sabato 1 ottobre 2016

Lezione della prof Angela Pellicciari sulle differenze tra ebraismo, cristianesimo e islam

Cattura

Da Claudio Forti   (http://www.libertaepersona.org/)

Lezione della prof Angela Pellicciari, nella rubrica mensile di Radio Maria La vera storia della Chiesa”, 19 settembre 2016
Inizio la trascrizione di questa interessantissima conversazione proprio nel giorno in cui Papa Francesco accoglie ad Assisi i rappresentanti delle varie religioni per promuovere il dialogo e l’immenso bene della pace. Lo faccio anche per coloro che, in questo tempo di rimescolamento di popoli e religioni, vogliono conoscere un po’ meglio quelle che vengono chiamate “religioni del Libro”, o religioni monoteiste. Angela Pellicciari, da storica e da credente in Cristo, ci dà la possibilità di conoscere più a fondo queste tre fedi, e qual è la loro idea di Dio. Ritengo infatti che l’ignoranza di queste differenze non giovi a un vero e costruttivo dialogo
Buon giorno amici! Sono molto contenta di ricominciare quest’anno, anche se con le sue difficoltà. Sono contenta di avere la possibilità di parlarvi.
Oggi riprendo a fare quello che ho fatto lo scorso anno, e cioè riproporre per radio quello che ho scritto nel mio libro, a cui sono molto affezionata, che ha per titolo: “Una storia della Chiesa” (anche se non è la stessa cosa), seguendone le tracce. Lo scorso anno eravamo giunti a quel punto meraviglioso della storia della Chiesa, che è quello dell’evangelizzazione di tutti i popoli che, nel corso dei secoli, si sono riversati da nord e da nord est, sui territori dell’ex Impero Romano d’Occidente: di tutti i barbari. E l’evangelizzazione dei barbari è davvero una cosa meravigliosa. Perché questi erano davvero barbari, che sono stati trasformati dai santi cristiani, in cristiani romani. Cioè, cristiani certamente, ma che hanno ereditato tutta la cultura romana, che la chiesa ha loro trasmesso. La Chiesa stessa aveva ereditato da quel mondo, molto ricco in cultura e sul piano della legge, facendolo proprio.
La puntata di oggi sarà dedicata a una realtà che si è imposta nel corso di tutto questo tempo. Una realtà che però ci è sempre stata nemica. Da quando è cominciata, fino ad oggi, questa realtà ci è stata nemica. È stata un nemico mortale del cristianesimo per tanti versi. Sto parlando dell’islam. All’islam aderisce più di un miliardo di persone. È quindi una realtà smisurata. Fra gli aderenti all’islam ci sono persone degnissime e sante. Però certamente l’islam, come religione, come fondatore, eccetera, vuole la nostra scomparsa, perché per essere islamici bisogna sottomettere tutto il mondo a Dio. Quindi i cristiani devono scomparire, perché bisogna che tutti diano gloria ad Allah, diventando musulmani. Come potete immaginare è un argomento abbastanza complesso e delicato. Per questo cercherò di esporlo nel modo più semplice possibile.
Cominciamo dalla convinzione fondamentale che hanno i musulmani – io ne ho conosciuti molti -, di rappresentare il compimento della rivelazione. Perché loro sono convinti che la rivelazione – che è cominciata col popolo ebraico, poi coi cristiani, con Gesù -, si compia con il profeta Maometto, che riceve, dettate dall’angelo Gabriele, direttamente da Dio, le parole del Corano. Questo è dunque l’ultimo profeta.
Possiamo allora considerare, anche noi cristiani ed ebrei, l’islam come una religione rivelata? Beh, dal punto di vista ebraico cristiano, certamente no! Perché il Dio in cui confidano, in cui credono e adorano i musulmani non è certamente, né il Dio degli ebrei, né il Dio dei cristiani. Ci vien detto: “Adorate un solo Dio”. Certamente c’è un solo Dio al mondo, e questo Dio è uno e trino! Lo sappiamo, perché Cristo è la verità. Cristo è la seconda Persona della Trinità. Questo lo sappiamo. Però la raffigurazione di questo unico Dio non è la stessa nelle tre fedi. Nella rivelazione dell’Antico Testamento c’è un punto centrale, ed è quello in cui Mosè insiste con Dio, prima di affrontare la missione che Dio gli affiderà, di liberare il suo popolo dal faraone e dall’oppressione degli egiziani. E Mosè insiste: “Come ti chiami? Ma chi sei?”. E Dio Risponde. Dio rivela il suo nome. Il nome è la parte più segreta della persona. Infatti, se vi ricordate, nell’Apocalisse c’è scritto che ciascuno di questi redenti “avrà un nome segreto impresso sulla fronte”. Perché il nome è la parte che ci contraddistingue. Io mi chiamo Angela, e quando uno mi chiama, rispondo io. Il nome è la parte più profonda di noi.
