giovedì 1 settembre 2016

La Mamma di Calcutta

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Paul De Maeyer

Madre Teresa, che il Papa proclamerà Santa il 4 settembre con una solenne cerimonia in Piazza San Pietro, è indubbiamente uno dei personaggi più conosciuti e ammirati del nostro tempo. Spese l’intera esistenza ad aiutare, nel nome di Gesù,  i “poveri più poveri” della terra. Scrisse di sé: “Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”. Giovanni Paolo II la definì “Icona del buon Samaritano”. Il mondo le ha sempre reso omaggio con innumerevoli riconoscimenti e nel 1979 fu insignita anche del Premio Nobel per la pace. Ora, riceve il massimo onore che la Chiesa possa dare: la conferma matematica che il suo spirito è per l’eternità nella casa del Padre. Tra le numerose pubblicazioni che, in questi giorni, trattano della  vita e dell’opera della grande Santa, spicca un libro che si intitola ‘La Mamma di Calcutta’,  pubblicato dall’editrice cattolica Ancora, a firma del giornalista Roberto Allegri. Un libro singolare, in quanto non si tratta né di una biografia, né di un saggio: è un “racconto”, ovvero un libro scritto con le caratteristiche  del “racconto letterario”, come spiega l’autore Roberto Allegri nell’intervista a ZENIT.
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Come mai si è interessato del personaggio di Madre Teresa?
Io non ho conosciuto Madre Teresa, ma ho conosciuto diverse persone che l’hanno frequentata e le erano amiche. E che conoscevano suo fratello, Lazar, che è vissuto a lungo in Italia. I loro racconti mi affascinavano, soprattutto quelli riguardanti la vita normale, di persona  comune di Madre Teresa, ed è nato in me il desiderio di questo libro.
Come mai ha scelto questa forma narrativa per il suo libro?
Volevo raggiungere un pubblico più vasto possibile. Il ‘racconto’ è infatti un genere letterario che ha origini antichissime, e che fu molto usato anche per le vite dei santi nei primi secoli del cristianesimo. Nel nostro tempo, la sua struttura tradizionale si è arricchita di nuove caratteristiche mutuate dalla sceneggiatura cinematografica e dalla fiction televisiva. Con questo genere di scrittura, gli eventi, i fatti, le storie vengono vivificati,  attraverso dialoghi, raffigurazioni ambientali, scenari psicologici emotivi, introspezioni. Chi legge, è come se vedesse un film o un documentario televisivo. Dal punto di vista dei contenuti il mio libro, scritto con questo criterio narrativo,  è storico al 100%. Ho controllato meticolosamente date, fatti, nomi, eventi, attraverso biografie rigorose e testimonianze dirette di persone che hanno conosciuto e frequentato la Madre. Tutto quello che riferisco corrisponde esattamente a ciò che è accaduto nella vita di questa Santa. Anche se è uscito in libreria da solo due settimane, il libro ha già attratto l’interesse di alcune case editrice straniere, e sono già stati firmati quattro contratti rispettivamente per la lingua spagnola, francese, polacca e portoghese. Significa che il sistema di scrivere una biografia con i criteri del ‘racconto letterario’ interessa e incuriosisce anche gli addetti ai lavoro”.


