domenica 23 ottobre 2016

Le tre famiglie: Luterani - Riformati - Anglicani




Alla vigilia del viaggio del Papa in Svezia...

Le tre famiglie: Luterani - Riformati - Anglicani 
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Nel linguaggio comune e più diffuso sono chiamate "Chiese riformate" le comunità religiose cristiane non-cattoliche che risalgano in un modo o in un altro alla Riforma avviata con le posizioni e le tesi diMartin Lutero (31 ottobre 1517) (1). La definizione generica riportata deve però essere articolata con precisione nel tempo, da Lutero ad oggi, poiché non si tratta di una dicitura del tutto precisa. Oltre al primo movimento, dello stesso Lutero, che si espande relativamente presto in Germania e Scandinavia, va ricordata la seconda grande corrente del primo protestantesimo, in Svizzera, con i suoi tre nomi eccellenti: Ulrich Zwingli, Guillaume Farel e Giovanni Calvino. Ci sarà poi la terza corrente: l'Anglicanesimo.
Le correnti principali, più diffuse nel mondo e più conosciute sono:
Calvinismo
Chiesa evangelica valdese
Chiese Evangeliche
Riformate Battiste
Chiese protestanti
Anglicanesimo
Presbiterianesimo
Protestantesimo
Riforma protestante
Zwinglianesimo
Le chiese riformate, non centralizzate, non hanno fra di loro un'omogeneità organizzativa poiché nonostante diversi coordinamenti agiscono indipendentemente su base locale (regionale o nazionale) attraverso sinodi, associazioni o assemblee.
"Subito la dottrina luterana divenne arma di rivolta politica: i principi tedeschi ne sposarono la causa vedendo la possibilità, con l’appoggio al luteranesimo, di distruggere lo schema medievale che li subordinava all’imperatore e di incamerare, non riconoscendo l’autorità della Chiesa di Roma, i beni ecclesiastici. Seguendo l’esempio del ducato di Prussia che, dominio religioso dell’ordine dei Cavalieri teutonici, fu secolarizzato con il passaggio al luteranesimo del gran maestro dell’ordine Alberto di Hohenzollern, i principi tedeschi colsero l’occasione di combattere Carlo V mentre era impegnato nelle lotte contro la Francia. Alla dieta di Spira (1529) e a quella di Augusta (1530), seguirono la lega di Smalcalda (1530) e poi la lotta aperta dell’imperatore fino alla pace di Augusta (1555) con il riconoscimento del luteranesimo e della libertà di seguire la religione sia cattolica sia luterana. La diffusione del luteranesimo e del calvinismo fu rapida in Europa: la Chiesa luterana si affermò soprattutto in Germania e nei paesi scandinavi; più debole la diffusione in Polonia e in Boemia. Il calvinismo penetrò rapidamente in paesi economicamente e socialmente più avanzati, come i Paesi Bassi, dove la ricca borghesia mercantile difese la libertà di culto, insieme ai suoi privilegi e alle sue autonomie, contro il centralismo di Filippo II. Esso fu anche abbracciato da una larga parte della nobiltà francese, ungherese, polacca, raccogliendo successi presso i re di Navarra (1558), nella Germania occidentale e, per opera di J. Knox, in Scozia: la storia del calvinismo si intrecciò a lunghe lotte politiche, di cui i momenti salienti sono rappresentati dalle guerre di religione in Francia (1562-98) e dalla guerra di liberazione contro la Spagna in Olanda." (Treccani)
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Svizzera - Francia 
In Svizzera, "dapprima Ulrich Zwingli (1484-1531) convince nel 1523 i magistrati di Zurigo ad adottare sessantasette tesi che superano in radicalismo Lutero, negando in particolare qualunque forma di presenza reale nell’eucarestia e promuovendo un culto più spoglio e austero. Altre città svizzere – fra cui Berna e Basilea – seguono Zurigo nella Riforma, ma la reazione cattolica si traduce in una guerra in cui Zwingli trova la morte nel 1531. Zurigo rimane protestante sotto la guida di Heinrich Bullinger (1504-1575), e la Riforma si estende ai cantoni di lingua francese grazie a Guillaume Farel (1489-1565) e Giovanni Calvino (Jean Calvin, 1509-1564), entrambi di origine francese. A Ginevra, riformata dal 1535, Calvino esercita dal 1541 all’anno della sua morte, il 1564, un’autorità – almeno morale – senza precedenti. L’espansione in Francia è arrestata da una violenta