giovedì 22 settembre 2016

La città di Satana

portone-torino

di Gelsomino Del Guercio (aleteia)

Esiste una città di di Satana? Un luogo dove il Diavolo attecchisce più che in altri posti? Sembrerebbe di si. E questa città risponde al nome di Torino.
Tra leggenda e realtà nei secoli il capoluogo del Piemonte è riuscito a farsi affibbiare l’etichetta di “città del Diavolo”. Per almeno tre motivi.
1) COVO DI SATANISTI
Nel periodo 1850-1870 il governo risorgimentale piemontese si mostrava straordinariamente tollerante con tutte le forme di religiosità non cattolica o anti-cattolica, che riteneva strumentalmente utili alla sua polemica contro la Chiesa di Roma. In quegli anni il Piemonte – e Torino in particolare – vedono, di conseguenza, una tolleranza unica in Europa verso movimenti religiosi e magici di frangia, spiritisti, occultisti (http://www.cesnur.com).
Il processo delle sonnambule
Dopo la presa di Roma nel 1870, le ragioni strumentali della tolleranza piemontese verso i maghi più o meno sulfurei vengono meno, e nel 1890 – con il cosiddetto “processo delle sonnambule” – la polizia e la magistratura torinese danno un chiaro segnale che i tempi d’oro per la libera pratica delle “arti oscure” a Torino sono finiti.
Le sonnambule erano donne con problemi di mente maneggiate da individui senza scrupoli, presto definiti “magnetizzatori”. Loro, le “sonnambule”, ipnotizzate, assopite, erano in grado di compiere atti di cui al risveglio non serbavano alcun ricordo (http://www.torinocuriosa.it).
La chiesa di Satana
La leggenda, però, continua. Nel 1968 Torino è una città-laboratorio della contestazione operaia e studentesca, segnata dalla presenza nello stesso tempo di forme anticlericali (spesso, ancora, di carattere goliardico) e di una attiva massoneria “di frangia”, ripudiata dalle obbedienze massoniche maggioritarie e interessata all’occultismo e alla magia sessuale. È in questi ambienti che le notizie giornalistiche sull’esistenza di satanisti in California e altrove suscitano una certa curiosità.

Un primo gruppo di persone – che gravitano, appunto, nell’ambiente delle massonerie “di frangia” occultiste – si indirizza alla Chiesa di Satana californiana (che conserva nei suoi archivi traccia di questi contatti piemontesi, fra il 1968 e il 1970). Su questa base nasce una “Chiesa di Satana” di Torino, che raccoglie discretamente alla fine degli anni 1960 e all’inizio degli anni 1970 un numero di aderenti che certamente non supera mai il centinaio.
L’occultismo
Le origini della seconda formazione denominata a Torino “Chiesa di Satana”, più strettamente “occultista”, sono così strane da poter essere considerate paradossali.

Un romanziere e folklorista francese, Claude Seignolle(nato nel 1917), aveva pubblicato diversi libri raccogliendo tradizioni popolari sul Diavolo, di cui uno dal titolo promettente, Les Evangiles du Diable (Maisonneuve & Larose, Parigi 1963). Personaggio curioso, Seignolle si è sempre divertito a presentarsi come un mago di campagna capitato quasi per caso a Parigi, e a lasciare circolare voci che lo dipingono come detentore di segreti esoterici (benché il suo interesse per il folklore demoniaco muova da studi effettuati sotto la guida di etnologi accademici).
Avvicinato nel 1969 da torinesi che cercano un’iniziazione satanista, Seignolle li benedice e li incoraggia, fra il serio e il faceto. È sufficiente perché tornino a Torino convinti di avere ricevuto una “vera” iniziazione a una tradizione trasmessa di padre in figlio, il che determina uno scisma nel piccolo mondo dei satanisti torinesi. I riti sono simili – benché il gruppo scismatico, stagione permettendo, preferisca praticarli all’aria aperta – ma il significato diventa diverso.

Nessun proselitismo
Né la prima né la seconda “Chiesa di Satana” – per quanto si siano divertite a confermare le false statistiche di origine goliardica – ha mai svolto forme organizzate di proselitismo, reclutando occasionalmente nuovi adepti solo sulla base di contatti personali. Non hanno mai avuto sedi, costituito associazioni o pubblicato giornali. Negli anni sono numerose però, le segnalazioni di casi di messe nere nel capoluogo piemontese.
2) I TRIANGOLI MAGICI
Un altro dei motivi per cui si associa Torino come “città di Satana” è perché rappresenta il vertice non di uno ma di ben due triangoli magici: il primo e più conosciuto è quello formato con Lione e Ginevra ed è un triangolo di magia positiva, “bianca”.

Il secondo triangolo ha invece per vertici Londra e Praga ed è un triangolo di magia negativa, “nera”, al servizio del satanismo. Secondo alcuni non è dunque un caso se nello sforzo di ammodernare le vie di comunicazione europee la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione è stata giudicata così importante (http://www.fanwave.it).
Tav e satanismo
Torino, Lione e Ginevra condividono anche un altro tratto, il riferimento ad una costellazione: quella del Toro nel caso di Torino, del Leone per Lione e della Vergine per quanto riguarda Ginevra (il nome della città svizzera nella sua dizione francofona, “Ginevre”, è un anagramma appunto di Vergine). Inoltre Lione e Torino, entrambi “poli maschili” del triangolo (mentre Ginevra rappresenta quello femminile) sono entrambe città sorte in mezzo a due fiumi, il Rodano e la Saona nel caso francese, la Dora Riparia e il Po nel caso italiano.
Nozze mistiche
Al di là dell’evidente valore strategico di tali posizioni, specie in tempi antichi, la scelta avrebbe rappresentato un modo di riferirsi alla coniunctio oppositorum, ossia alle nozze mistiche, alla sintesi dell’elemento solare e di quello lunare, di quello maschile e femminile, ciascuno rappresentato da uno dei due corsi d’acqua.
3) IL PORTONE DEL DIAVOLO
Numerosi poi, sono i monumenti ed i punti della città di Torino protagonisti di strane leggende esoteriche. Uno di questi è sicuramente il portone di Palazzo Trucchi di Levaldigi, meglio conosciuto come il Portone del Diavolo. Questo palazzo ospita oggi la sede della Banca Nazionale del Lavoro e, vista la nomea del suo portone, è anche conosciuto come Palazzo del Diavolo(www.guidatorino.com).

Il portone fu scolpito nel 1675 da una manifattura di Parigi su richiesta di Giovanni Battista Trucchi di Levaldigi, conte e generale delle Finanze di Carlo Emanuele II. La porta, molto bella, è riccamente intagliata e adorna di fiori, frutta, animali ed amorini. La cosa più interessante, quella che ha contribuito al nome che oggi porta, è il batacchio centrale che raffigura il diavolo che scruta i visitatori che bussano alla porta. La parte finale, quella che si prende con la mano per bussare, è composta da due serpenti le cui teste si uniscono nel punto centrale.
Comparso dal nulla
E questo per quanto riguarda la versione storica della creazione di questo portone. Per quanto riguarda la versione “magica”, sembra che il portone sia comparso dal nulla una notte. Si narra che, quella notte, un apprendista stregone avesse invocato le forze oscure e lo stesso Satana. Il Diavolo, scocciato da questa invocazione, decise di punire lo stregone imprigionandolo dietro il portone che il malcapitato non riuscì mai più ad aprire.

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