesi di Amburgo ma non bisogna dimenticare i catecumeni delle altre città tedesche che non sono stati conteggiati. In Europa ci sono poi i registri francesi che parlano di 4 mila battezzati all’anno di cui il 4 per cento circa si converte dall’islam. I dati più recenti dell’Austria, che risalgono allo scorso aprile, ci parlano invece del battesimo di circa 40 siriani, afghani e iraniani.
Nel caso di Amburgo qualcuno sospetta che gli immigrati chiedano il battesimo per essere registrati come convertiti al solo fine di ottenere asilo politico.
Chi lo sostiene ignora i rischi che corrono le persone che si convertono. Inoltre fra i convertiti francesi, per esempio, ci sono storie di uomini che dopo il battesimo sono diventati sacerdoti oppure hanno cominciato a parlare della loro fede agli altri.
Che ostacoli può trovare un musulmano che vuole convertirsi?
Da una parte tante famiglie che misconoscono i propri membri che abbandonano l’islam. Ricordo la storia di un marocchino convertito, di cui la famiglia celebrò il funerale con una bara vuota. Successivamente lui divenne un sacerdote. In ogni caso la legislazione islamica di diversi paesi mediorientali è un grande freno alla libertà religiosa, perché prevede per i convertiti la perdita dell’eredità o anche la condanna per apostasia, punita con il carcere o anche con la morte.
La Chiesa può porre dei limiti rispetto a chi chiede il battesimo?
Ci sono sacerdoti che hanno una giusta cautela, chiedono prima la lettura di alcuni testi e poi cominciano il cammino catecumenale. Altri tendono a nascondere i battesimi per salvaguardare i catecumeni, sapendo che ci sono persone battezzate in Occidente, mandate nei loro paesi di origine con la scusa di passare lì le vacanze estive e mai più ritornate. Esiste però il problema delle Chiese cattoliche di alcuni paesi mediorientali che impediscono le conversioni per non avere problemi con i rispettivi governo. So di persone rifiutate dalla Chiesa cattolica e accolte da quella protestante, che non ha relazioni istituzionali con i governi: questo è gravissimo perché il battesimo non va mai rifiutato.
C’è altro che sfugge alle statistiche?
Sì, i battezzati attraverso il sangue e quelli battezzati attraverso la bramosia. I primi sono i martiri uccisi perché scoperti prima di poter ricevere il battesimo, i secondi sono quelli che hanno desiderato fortemente di entrare nella Chiesa, ma che per circostanze non hanno potuto farlo. Anche questi non sono calcolabili

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