martedì 20 settembre 2016

Diamantificazione funeraria

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Ei fu, ma ora è un diamante 
di Andrea Zambrano


Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Eh no, caro Fabrizio De Andrè, anche la tua poesia oggi sarebbe letteralmente incenerita dal potente ritrovato scientifico capace di riprodurre in laboratorio la natura. Tu credevi che la gloria della splendida via del Campo fosse cristallizzata con quel corollario, a condanna imperitura della società borghese che con i suoi vizi, il diamante, non produce nulla di buono mentre il letame invece è simbolo della natura che porta frutto. Ma adesso grazie alla scienza anche il tanto detestato diamante può vantare di avere origini altrettanto umili e godere così di una seconda chance in fatto di considerazione sociale pauperisticamente intesa. Cosicché alla tua chiusa si potrebbe aggiungere “dalla cenere nascono i diamanti”. Ma non una cenere qualunque, bensì la cenere dei defunti.
Il processo si chiama diamantificazione funeraria e il prodotto diamante della memoria: è un nuovo fenomeno sociale, e commerciale, che nasce da un sofisticato procedimento chimico che trasforma la cenere in diamante. Sembra fantasia, ma se si guarda bene il sito della società svizzera specializzata nella lavorazione si comprende come il procedimento artificiale in realtà dia lo stesso risultato offerto dalla natura che però non ha tempi di mercato dato che ci mette milioni di anni.
Merito di un procedimento chimico fisico che dalle ceneri post cremazione estrae il carbonio, il quale viene sottoposto a pressioni e temperature elevate fino a che non si trasforma in grafite. Dalla grafite al diamante il passo è breve. Ne consegue che il famigliare che porta le ceneri in Svizzera, se ne torna in Italia con un bel brillante al dito come un frontaliero qualunque che alla dogana dichiari di avere lo sposo all’anulare.
Sul sito si spiega la mission dell’iniziativa: “Una continuità di legame con la persona amata, un luogo personale dove concentrare lutto, memoria e gioia dei ricordi, un cimelio di famiglia unico e senza tempo e una preziosa forma di sepoltura”. Se l’avesse saputo il Foscolo non ci avrebbe intristito per secoli con il duro sonno della morte dentro l’urne, ci avrebbe fatto un’ode, dai Sepolcri ai Diamanti, un passo obbligato.
La notizia circola in Italia da un po’, su internet si possono trovare diversi giornali che parlano dell’azienda spiegando il procedimento e in giro ci sono pubblicità di onoranze funebri specializzate che ti consegnano il gioiello, che a seconda della quantità e della “qualità” può arrivare a costare dai 3000 ai 13mila euro laddove si riesca ad ottenere dalla lavorazione un diamante da 1 carato.
Ma quella che è a tutti gli effetti un’operazione commerciale adesso è finita sul tavolo dei Senatori della Repubblica, i quali si chiederanno se questa attività non corrisponda ad una configurazione di reato: vilipendio di cadavere. E’ quanto si domanda il senatore di Idea Carlo Giovanardi, il quale ha sentito per radio una pubblicità di un’agenzia specializzata in diamantificazione con spot singolari come "stavolta tuo marito non potrà dirti di no" ed ha iniziato a fare ricerche, scoprendo che la ditta all’avanguardia si trova in Svizzera. E si è fatto alcune domande, che in effetti sorgono spontanee al considerare un fenomeno al quale non si aveva mai pensato.
“E’ di tutta evidenza che questi diamanti, uno o più per defunto, essendoci anche la possibilità di produrne più di uno da distribuirne ai parenti, non distinguibili facilmente da quelli naturali, finiranno nel tempo ad entrare nel mercato per le più varie ragioni (furti, smarrimenti, ignoranza di ulteriori eredi della provenienza del gioiello etc…)”, dice il senatore modenese, arrivando a configurare la violazione dell’articolo 411 del codice penale.
Per questo Giovanardi ha depositato un disegno di legge per aggiungere all’articolo, subito dopo il passaggio sulle dispersioni delle ceneri, che sono consentite, la proibizione di qualunque utilizzo, dunque la sua trasformazione in un bene materiale.
A pensarci bene, la cosa potrebbe mettere in moto un discreto mercato. Non è dato a sapersi, anche perché quando si ha a che fare con la morte si entra in una sfera intima difficilmente penetrabile, ma a logicamente parlando nulla vieta che, al termine della vita terrena di nonna, ci si decida a vendere il diamante ricavato dalle ceneri di nonno, e dunque di fare business su un prodotto creato in laboratorio da un essere umano diventato un vero e proprio bene rifugio.