e talora sanguinosa reazione cattolica, ma nel Paese si radica comunque una minoranza riformata – detta “ugonotta” –, presente ancora oggi. Calvino e Bullinger si accordano su una dottrina della presenza spirituale del Signore nella Cena eucaristica, un consenso – peraltro – che li mantiene separati dai luterani. L’enfasi sulla dottrina della predestinazione conferisce anche alle comunità riformate una caratteristica distintiva. In Svizzera i riformati elaborano un modello di Chiesa dove l’autorità non risiede nei vescovi ma in un collegio misto di pastori e laici sul modello del “Concistoire” di Ginevra. In Gran Bretagna la corrente riformata si divide in un’ala “presbiteriana” e in una “congregazionalista” – dove l’autorità ultima risiede nella congregazione locale, in una situazione di uguaglianza radicale fra pastori e laici –, e questa distinzione si trasferisce negli Stati Uniti. John Knox (1505-1572), che era stato allievo di Calvino a Ginevra, conquista al calvinismo la Scozia." (Cesnur)
Anglicani: Inghilterra - Nuovo mondo
"In Inghilterra – di fronte alla riforma anglicana (1532) (2) – i calvinisti propugnano una Chiesa ulteriormente “purificata” dai residui cattolici, e sono perciò chiamati – originariamente in senso dispregiativo – “puritani”. Perseguitati in patria, i puritani emigrano nelle colonie americane, a partire dai famosi “Padri pellegrini” che nel 1620 partono a bordo del Mayflower. Non tutti, peraltro, erano partiti. La minoranza riformata rimasta in Inghilterra costituirà la spina dorsale di un movimento di opposizione all’assolutismo reale sanzionato dalla Chiesa anglicana. Questo movimento porta nel 1643 all’abolizione dell’episcopato in Inghilterra e nel 1645 – in seguito alla vittoria di Oliver Cromwell (1599-1658), alla testa di una coalizione composta da diversi gruppi di dissidenti religiosi – alla costituzione del Commonwealth che, giustiziato nel 1649 il re Carlo I (1600-1649), abolisce la monarchia. Dopo la morte di Cromwell, nel 1658, i presbiteriani, più moderati dei congregazionalisti, favoriscono il ritorno della monarchia, nel 1660. Presbiteriani e congregazionalisti sono “tollerati” in Inghilterra a partire dal 1689 (Act of Toleration), ma la Chiesa anglicana rimane la Chiesa nazionale.
Oltre che in Scozia e in alcuni cantoni svizzeri, le comunità riformate costituivano nel secolo XVII la religione di Stato in Olanda, cioè nelle Province Unite protestanti che nel 1579 si erano separate dalle province meridionali cattoliche fedeli alla Spagna, che corrispondono in gran parte all’odierno Belgio. Nel 1618, in Olanda, il Sinodo di Dort aveva condannato il professore di Leida Jacob Arminius per le sue idee revisioniste in tema di predestinazione. La condanna di Arminius – le cui idee sarebbero state parzialmente riprese dai metodisti – sottolineava come la dottrina della predestinazione rimanesse centrale per le comunità riformate.
Nel Settecento – troppo spesso identificato con un protestantesimo di Stato freddo e formalista – il mondo riformato è scosso da fenomeni di risveglio, a partire da quello guidato negli anni 1730 nei futuri Stati Uniti da Jonathan Edwards (1703-1758). Nel secolo XIX il risveglio si estende a tutte le comunità riformate europee e penetra come si è accennato anche nella Chiesa valdese.
Il mondo riformato ha vissuto dal secolo XIX un processo di riunificazione confessionale; la prima tappa è stata l’Alleanza mondiale delle Chiese riformate, inizialmente composta da soli presbiteriani, e che dal 1975 ha accolto anche congregazionalisti. Nel 2010 questo organismo si è fuso con Consiglio Ecumenico Riformato (REC) dando vita alla Comunione Mondiale delle Chiese Riformate (WCRC). Negli Stati Uniti d’America, a seguito di una serie di fusioni – che hanno superato anche le divisioni che si erano prodotte all’epoca della Guerra civile – nel 1983 si è formata la Presbyterian Church (U.S.A.), che con oltre due milioni e mezzo di membri è la maggiore comunità riformata americana, seguita dalla United Church of Christ, che conta un milione e mezzo di membri, anch’essa risultato di una serie di fusioni alle cui origini si trovano una serie di gruppi congregazionalisti.