Che cosa risponde Dio a Mosè? Gli dice il suo nome dicendo: “Io sono colui che sono”. Siccome in ebraico non c’è distinzione fra il presente e il futuro, questo “Io sono Colui che sono” può essere anche tradotto con «Io sono colui che sarò». Allora, «Io sono», per Israele è essere, è, esiste! Questa è la certezza di fondo: il Dio nostro «è»! E come è? Qui c’è tutta la rivelazione che culmina con Cristo, che dice come è. Gli ebrei lo sanno perfettamente che questo Dio che è, è Padre, è Sposo. I cristiani riprendono pari pari questo aspetto. Dio è Padre! Tutta la Bibbia parla di Dio come Padre e come Sposo! Pensate, Israele ha l’ardire di definire Dio che è onnipotente, infinito, come Sposo. La comunità ebraica è chiamata ad essere sposa di Dio, sposa di Jahvè. E così il Cantico dei Cantici dice: “Il tuo sposo è il tuo Creatore”. Ma tanti autori, come Osea, Il Cantico dei Cantici, descrive questa meraviglia che è l’unione fra Dio e la sua sposa, che è Israele. E infatti il Cantico dei cantici si legge prima di ogni Pasqua, cioè in preparazione alla Pasqua, alla vittoria sulla schiavitù, che Jahvè compie!
E quanto a noi, noi certamente in Cristo siamo chiamati a essere sposi, sposi di Cristo. E Cristo, questo Padre, questo Sposo, ha dato la vita nella Seconda Persona della Trinità, di Suo Figlio, per farci sapere quanto ci ama! Gesù, poi, nel Vangelo di Giovanni, attribuisce a se stesso quella definizione, quel nome che Dio aveva rivelato a Mosè. Perché dice per tre volte nell’ottavo capitolo di Giovanni: “Io sono”. “Se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati”. “Quando avrete elevato il Figlio dell’uomo, allora saprete che «Io sono»”. “Prima che Abramo fosse, io sono”. Questa è la rivelazione ebraico-cristiana.
Invece la rivelazione che ha avuto Maometto, è Allah, il Dio rivelato attraverso l’arcangelo Gabriele, è molto diversa! Il Corano attribuisce a Dio 99 nomi. Di questi 99 nomi non fa parte l’Essere, non fa parte la definizione centrale con cui Dio parla di se stesso ad Ebrei e Cristiani. Non c’è l’Essere. Perché Dio, Allah, per i musulmani è completamente altro dall’uomo, completamente altro dalla creazione, anche altro, in qualche maniera, dall’essere. È prima dell’essere! In qualche modo si potrebbe anche dire che non è essere, perché l’essere non fa parte della sua natura! Guardate che questo ha conseguenze e implicazioni filosofiche e teologiche profondissime, questo non essere la divinità musulmana concepibile come essere!
Dio è completamente altro. Dio si rivolge a Israele e alla Chiesa con una Alleanza. La prima e la seconda Alleanza. Niente di simile è pensabile nell’ambito islamico, perché per l’islam non ha senso parlare di alleanza! Tra gli uomini è Dio non è possibile nessuna alleanza, perché c’è nei confronti di Dio una totale alterità. L’uomo deve solo essere islamico, cioè sottomesso. Perché islam significa sottomissione. Tutto l’inverso di ciò che la Bibbia descrive per gli ebrei e i cristiani. Come è inimmaginabile l’alleanza, così è inimmaginabile l’analogia. Sapete che la filosofia cristiana espressa in Tommaso, ma non solo in lui, sviluppa quanto dice la Genesi: “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”, quindi con la possibilità di fare un’analogia: “Così come Dio è, noi siamo”. Così come Dio è buono, noi siamo chiamati ad essere buoni. Isaia dice: “Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo”. Cioè, l’analogia fra Israele, fra la Chiesa e il loro Creatore è posta continuamente in gioco.Niente di questo è possibile e immaginabile all’interno dell’islam! Non c’è un rapporto di Padre e figlio. L’unica realtà possibile è la sottomissione.
