giovedì 4 agosto 2016

Siamo feriti, costernati ma non distrutti.




Nuovo tweet del Papa: "Il perdono di Dio non conosce limiti...Dio guarda al cuore che chiede di essere perdonato. #Assisi #Porziuncola" (4 agosto 2016)

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Quella che segue è una rapida traduzione dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Rouen, Dominique Lebrun, durante la Messa funebre di padre Jacques Hamel, assassinato mentre celebrava la Messa in Normandia. Seguirà una traduzione più accurata
“Dio è imparziale, dice l’apostolo Pietro. Accoglie qualsiasi Nazione che lo teme e le cui opere sono giuste”.
Cari amici,
il sacerdote Jacques Hamel non ha più di che temere Dio. Ora si presenta con le sue opere buone. Ovviamente non siamo i giudici del cuore del nostro fratello, ma tante testimonianze non possono essere sbagliate. Padre Jacques Hamel aveva un cuore semplice. Era lo stesso con la sua famiglia, con i suoi fratelli e le sue sorelle, con le sue nipoti e i suoi nipoti, in città con i suoi vicini e nella sua comunità con i fedeli cristiani.
58 anni di sacerdozio! 58 anni al servizio di Gesù come sacerdote, ovvero servitore della sua Parola, della sua Eucaristia – la sua Eucaristia e la Sua carità. [Davanti a questo] mi sento molto piccolo. Di Gesù, Pietro ha detto “Ovunque andasse, faceva del bene”. Jacques, sei stato un discepolo fedele di Gesù. Ovunque tu sia andato, hai fatto del bene.
In occasione della Pasqua scorsa, Jacques, hai scritto ai tuoi parrocchiani: “Cristo è risorto, è un mistero, un segreto, un segreto che Dio ci dà da condividere”. Forse questo mistero, questo segreto, questa fiducia nel Cristo risorto, è radicata nell’esperienza di morte in Algeria che, ci ricorda la vostra famiglia, avete incontrato e conoscete tanto bene. Forse questo mistero, questo segreto, è quello che vinceva i cuori nella nostra assemblea: sì, Cristo è risorto. La morte non è l’ultima parola.
Per te, Jacques, la resurrezione di Cristo non è una lezione di catechismo ma una realtà, una realtà per il nostro cuore, per il segreto del cuore, una realtà allo stesso tempo da condividere con gli altri, come una confidenza rivelata con fiducia. E Dio sa, [mentre ci troviamo] di fronte alla realtà della tua morte brutale, ingiusta e terribile, che ora devi entrare nei nostri cuori per aiutarci a trovare la luce.
Fratelli e sorelle, siamo onesti con noi stessi. Conoscete la storia di Gesù, che nessuno storico può ritenere una favola. Pietro ha detto l’essenziale: Gesù di Nazareth, giusto e buono, guariva quanti erano oppressi dal demonio, perché Dio era con lui; colui che è stato ucciso sul legno della croce, Dio lo ha risuscitato il terzo giorno.
Fratelli e sorelle, siamo semplici e onesti. È nel nostro cuore, nelle profondità del nostro cuore che dobbiamo dire “Sì” o “No” a Gesù, “Sì” o “No” alla via di verità e pace, “Sì” o “No” alla vittoria dell’amore sull’odio, “Sì” o “No” alla sua resurrezione.
La morte di Jacques Hamel mi ha chiamato a pronunciare un franco “Sì” – no, non un “Sì” tiepido –, un “Sì” alla vita, come il “Sì” di Jacques alla sua ordinazione. E dobbiamo rispondere sempre “Sì”. Dio non ci forzerà mai. Dio è paziente, e Dio è misericordioso. Anche quando io, Dominique, ho resistito e ho detto “No” all’amore, anche quando ho detto a Dio “Ci penserò, ne riparliamo dopo”, anche quando ho dimenticato, Dio è paziente. Dio mi aspetta per via della sua infinita misericordia.
Ma oggi il mondo può aspettare per forgiare la catena dell’amore che sostituirà quella dell’odio?
