venerdì 21 ottobre 2016

Coscienza sacrario dell'uomo


di Pietro Parolin*


Il Segretario di Stato Pietro Parolin ha inviato al Prof. Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino, un messaggio sul tema dell’obiezione di coscienza, oggetto del convegno "Coscienza senza diritti?" iniziato ieri nell’Aula dei gruppi a Montecitorio.  Il convegno è stato aperto dai saluti del questore della Camera Stefano Dambruoso e del presidente dell’Ass. Naz. Magistrati Piercamillo Davigo. Sono seguite le relazioni del direttore dell’European Centre for Law and Justice Grégor Puppinck, del consigliere della Corte di Cassazione Giacomo Rocchi e del prof Mauro Ronco, oltre alle testimonianze dai settori interessati in modo diretto o indiretto dal conflitto fra la norma di legge e la coscienza personale, con il presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini, il segretario generale della Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici Ermanno Pavesi, il presidente dell’Unione cattolica Farmacisti italiani Pietro Uroda e il dirigente della P.A. Paolo Maria Floris. La Nuova BQ pubblica l'intervento del cardinale Parolin.
 
L'obiezione di coscienza non è solo una delle molte frontiere lungo le quali si decide il confronto tra una visione strutturata e valoriale della persona umana ed una visione molto più fluida, se non addirittura "liquida" (per riprendere l'aggettivo che Zygmunt Baumann ha applicato alla società contemporanea), di un uomo disancorato da solidi punti di riferimento, secondo una malintesa idea di libertà. L'obiezione di coscienza è anche il luogo dove si misura il fondamento della dignità umana e dove, al tempo stesso ed in negativo, si manifestano le contraddizioni conseguenti ad una incontrollata proliferazione dei diritti, spesso avvenuta trascurando i corrispondenti doveri ed il fondamento degli uni e degli altri, che la Chiesa ravvisa nella dignità dell'essere umano in qanto creato da Dio. 
 
Sintomatica di questa contraddizione è la domanda, non solo provocatoria, proposta dal vostro Centro Studi: Coscienza senza diritti? Sarebbe invero strano, per non dire paradossale, che in un tempo in cui la volontà umana si arroga il "diritto di creare diritti" - abbattendo l'uno dietro l'altro i limiti che la natura, l'etica, la religione, e la stessa cultura umanistica hanno finora indicato - in questo stesso tempo l'uomo venga ferito anche nell'intimo della coscienza. E' noto infatti che l'insegnamento cattolico valorizza in modo particolare il giudizio della coscienza indicando in essa "il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria" (Concilio Vaticano II, Cost Pastorale Gaudium et Spes, 16); ma anche in una prospettiva solamente filosofico-morale la coscienza riveste un ruolo decisivo quanto luogo centrale di esercizio della libertà umana, quale applicazione all'ambito etico della funzione generale della capacità umana di conoscenza. Essa è l'istanza in fondo, dove l'uomo discerne il bene dal male e si determina all'azione di conseguenza. 
 
D'altro canto si deve considerare che, come è stato più volte evidenziato, il vero problema posto dall'obiezione di coscienza non è solo quello della sua affermazione, ma anche quello della sua limitazione, al fine di evitare che una indiscriminata affermazione del diritto di obiezione comporti un'anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge. Il tema reale ed è giusto porlo, proprio al fine di evitare che l'incapacità di affrontarlo conduca ad un rifiuto aprioristico di qualunque obiezione anche in casi, come quello che il Convegno si propone specificamente di affrontare, in cui la scelta di coscienza implica profonde convizioni di natura etica e/o religiosa di cui l'ordinamento giuridico non può disinteressarsi.
 
Sono questi i casi in cui si avverte concretamente come la tutela della coscienza postuli due preliminari azioni di fondo, tra loro convergenti ed interdipendenti. Da un lato è necessario recuperare una visione integrale dell'uomo e della sua dimensione trascendente, senza le quali non è possibile operare un blanciamento di interessi che ne rispetti e garantisca la libertà, nonché evitare il pendio lungo il quale la coscienza perde le cratteristiche di pungolo e stimolo che le sono proprie, fino a diventare una coscienza "isolata", come denuncia Papa Francesco (cfr Esortazione ap. Evangeli Gaudium, nn 1,8 e 282), chiusa nei propri interessi e dove non v'è spazio nè per l'Altro nè per gli altri.
 
Da un altro lato, è necessario che la difesa della coscienza passi attraverso la promozione di una sua corretta formazione. "Una coscienza ben formata infatti è retta e veritiera" (CCC n. 1783) e solo così, attraverso questo costante ed impegnativo lavoro di formazione, la coscienza diventa sacrario, momento di dialogo e confronto, evitando la comoda deriva di un pericoloso "isolamento" e di una confusione con l'abritrio individuale.
 
Sotto tale profilo ritengo prezioso ricordare quanto affermato da San Giovanni Paolo II nel messaggio inviato in occasione della Giornata Mondiale della Pace del 1991 ed intitolato: "Se vuoi la pace, rispetta la coscienza di ogni uomo". In quell'occasione il Santo Padre, oltre a riconoscere il ruolo fondamentale della famiglia e della scuola nell'ambito della formazione della coscienza, affermò al tempo stesso che "ogni individuo ha il grave dovere di formare la propria coscienza alla luce della verità obiettiva, la quale va perseguita appassionatamente e vissuta al meglio delle proprie capacità. Questa sincera ricerca della verità porta non solo a rispettare la ricerca degli altri, ma anche al desiderio di ricercare insieme". 
 
Queste parole mi sembrano costitutuire un auspicio anche per i lavori del convegno affinché possa esprimersi durante e per mezzo di essi i desiderio di questa comune ricerca; una ricerca appassionata e "vissuta al meglio delle proprie capacità", come quella che ha caratterizzato la professione e più in generale la vita del servo di Dio Rosario Livatino e la cui generosa e coraggiosa condotta desidero indicare come esempio. 
*Segretario di Stato Vaticano

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