Quindi, da questa diversità fondamentale in quelle che vengono chiamate rivelazioni, di Israele, della Chiesa e dell’islam, deriva una differenza fondamentale anche nell’antropologia. Per antropologia intendiamo il concetto di uomo. Come ho appena detto, per gli ebrei e per i cristiani l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. E quindi c’è questo rapporto strettissimo già nella creazione, nel concepimento dell’uomo da parte di Dio. Poiché l’uomo assomiglia a Dio, è creato per amore, e quindi ama ed è chiamato a rispondere all’amore con cui è stato creato. Anche lui amando Dio, in primo luogo. Niente di tutto ciò è applicabile all’islam.
L’uomo è dotato anche di libertà, perché Dio, facendo questa sua creatura il culmine della creazione, facendo l’uomo simile a se stesso, l’ha fatto libero. Perché? Perché Dio è amore, e l’amore non si può comprare. Non può essere acquistato con la forza, con la violenza! L’amore è libero! Quindi l’uomo – sia per gli ebrei, che per noi, è dotato di libero arbitrio, in quanto l’uomo può aderire al comandamento di Dio, che è un comandamento di vita, così come lo può rifiutare. E questo è il peccato, questo è il male che entra nel mondo e che procurala morte. Il sommo male, il sommo peccato, quello che, secondo Paolo sarà l’ultimo a essere vinto, è la morte.
Il mondo islamico è completamente altro da questo. E in questo è simile al luteranesimo. Ci sono certi aspetti di Lutero che ricordano l’islam. L’uomo non è dotato di libero arbitrio, perché non è una persona. L’uomo è un nulla, in qualche modo. L’uomo non è un essere, come non è un essere Dio. E quindi se non è un essere, non ha una realtà ontologica. Non esiste! È solo, in qualche modo, una pedina, un qualcuno senza volontà che deve solo appiattirsi, inchinarsi sotto questa presenza onnipotente e veramente altra, che è il suo Dio.
Anche la concezione dell’uomo e della donna che hanno Israele e la Chiesa è completamente altra. All’inizio della Genesi Dio dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza. “Maschio e femmina li creò. A sua immagine li creò”. Questa è davvero un’enorme rivoluzione per quello che riguarda la concezione dei rapporti che devono intercorrere fra l’uomo e la donna, che sono la stessa realtà, la stessa essenza davanti a Dio, perché tutti e due sono a sua immagine e somiglianza.
Niente di simile nell’islam, perché la donna deve essere sottomessa all’uomo. La donna conta molto meno dell’uomo. La manifestazione evidente di questa realtà è che l’uomo può avere 4 mogli legittime – per non parlare delle concubine -, mentre la donna ovviamente no, non può avere 4 maschi. La donna è in una posizione nettamente inferiore; non ha lo stesso status civile! E anche nell’al di là la situazione della donna è diversa da quella dell’uomo. Anche l’escatologia, così come l’antropologia, la visione dei tempi ultimi (escaton), è completamente diversa.