Ci saranno altri omicidi prima che ci convertiamo all’amore, e alla giustizia che costruisce l’amore – giustizia e amore tra individui e popoli, da qualsiasi lato del Mediterraneo si trovino? Troppe morti in Medio Oriente, troppe morti in Africa, troppe morti in America! Troppe morti violente! Basta! È abbastanza!
Il male è un mistero, e i suoi orrori trovano il loro culmine con il contributo umano. Non è quello che intendevi, Jacques, con le tue ultime parole? Sei caduto a terra dopo la prima coltellata; hai cercato di respingere il tuo assalitore con i piedi, e hai detto: “Vattene, Satana!” Hai detto ancora: “Lontano da me, Satana!” In questo hai espresso la tua fiducia nell’umanità, creata buona, ma alla mercè del demonio.
“Gesù sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”, dice il Vangelo.
Non vogliamo scusare gli assassini – quelli che stringono un patto col diavolo! Ma sappiamo, perché lo dice la Scrittura, che con Gesù ogni uomo, ogni donna, ogni persona umana può cambiare il proprio cuore con la grazia di Dio. E allora dobbiamo ricordare le parole di Gesù, anche se possono sembrare al di là delle nostre forze: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”.
Di fronte alla violenza diabolica, a queste frenesie demoniache che portano alla morte, ricordiamo nel nostro cuore che Dio ci ha modellati per l’amore; lasciamo vincere l’amore. Ricordiamo che la Madonna chiede di pregare perché Dio li liberi dalle grinfie del demonio. Preghiamo per loro in questo modo; chiediamolo a Gesù, “che sanava tutti quelli che erano oppressi dal diavolo”.
Roselyne, Chantal, Gerald e le vostre famiglie, la vostra strada è difficile. Lasciatemi esprimere la mia ammirazione e quella di tanti altri per la vostra dignità. Vostro fratello, vostro zio, era un pilastro, e continua ad esserlo. Non sta a me definire padre Jacques “martire”, ma come non riconoscere le fecondità del sacrificio che ha vissuto in unione con il sacrificio di Gesù, che celebrava fedelmente nell’Eucaristia? Le parole e i gesti di molti dei nostri amici musulmani, le loro visite, non vengono accolti a cuore leggero.
Mi rivolgo anche a voi, membri della comunità cattolica. Siamo feriti, costernati ma non distrutti. Mi rivolgo a voi, battezzati nella nostra Chiesa cattolica, soprattutto se non venite spesso in chiesa, se avete dimenticato la strada. Con il vescovo Georges Pontier, Presidente della Conferenza Episcopale Francese, al mio fianco, vi estendo un semplice appello a compiere un primo passo, semplice come la vita di padre Jacques Hamel:
In tributo a padre Hamel,
vi invitiamo a visitare una chiesa nei prossimi giorni,
a dire chiaramente che rifiutate di permettere la contaminazione dei luoghi sacri,
ad affermare che la violenza non getterà radici nel vostro cuore,
a chiedere le grazie di Dio,
ad accendere una candela in chiesa, un segno di resurrezione,
a raccogliervi e ad aprire il vostro cuore a ciò che c’è di più profondo;
a pregare, se potete.
A compiere una supplica.
Il 15 agosto, festa dell’Assunzione, è un giorno favorevole. La Vergine Maria verrà da voi nelle chiese con tutta la sua tenerezza.
Andate, pregate con tutto il vostro cuore il 15 agosto. Ricordiamo nostra madre e preghiamo:
O Maria, Dio non è insensibile alla supplica dei tuoi figli che si rivolgono a te!
Dio, porta a compimento nel nostro cuore quello che tuo Figlio Gesù ha iniziato!
Dio, grazie per il tuo figlio Jacques: consola la sua famiglia e fai sorgere tra di noi, tra i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù, nuovi profeti del tuo amore! Amen!
+ Dominique Lebrun
Arcivescovo di Rouen
Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti

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Musulmani in chiesa: ci stanno solo ingannando come previsto nel Corano?
di Gelsomino Del Guercio
Musulmani in chiesa con i cristiani. Domenica 31 luglio dalla Francia al resto d’Europa si sono moltiplicate le celebrazioni con la partecipazione di fedeli di entrambe le religioni in risposta al massacro di padre Jacques Hamal a Rouen ad opera di un estremista islamico.
FATWA E MENZOGNA
Eppure il gesto di solidarietà compiuto dai musulmani è stato strumentalizzato da diversi portali web. Addirittura c’è chi ha parlato di un rinnegamento della propria fede, o di dissimulazione e menzogna nell’atteggiamento di chi ha varcato la porta dei luoghi sacri cristiani. Ad esempio, c’è chi ha notato in una Chiesa romana, durante la messa, che un musulmano avrebbe cantato dall’altare un versetto del Corano (chiesapostconcilio.blogspot.it, 31 luglio).
Ma la posizione di chi ha aderito, nel mondo musulmano, a questa giornata è davvero così dissimulante? Sapevano di commettere un atto grave e illegittimo ma ci sono comunque andati in chiesa? E dunque rischiano una fatwa, una scomunica, un provvedimento disciplinare? Cerchiamo di fare chiarezza.   
IL MASSIMO DISONORE
Anzitutto va detto che un musulmano è ben consapevole della gravità che rappresenta una menzogna. Come spiega adAleteia il professore Paolo Branca islamista, docente all’Università Cattolica e responsabile della sezione per i rapporti con l’islam per l’arcidiocesi di Milano, «la menzogna è ritenuta dal Profeta la colpa massima, poiché mancare di parola nella prassi persino dei beduini preislamici era il massimo disonore. Purtroppo fu proprio con la divisione in sette contrapposte nell’islam delle origini che la pratica della dissimulazione divenne non solo permessa, ma addirittura doverosa per le minoranze che altrimenti sarebbero state eliminate».
Nel Corano stesso si paventa che conflitti e dissidi possano danneggiare luoghi di culto anche non islamici: “Se Dio non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbero ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il Nome di Dio è spesso menzionato” (22, 40)
SINCERITA’ E AFFIDABILITA’
Come riporta anche il portale musulmanohttp://www.islamquest.net «secondo gli insegnamenti islamici la sincerità e la lotta contro la menzogna sono molto importanti. L’imam Sadiq disse: “Non guardate le lunghe genuflessioni e prosternazioni delle persone, poiché è possibile che sia diventata una loro abitudine e se la trascurassero s’irriterebbero; guardate invece alla loro sincerità e affidabilità nel custodire le cose” [Safinat al-Bahar, termine “sidq”; Al-Kafi, vol. 2, pag. 104, Dar al-Kutub al-Islamiah, Teheran, 1986]. Questo vuol dire che la sincerità e l’affidabilità sono i criteri della positività e della fede delle persone».
PEGGIORE DELL’ALCOOL
«In un hadìth dell’imam Baqir – si legge ancora – è stato riportato che: “Iddio l’Altissimo per il male ha stabilito delle serrature la cui chiave è l’alcol (poiché l’ostacolo principale dei mali è l’intelletto e l’alcol lo indebolisce)”. Quindi aggiunse: “La menzogna è peggiore dell’alcol” [Usul Kafi, vol. 2, pag. 339]».
LA VISITA NEL LUOGO SACRO
Fin qui la menzogna. Ma chi domenica ha partecipato alla santa messa non ha avuto un atteggiamento menzognero o dissimulante! E vi spieghiamo perché.   
Si legge in Fatawa al-Lajnah ad-Da’imah (2/117) Fatwa #6876: “Non è ammissibile per un Musulmano entrare in luoghi di culto non musulmani dato che questo potrebbe accrescere il numero di persone che lo fa. Inoltre, Al-Baihaqi ha narrato, con una catena autentica, che ‘Umar (che Allah si compiaccia di lui) ha detto: “Non andate nelle chiese o nei luoghi di culto dei politeisti, perché lì scende l’ira di Allah su di loro”. Tuttavia, se vi è un beneficio religioso in tal modo, o lo scopo è quello di invitare all’Islam, o qualcosa del genere, allora non c’è problema [nell’entrare in una chiesa]”.
NESSUN FASTIDIO!
Il professore Branca chiarisce meglio la questione: «PersinoMaometto accolse cristiani nella sua moschea a permise loro di pregare». Basti pensare all’incontro con la delegazione di cristiani di Najran. «Il problema di entrare in templi di altre religioni – prosegue l’islamista – è legato per i musulmani alla presenza di immagini o sculture sacre che potrebbero esser considerate idolatriche, ma non tutte le scuole giuridiche concordano. Nella prassi comune si può rilevare che invece i credenti comuni spesso visitano luoghi specie dedicati alla Madonna e non sembrano disturbati dalla sua effige, che anzi venerano e invocano in varie parti del mondo musumano».
Insomma nessun reato, nessuna dissimulazione, nessuna fatwa all’orizzonte. Una iniziativa, anzi, come ha spiegato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, di cui «siamo molto lieti e molto grati» (Aleteia, 31 luglio).

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