Molto forti le Chiese “di missione”, particolarmente in Corea, Indonesia, Sudafrica, Malawi, Congo e Camerun. Nel mondo i riformati sono circa settanta milioni, ma – come per i luterani – si tratta, particolarmente in Europa, di credenti spesso solo “nominali”. Proseguendo – tuttavia – nella tradizione di Calvino, le comunità riformate hanno offerto anche nel secolo XX al mondo protestante alcuni dei suoi più influenti intellettuali e teologi, fra cui lo svizzero Karl Barth (1886-1968) e l’americano Reinhold Niebuhr (1892-1971)." (Cesnur)
Sintesi 
- Luterani. Le chiese appartenenti a questa famiglia preferiscono essere chiamate semplicemente "evangeliche", o "chiese della Confessione di Augusta", tanto più che Lutero stesso aveva vietato di dare il suo nome alle comunità ispirate dal suo pensiero, tuttavia la dizione "Chiesa luterana" è ormai entrata nell'uso comune. La Federazione Mondiale Luterana  (Lutheran World Federation, LWF) che ha la sua sede a Ginevra (Svizzera) raggruppa 140 chiese, rappresentando 78 paesi (66 milioni di protestanti luterani) è nata proprio a Lund (Svezia) sessantanove anni fa (1947).
- Riformati. Le chiese riformate, diversamente da quelle luterane e anglicane, sono composte oggi da un mosaico composito di realtà diverse tra loro. Sono presenti in 108 paesi del mondo e contano 80 milioni di aderenti, distribuiti tra chiese Presbiteriane, Riformate, Congregazionaliste, Unite o Unificate, aderenti alla World Communion of Reformed Churches. La diffusione maggiore si ha fuori dell'Europa, in particolare in Africa (25 milioni), ed Asia (20 milioni, concentrati soprattutto in Corea del Sud ed Indonesia); in Europa i riformati sono 18 milioni, la maggior parte dei quali in Germania, Paesi Bassi e Svizzera, mentre in America del Nord sono 14 milioni.
- Anglicani. L'appartenenza delle chiese della Comunione Anglicana al protestantesimo è ancora oggi oggetto di dibattito. Se le radici dell'autonomia della chiesa d'Inghilterra si ritrovano nella Magna Carta (1215), che sanciva l'indipendenza della sede arcivescovile di Canterbury sia dal papa che dal re, questa venne affermata con l'Atto di Supremazia (1534), nel quale il Parlamento dichiarava il re Enrico VIII (e dopo di lui i suoi eredi e successori) "capo supremo della Chiesa d'Inghilterra". Solo successivamente, gradualmente ed in forma parziale, penetrarono nella sua teologia alcuni principi del protestantesimo. Dopo il 1688, una grande parte degli anglicani inglesi partirono, formando altri gruppi (presbiteriani, congrezionalisti, battisti, quaccheri e successivamente metodisti); all'interno dell'anglicanesimo rimasero solo le parti più moderate e conservatrici
La formalizzazione della Comunione Anglicana (Anglican Communion), sotto la presidenza dell'arcivescovo di Canterbury, avvenne nel 1811.
La sua diffusione si può dividere in due fasi: la prima, nel XVII secolo, fu caratterizzata dalla diffusione in Gran Bretagna e nelle colonie (America del Nord, Australia, Nuova Zelanda); la seconda, risultato dell'opera missionaria, nel resto del mondo (America del Sud, Africa, Asia). Oggi, la chiesa anglicana è presente in 160 paesi e conta più di 70 milioni di membri; solo 26 milioni vivono in Gran Bretagna e Irlanda, mentre ben 42 milioni sono africani. Afferma ancora Gajewski: "il vero centro della Comunione anglicana non si trova più in Inghilterra. (Fonti varie)
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(1) Data molto probabile ma non documentata.
(2) In Inghilterra, la Riforma, malgrado infiltrazioni luterane e calviniste, ebbe fisionomia propria, nascendo dalla volontà autocratica della monarchia: questo il senso della politica antipapale di Enrico VIII che si affermò, in relazione al matrimonio con Anna Bolena, nell’atto di supremazia fatto approvare in Parlamento (1534), con il quale il re era «accettato e riconosciuto come unico e supremo capo, sulla terra, della Chiesa d’Inghilterra». La r. di Enrico VIII, che sembrò essere stroncata sotto il regno di Maria la Cattolica (1553-58), si consolidò con l’avvento al trono di Elisabetta I (1558-1603), terza figlia di Enrico VIII. (Treccani).

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