Nella sede italiana della società non si è al corrente dell’iniziativa di Giovanardi, stando a quanto ha appreso laNuova BQ parlando con uno dei soci, interpellato per un commento.
«Se l'onorevole Giovanardi approfondisse il nostro operato e ci venisse a trovare in Svizzera - spiega allaNuova BQ Walter J. Mendizza della Algordanza - scoprirebbe che siamo dalla stessa parte, ossia che puntiamo al massimo rispetto del defunto, della commemorazione, della condivisione del lutto. Trasformare le ceneri in diamante non significa disperderle, anzi forse è proprio la dispersione la pratica più lontana dalla trasformazione in diamante che è semplicemente un'altra forma di sepoltura». 
Secondo l'imprenditore i diamanti della memoria «possono essere considerati forme di sepoltura, attesa la forte correlazione tra le ceneri e il diamante consegnato al cliente. Tutto il processo avviene in Svizzera, è certificato DIN EN ISO 9001 e la lavorazione delle ceneri contenute in un urna è totale e contestuale, rispettando quanto previsto anche in Italia dalla normativa vigente». E ancora: «Algordanza è membro della Associazione Svizzera dei Servizi Funebri e ha finalità di commemorazione assicurando il massimo rispetto della dignità della persona scomparsa» e per quanto riguarda il rischio di "mercato nero" Mendizza tranquillizza: «Tutti i diamanti vengono incisi al laser con una scritta scelta dai famigliari oppure con il numero di protocollo assegnato alle ceneri nel momento del loro arrivo in laboratorio. L'incisione laser non è cancellabile (pena la distruzione del diamante) e questo consente di distinguere i diamanti della memoria dai diamanti naturali prevenendo qualsiasi rischio di commercializzazione illecita».
Questo per quanto riguarda l'azienda. Ma la notizia effettivamente apre lo scenario a diversi interrogativi. A parte il discorso meramente commerciale dell’attività, difesa con buone intenzioni e realizzata con precisione, è il caso di dire svizzera, molti sono gli interrogativi che questa nuova frontiera porta con sé e che non possono essere affrontati forse da un Senato, ma aprono importanti domande sulla concezione che oggi abbiamo della morte.
Una eliminazione completa della morte come luogo della trascendenza. Tutto si svolge su questa terra, anche il ricordo, del quale si può disporre materialmente. Certo, come diceva la pubblicità “un diamante è per sempre”, quindi le persone che sicuramente in buona fede sono ricorse a questo servizio, pensano che dal luogo delle tenebre il caro estinto possa entrare a far parte di un mondo di luce rappresentato dal diamante, ma è anche vero che questo porta ad una cosificazione di un bene destinato alla natura. L’idea soltanto di farsi belli, d’altra parte il diamante che cosa è se non l’emblema della bellezza e dell’eternità?, è il far passare il messaggio che l’eternità è su questa terra ed è un bene di cui posso disporre a piacimento.
Questo porta ad una seconda considerazione: il portare a business questo procedimento non è altro che abbandonare del tutto l’ultimo legame di sacro che ci è rimasto col nostro corpo: vilipeso dalla pornografia, sfruttato dalla schiavitù del sesso, cosificato dall’ondata di nuovi diritti in fatto di procreazione medicalmente assistita, al corpo umano restava come ultimo spazio inviolato il sonno all’ombra dei cipressi, a monito imperituro di una sacralità di un bene del quale non si può più disporre perché ora è di fronte ad un altro e ben più amoroso Giudice. Come si fa a dire che il diamante è una forma di sepoltura? Che per sua natura, anche etimologica, presuppone un nascondimento sotto terra?
Infine un rifiuto totale di considerare la morte un passaggio ad un’altra vita, questa sì più luminosa e splendente. E’ la Resurrezione dei corpi, verità di fede annunciata da 2000 anni dalla Chiesa, a finire sotto i colpi di questa nuova moda. Una Resurrezione che viene negata dagli stessi uomini, disposti a trattenere presso di sé, con gelosia e il rischio di una certa avidità, ciò che un giorno risplenderà nella gloria eterna. Ecco un problema al quale la Chiesa non aveva certo pensato quando ha permesso la cremazione delle salme, pratica ormai sdoganata e consentita anche in ambito cattolico. Memore di un monito che oggi, mutatis mutandis, potrà cambiare drasticamente: “Ricordati che sei cenere e diamante diventerai”.
lanuovabq

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