Da quale caratteristica della vita spirituale della Santa è stato maggiormente affascinato?
Dal suo dialogo continuo e concreto con Gesù. È stata una donna attenta alla voce interiore, ai richiami di Dio e per seguirli ha affrontato situazioni difficili da un punto di vista umano e anche giuridico. Nel 1948 lei era suora già da vent’anni e insegnava in un celebre istituto frequentato dalle ragazze delle famiglie ricche di Calcutta. E, come ha raccontato lei stessa, ad un certo momento ha avuto una “chiamata nella chiamata”. E cioè, Gesù le chiedeva di abbandonare quella vita tranquilla di insegnante, di uscire dalla Congregazione religiosa e dedicarsi completamente ai poveri. Per una suora, abbandonare  la propria Congregazione religiosa, allora, era uno scandalo tremendo. Le sue consorelle fecero di tutto per  farle cambiare idea, ma lei fu irremovibile. Fu giudicata male, ricoverata in una casa di cura come se fosse impazzita, sottoposta a trattamenti farmacologici riservati alle persone con turbe psicologiche. La costrinsero a chiedere al Papa la secolarizzazione, ma il Papa, delle varie relazioni che aveva ricevuto, intuì che le affermazioni della suora non erano fantasiose e le concesse di uscire dalla Congregazione e dedicarsi ai poveri, come Gesù le aveva chiesto, restando suora a tutti gli effetti. Lei poi ha dato vita a una Congregazione religiosa nuova, le Missionarie della Carità, unica nel suo genere. Sconcertante, in un certo senso, soprattutto perché le suore di Madre Teresa emettono quattro voti. Oltre ai tre tradizionali, Povertà, Obbedienza e Castità, anche il voto di servire i poveri più poveri “gratuitamente”. Cioè, per quel loro lavoro non possono ricevere stipendi o ricompense di nessun genere. È un legame di povertà inconcepibile in un mondo come il nostro, perché manifesta il loro totale abbandono nella mani della Provvidenza. E vivono osservandolo scrupolosamente.
Il suo libro ha una lunga prefazione di un personaggio del mondo dello spettacolo, il cantante Albano. Cosa c’entra Albano con Madre Teresa?
Sono molto legato ad Albano che è mio padrino di Battesimo e abbiamo  scritto insieme alcuni libri. Albano ha avuto  l’occasione di incontrare varie volte Madre Teresa, la ammira molto ed ho pensato che poteva scrivere qualche cosa di importante per il mio libro. Infatti,  ha raccontato i suoi variINCONTRI con la madre e si è dilungato in particolare su uno che è molto singolare: Madre Teresa è stata madrina al battesimo di sua figlia Cristel. Questo avvenne nel 1986, esattamente 30 anni fa. Cristel era nata il giorno di Natale del 1985 e a maggio del 1986 non era ancora stata battezzata. Al Bano, che era nel pieno della sua popolarità, inseguito ad ogni passo da fotografi e giornalisti, desiderava, per quel battesimo, una cerimonia religiosa intima, che potesse conservare in pieno tutto il suo profondo significato religioso.  Si confidò con un sacerdote romano, Don Sergio Mercanzin, chiedendogli di organizzare il battesimo in forma privata, a Roma. Questi, conoscendo l’ammirazione che Albano aveva per madre Teresa organizzò il Battesimo nella cappella privata di un vescovo, monsignor Pavel Hnilica, e chiese a Madre Teresa di fare  da madrina. La religiosa accettò con entusiasmo. Si preoccupò solo di precisare che lei, poiché viveva in India, ed era sempre in giro per il mondo, non avrebbe potuto seguire da vicino la crescita della bimba, come è dovere di una madrina di battesimo. Ma assicurò che sarebbe stata una “madrina spirituale” attentissima, affettuosa, e non avrebbe mai dimenticato nelle sue preghiere quella piccola “figlioccia”. Quella bambina è cresciuta, orgogliosa del suo legame con Madre Teresa. Il 3 settembre si sposa e, guarda caso, proprio alla vigilia della canonizzazione. Al Bano mi ha precisato che quella data è stata scelta senza sapere che coincideva con la vigilia della proclamazione delle santità di Madre Teresa. Una coincidenza strana, ma graditissima e, forse, non casuale pensando a Madre Teresa.
Ha altri progetti in cantiere di questo genere?
Ho già in lavorazione un racconto legato alla vita di San Giovanni Battista, personaggio importante per la storia di Gesù, ma del quale si trovano pochi flash nei Vangeli. Ho anche un manoscritto già ultimato, il cui protagonista non è il personaggio realmente esistito, ma che, per vicende misteriose, dal nostro tempo viene catapultato in Palestina al tempo della vita pubblica di Gesù. E, conoscendo come la storia del Figlio di Dio sarebbe andata a finire,  tenta in tutti i modo  di convincerlo a non cadere nella trappola del Sinedrio.

