lunedì 24 ottobre 2016

Curva, come la donna sofferente.

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L’uomo, anche se creato per contemplare la luce dall’alto,
è stato scacciato dal paradiso per colpa dei suoi peccati
e, per conseguenza, le tenebre regnano nella sua anima,
facendogli perdere l’appetito delle cose dell’alto
e portare la sua attenzione verso le cose del basso.

San Gregorio Magno

***

Un tempo non esistevo e tu mi hai creato.
Non avevo pregato e tu mi hai fatto.
Non ero ancora venuto alla luce e tu mi hai visto.
Non ero comparso e tu hai avuto pietà di me.
Non ti avevo invocato e ti sei preso cura di me. 
Non avevo fatto un gesto con la mano e tu mi hai guardato.
Non avevo supplicato e mi hai usato misericordia.
Non avevo articolato parola e mi hai sentito.
Non avevo sospirato e tu hai teso l'orecchio.
Pur sapendo cosa mi sarebbe successo,
non mi hai disdegnato.
Avevi considerato coi tuoi occhi preveggenti
gli errori del peccatore quale sono,
eppure mi hai formato.
Ed ora che mi hai creato
e salvato,
me, oggetto di tanta sollecitudine,
non permettere che la ferita del peccato causata dall'Accusatore
mi faccia perdere per sempre.
Legata, paralizzata,
curva come la donna sofferente,
la mia povera anima non ha la forza di raddrizzarsi.
Guarda fissa a terra sotto il peso del peccato,
a causa dei duri lacci di Satana...
Tu, unico Misericordioso, chinati su di me,
povero albero caduto.
Sono secco, fammi rifiorire,
in bellezza e splendore,
secondo le parole divine del santo profeta (Ez 17,22-24)...
Tu, unico Protettore,
getta su di me lo sguardo
che viene dalla sollecitudine del tuo amore indicibile...
e dal nulla creerai in me la luce stessa. (cfr Gen 1,3)
(San Gregorio di Narek (ca 944-ca 1010), monaco e poeta armeno
Libro di preghiere, n° 18)

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