Gli ebrei, all’interno della Bibbia sono inseriti in una storia che Dio percorre col suo popolo: la storia della salvezza. È una storia nella quale pian piano Dio rivela al suo popolo il suo piano di salvezza. Non è come il Corano che viene rivelato tutto in un momento. Il Corano è metastorico, oltrepassa la storia, perché è su un’altra prospettiva: la prospettiva di Dio. All’interno della storia Dio rivela al suo popolo la realtà stupenda che ha pensato per lui. E qual è all’interno di Israele questa rivelazione? Ve lo ricorderete: basta pensare a Gesù nel momento in cui i sadducei e i farisei si avvicinano a lui per tentarlo, ma i Sadducei, che non credono nella risurrezione, gli fanno l’esempio della donna che rimane in vita dopo la morte del primo marito, senza figli, e rimane poi vedova di altri sei mariti. Allora gli chiedono: “In paradiso, di chi sarà questa donna? Quanti mariti avrà?” Questo dà il destro a Gesù per dire che “in paradiso Dio sarà tutto in tutti. Non ci sono più mariti e mogli, perché il nostro Creatore sarà il nostro Sposo”. Quello è il destino che ci aspetta!La contemplazione di Dio, l’esultanza nella comunione dei Santi totale. Nella perfezione della vita! E non ci sarà più la morte! Non ci saranno più tutti i limiti, tutte le lacrime. Non ci saranno più. Quindi l’escatologia, per gli ebrei che credono nella risurrezione, e per i cristiani, è questa meravigliosa visione di Dio-
Invece per i fedeli dell’islam, i sottomessi, ci sarà un premio meraviglioso, che non sarà la visione di Dio, perché Dio è sempre completamente altro, ma avranno una realtà paradisiaca che consisterà essenzialmente nel godimento sessuale. Perché i maschi, vincitori, sottomessi, che hanno combattuto la jihad – cioè, la guerra santa -, i maschi, avranno un’infinita schiera di vergini da sverginare. Ecco, questa è la loro concezione del paradiso. Queste brevi parole sono per dire che quando si parla di un unico Dio, come compimento della rivelazione, si dicono cose molto imprecise per non dire false!
Altro aspetto dell’islam: come si fa la volontà di Dio? La volontà di dio per gli ebrei si fa obbedendo al decalogo (alla Legge). E qual è il cuore del Decalogo, rivelato a Mosè, descritto in Deuteronomio 6, 4-9, che è il cuore di tutta la legge e di tutto l’Antico Testamento? Che cosa dice Dio a Mosè? Dice: “Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio. Il Signore è uno. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Allora, qual è la volontà di Dio? Come si fa la volontà di Dio? Amando Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze. E i cristiani? Lo stesso. Perché c’è un Uomo che ha compiuto la volontà di Dio. Nessuno di noi è in grado di farlo con la stessa intensità e perfezione! Infatti si dice che il giusto peccherà sette volte al giorno. Perciò i cristiani sono chiamati a fare come ha fatto Gesù. Cioè: “Amatevi come io ho amato voi”. Che vuol dire questo? Dare la vita per i propri nemici. Così ha fatto Gesù: ha dato la vita per noi quando – ricorda Paolo – eravamo nemici. Questo, per gli ebrei e per i cristiani, è fare la volontà di Dio.
Per i musulmani, che non credono che l’uomo sia dotato di una libera volontà, perché i musulmani devono essere sottomessi, il progetto del Dio in cui credono, è il dominio sul mondo. E qui possiamo vedere l’immensa differenza che c’è tra l’islam e la fede cristiana. Perché, come Gesù, vero Uomo e vero Dio, muore in croce per salvarci, così come tanti profeti, così come lo stesso Mosè, che è stato messo in discussione dal suo popolo, che pure aveva salvato dalla schiavitù in Egitto, hanno parlato. Invece, come fanno la volontà del Dio di Maometto, Allah, i musulmani? La fanno permettendo ad Allah di governare tutto il mondo. Di estendere il suo dominio su tutto il mondo.
Ora vi cito due shure del Corano, che come sappiamo sono parola di Dio dettata dall’Arcangelo Gabriele a Maometto. Bene, nella shura 5°, al versetto 33 e nella shura VIII, dai versetti 12 al 17, dice quello che i musulmani devono fare per togliere l’empietà. E che cos’è l’empietà? L’empietà è propria di quelli che non riconoscono Allah come Dio e Maometto come suo profeta. La shura 5° dice: “In verità, la ricompensa di coloro che combattono Iddio e il suo messaggero, cioè coloro che si danno a corrompere la terra, è che essi saranno massacrati o crocifissi, o amputati delle mani e dei piedi dai lati opposti, o banditi dalla terra”. Questo, per i musulmani, è fare la volontà di Dio. “Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti! Colpiteli tra capo e collo. Colpi teli su tutte le falangi! Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi! Sicché la guerra che sottomette gli infedeli, è santa. I musulmani fanno perciò la volontà di Dio mettendo in pratica questo comando.