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Madre Teresa e Chiara Lubich

«Tu fai quello che io non posso fare. Io faccio ciò che tu non puoi fare»[1], questo era il saluto abituale di Madre Teresa di Calcutta a Chiara Lubich ogni volta che la incontrava, e le occasioni sono state molte.
Parole che narrano la “semplice complessità” della loro amicizia, «grande, intima, profonda» dirà la Lubich.
Così questa descrive il loro incontro avvenuto a fine maggio 1997, presso una povera palazzina del Bronx, a New York, in una cella del convento delle Missionarie della Carità.
«Ebbi un colloquio con lei prolungato e indimenticabile. Era a letto con forti dolori alla schiena, in un ambiente povero (…). L’incontro era stato un’eccezione date le sue precarie condizioni di salute. Privato, gioiosissimo. (…) Poi cominciò a parlare e parlare. Era la fondatrice di un’Opera di Dio che parlava ad un’altra, ben più indegna, e poteva comunicarle i frutti di tutta la sua vita: case di vita contemplativa e attiva (…), diffusione in 120 paesi, progetti ostacolati da governi (…). Parlava del quarto voto che prevede di servire con tutto il cuore i più poveri dei poveri, dei moribondi accompagnati in Paradiso (…). Era il suo magnificat. I pochi minuti concessi dal medico diventarono venti. Peccato che non si sia potuta scattare nessuna foto della Vita che c’era in quella stanza, di quel colloquio che aveva sapore di Paradiso. Poi ci lasciammo, abbracciandoci. Non dimenticherò mai quel volto e quella gioia (…). Sono contenta di averla conosciuta e di averla avuta così vicino. Ho cominciato a pregare non tanto per lei, ma lei per tutti noi».[2]
E aggiungeva in un’altra occasione: «Ha realizzato quello che il Papa [Giovanni Paolo II] definisce genio femminile, che sta proprio in ciò che Maria aveva di caratteristico. Lei non era tanto investita da un ministero, ma (…) era investita dall’amore, dalla carità, che è il più grande dono, il più grande che viene dal cielo»[3].
In un collegamento telefonico con i membri dei Focolari nel mondo il 25 settembre 1997, Chiara Lubich diceva di lei: «Madre Teresa è (…) una maestra eccelsa dell’arte di amare. Amava veramente tutti. Non chiedeva al suo prossimo se era cattolico o indù o musulmano, ecc. (…)
Madre Teresa amava senz’altro per prima. Era lei che andava a cercare coloro per i quali era stata inviata da Dio. Madre Teresa vedeva, come forse nessun altro, Gesù in ognuno: “L’hai fatto a me” era appunto il suo motto. Madre Teresa si faceva uno con tutti. S’è fatta povera con i poveri, ma soprattutto come i poveri. Ed è qui che si differenzia dalla semplice assistente sociale (…) o da chi è dedito al volontariato. Non accettava nulla che non potessero avere anche i poveri.
E’ nota, ad esempio, la sua rinuncia e quella delle sue suore ad una semplice lavatrice, rinuncia che molti non comprendono – dicono infatti: in questi tempi! -, ma lei faceva così perché i poveri non ce l’hanno e quindi non voleva averla nemmeno lei. S’è addossata, ha fatto propria la miseria dei poveri, le loro pene, le loro malattie, le loro morti.
Madre Teresa ha amato tutti come se stessa, sino ad offrire loro il proprio ideale. Invitava, ad esempio, i volontari che prestavano per un certo tempo servizio alla sua Opera, a cercare la propria Calcutta là dove ognuno tornava. Perché i poveri – diceva – sono un po’ dovunque.
Madre Teresa ha senz’altro amato i nemici. Non s’è mai fermata a contestare le accuse assurde che le si rivolgevano, ma pregava per i nemici»[4].
Due giorni prima, alla comunità dei Focolari dell’Emilia Romagna radunata a Rimini, Chiara confidava: «Ho ammirato Madre Teresa in modo specialissimo per la sua determinazione. Aveva un ideale: i più poveri fra i poveri. E vi è rimasta fedele. Tutta la vita ha puntato su quest’unico obiettivo. Anche in questo è per me un modello di fedeltà all’ideale che Dio mi ha affidato».

[1] Cf. C. Lubich, Il suo “magnificat”, Città Nuova, 25 settembre 1997.
[2] idem
[3] Cf. Intervista di Chiara Lubich alla Radio Vaticana su Madre Teresa di Calcutta, 10 settembre 1997.
[4] Cf. C. Lubich, Costruendo il “castello esteriore”, Città Nuova, Roma 2002, pp. 25-28.
Zenit

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