Che cos’è il male per ebrei, cristiani e musulmani? Per gli ebrei e per noi cristiani, il male è il peccato. È quel fare entrare la concupiscenza nel mondo, e cioè il voler mettere se stessi al posto di Dio, decidendo noi cos’è bene e cos’è male! Questo hanno fatto Eva e Adamo! E questo facciamo noi costantemente. Per questo dobbiamo continuamente chiedere perdono a Dio, perché costantemente giudichiamo Dio e il progetto che Egli ha sulla nostra vita, specialmente quando le cose non vanno come vorremmo.
Nello schema teologico dell’islam, invece, il male non è il frutto del libero arbitrio, che riguarda ciascun uomo. Il male è qualcosa che è esterno all’islam. Non riguarda l’islam, perché gli islamici sono sottomessi a Dio. Quindi quelli fanno il bene. Il male riguarda quelli che stanno fuori. Il male è quelli che non si sono ancora convertiti all’islam. Questa, guardate, è una differenza enorme, fra il giuda esimo, il cristianesimo e l’islam! Sia gli ebrei che noi, infatti, sappiamo che il male abita dentro di noi, e contro quello dobbiamo combattere. Contro i vizi, che sono nella nostra anima, dobbiamo combattere con l’aiuto di Dio!
Invece gli islamici sanno che devono combattere contro quelli che ancora non sono musulmani. E questo spiega, in qualche maniera, anche quell’efferata violenza, la totale mancanza di pietà con cui vengono trattati anche oggi nei cosiddetti gruppi del Califfo o di Al Qaeda, eccetera, gli infedeli. (Qualcuno dei nostri spesso esce con la frase: “Anche nella Bibbia però ci sono espressioni truci! Anche i cristiani, ora e nel passato, hanno fatto il male! Verissimo! Ma quando è stato fatto, non per la difesa, ma in modo aggressivo, lo abbiamo fatto tradendo le parole di Cristo, che ha detto: “Avete udito che fu detto: occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: amate i vostri nemici. Fate del bene a chi vi fa del male!”. Qui sta la differenza! N d t).
Mentre la Bibbia, che è certamente Parola di Dio, ma parola dettata a profeti che hanno la loro personalità, il loro essere, la loro caratteristica, che varia nel tempo, nel Corano le cose stanno in modo diverso. Il Corano nasce perfetto. È un fatto intrinsecamente non storico. È metastorico. È il prodotto di un atto divino, e quindi immutabile (non interpretabile con una esegesi, come la Bibbia), immutabile e perfetto. Corano significa recitazione, e Maometto è l’uomo che recita per conto di Dio. Il soggetto del Corano è Dio, che è assoluto e che annulla perciò qualsiasi individualità umana, come invece non succede nella Bibbia.
Ora, Maometto è uno strumento passivo. Che cosa significa ciò? Significa che se voi leggete il Corano, ci sono in shure diverse comportamenti consigliati opposti. Come ci sono quelle shure che impongono di tagliare la testa o gli arti, o crocifiggere, come abbiamo detto poco fa, in altri punti invece – siccome Allah è misericordioso -, i musulmani devono avere misericordia. Però, siccome il Corano è assoluto dettato di Dio, metastorico, non è che i musulmani possano fare (perlomeno fin’ora non l’hanno fatto -, possano fare una distinzione fra quello che Allah dice in certe shure, rispetto a quello che dice in altre, privilegiando alcune e togliendo le altre. No, perché è tutto, alla lettera, Parola di Dio! E questo è il motivo di fondo per cui quelli che compiono alla lettera la parola di Dio nella shura 5° e VIII, appena citate, questi in teoria non possono essere condannati dagli altri musulmani. La distinzione che si fa normalmente tra islam moderato e islam radicale. Non si può a rigore condannare chi applica il Corano alla lettera, perché il Corano va obbedito alla lettera! E seci sono delle parti in contraddizione con altre, ciò non toglie quelli che mettono in pratica il Corano alla lettera, certamente non fanno male!
Vediamo ora un po’ chi è Maometto. Che tipo di uomo è Maometto? Il Corano dà 5 precetti, che sarebbero l’equivalente dei nostri comandamenti. Il primo è: “Non c’è Dio, se non Allah, e Maometto è il suo profeta”. Maometto è un uomo unico. È l’ultima rivelazione, l’ultima persona che ha una rivelazione da parte di Dio, per cui in lui la rivelazione è compiuta. Ora si potrebbe paragonare – se volessimo farlo in modo un po’ blasfemo -, Maometto a Mosè e Maometto a Gesù. Però è un paragone che non sta in piedi. Non sta in piedi per un motivo sostanziale, perché Mosè e Gesù, come del resto tutti i profeti, sono emarginati e perseguitati dagli stessi ebrei. Vi ricordavo prima la contestazione che Mosè ha dovuto affrontare nella sua vita. tutti i profeti – per non parlare di Gesù, che è Dio -, sono santi, “perché «Io» sono santo”. Cioè, sono chiamati ad essere perfetti secondo quella legge di amore che Dio ha loro dato!
Invece Maometto non è un uomo come gli altri! Certo, nemmeno Mosè o Gesù erano uomini come tutti gli altri. Però Maometto non è un uomo come gli altri nel senso proprio materiale della parola. Questo è inimmaginabile sia per gli ebrei che per i cristiani, perché tutti i profeti che Dio manda sono fari, sono luci, sono sentinelle, sono un aiuto che Dio dà perché tutti possano, guardando a loro, conformarsi alla santità della loro condotta. San Paolo lo dice in continuazione: “Fate come vedete fare me”! Perché lui è un esempio di comportamento cristiano.
Invece a Maometto Dio concede proprio dei privilegi materiali. Per esempio la legge che riguarda i rapporti fra uomini e donne, è che a ogni uomo sono concesse un massimo di 4 mogli, escluse le concubine. E vediamo che cosa dice Allah a Maometto nella Shura 33, versetti 50-51: “Un privilegio speciale che è concesso a te, escluso tutti i credenti, non ci sarà peccato per te. Per te è legale”! che cosa è legale? Avere in pratica tutte le mogli che vuole. Vediamo: “O Profeta, ti abbiamo reso lecite le spose alle quali hai versato il dono nuziale, le schiave che possiedi e che Allah ti ha dato dal bottino. Le figlie del tuo zio paterno (le cugine), le figlie delle tue zie materne, che sono emigrate con te, e ogni donna credente che si offre al profeta, a condizione che il profeta voglia sposarla”. E il Corano Continua: “Questo è un privilegio che ti è riservato, che non riguarda gli altri credenti. Ben sappiamo quello che abbiamo imposto loro a proposito delle loro spose e delle schiave che possiedono, così che non ci sia imbarazzo alcuno per te”. Allah è per donatore misericordioso. «Se farai aspettare quelle che vorrai, e chiamerai a te quella che vorrai, e se andrai a riprenderne una che avevi fatto aspettare, non ci sarà colpa per te. Così che siano confortate e cessi la loro afflizione, e siano contente di ciò che avrai concesso loro. Allah conosce quello che c’è nei vostri cuori. Allah è sapiente e magnanimo”. Questo è un privilegio che Maometto, unico fra gli uomini, in ragione della sua unicità, ha come dono munifico di Allah.
Se però Maometto in pratica può avere tutte le donne che vuole, ecco che Allah concede a lui un altro privilegio. Lo leggiamo nella shura 8, 41: “Un quinto del bottino di tutte le conquiste di guerra spetta a Maometto”. Il 20% di tutti i beni che i musulmani acquisiscono o razziano con la guerra santa, questo, per volere di Allah va a Maometto, e poi andrà ai califfi che gli succederanno. Infatti, anche l’odierno califfo, che ha fondato questo terribile, orrendo Stato Islamico, in cui egli fa carne da macello di tutti quelli che non sono musulmani della sua stessa setta. Anche lui, l’abbiamo visto dalla cronaca, si prende tutte le donne che vuole.
Un ultimo aspetto che voglio mostrarvi è quello che riguarda la convinzione che l’islam sia la religione della pace. Questo sempre, perché il Corano è una realtà contraddittoria che in alcuni punti dice una cosa e in altri dice il contrario. Allora, da quello che ho detto risulta chiaro che l’islam non è tutta questa religione di pace.L’islam fa una distinzione netta fra la casa della guerra (che è sempre la casa degli infedeli, che secondo l’islam debbono essere sempre combattuti), e la casa della pace, che è la Umma dei fedeli musulmani. Questi hanno la pace. Ma le cose non sono così perché, non solo l’islam deve portare la guerra santa, perché la guerra è santa. Così gli infedeli devono scomparire dalla faccia della terra, perché Allah deve trionfare! E trionferà quando sono scomparsi tutti gli altri.
Però, non solo l’islam non porta la pace agli altri, anzi, li ammazza, li tortura, li violenta, li fa vivere nel terrore, ma anche all’interno stesso della comunità musulmana non c’è pace, e non c’è pace fin dall’inizio! Maometto muore nel 632 e subito dopo ci sono 4 califfi, 4 successori elettivi che sono due suoceri e due generi di Maometto. Il primo, che si chiama Abu Bakr, che vive due anni dopo Maometto e che muore di morte naturale, gli altri sono tutti e tre ammazzati, perché c’è una faida, una guerra fratricida violentissima fra i musulmani. Il quarto califfo elettivo, che è Alì, che è sia cugino, che genero, di Maometto, e ha sposato Fatima, l’unica figlia che sopravvive al Profeta. Questo Alì è fondatore degli Shiti (che sono essenzialmente in Persia, in parte della Siria e in Iraq. Comunque questi shiti fanno una guerra spietata contro i sunniti, e viceversa. Quindi all’interno dell’islam tutto c’è, fuorché la pace!
Fatte queste precisazioni di carattere più teologico e filosofico, che storico, vediamo un po’ qualche dato. Maometto vive dal 570 al 632, e dopo di lui, nel giro di pochissimi anni tutto il mondo civile, che era quello romano e quello persiano, così come noi lo conosciamo, scompare. Perché scompare? Perché i califfi, i 4 califfi elettivi mettono in pratica la jihad, mettono in pratica il dovere di sottomettere gli infedeli a Allah – e qui siamo di fronte a un processo storico che per le sue dinamiche ricorda il dopo Rivoluzione luterana, che si estenderà a macchia d’olio nell’Europa settentrionale, per causa di ragioni simili a quelle di cui parliamo -, insomma, nel giro di 10 anni vengono sconfitti i massimi imperi dell’epoca: l’Impero Romano d’Oriente e l’Impero Persiano. Nel 636 c’è la disfatta dei Bizantini e nel 637 è espugnata Tesifonte, che è la capitale dell’Impero Persiano. La ricchissima capitale di quell’impero, che viene ricordato nelle “Mille e una notte”! Ma la Persia è un gioiello, come è un gioiello Roma. Bene, di tutto il bottino che i califfi razzieranno a Tesifonte, il 20% sarà del Califfo.
Gerusalemme cade nel 637. Insieme a Gerusalemme sono espugnati la Siria, l’Egitto, la Palestina, la Mesopotamia, la Persia, eccetera. Ma limitandosi ai territori dell’Impero Romano d’Oriente, e cioè Egitto, Siria e Palestina. Questi erano i territori più ricchi dell’Impero romano d’Oriente. Bisanzio resiste, resiste con l’Asia Minore, resiste con quella che oggi è la Turchia, ma privata di tutte le province più ricche e più colte, la Siria e l’Egitto, che sono anche quelle con la più antica tradizione cristiana. Dopo la persia e dopo Bisanzio, sotto Ottman, il terzo Califfo, sono occupate l’Armenia e Cipro. Poi è il turno degli Omaiadi, che sono quelli che hanno un califfato ereditario e che, dal 661 al 750, continuano la conquista. Pure questi – a proposito di quello che dicevo prima a riguardo dell’Islam come casa della pace -, anche questi califfi ereditari saranno sterminati! Tutta la famiglia uccisa, e questo perché saranno sostituiti da altri califfi, quelli degli Abbazidi, che sposteranno la capitale da Damasco a Bagdad. Solo uno degli Omaiadi, riuscendo a scappare, rimarrà in vita, e andrà a costituire il Califfato di Cordoba in Spagna. Comunque gli Omaiadi conquistano tutta l’Africa settentrionale, e vanno poi in Spagna. Mentre a est l’islam arriva fino all’India e al Turkestan. Costantinopoli, alla fine del VII secolo, nel 697, viene attaccata per la prima volta. E resiste. Cadrà nel 1453, e sarà un dramma enorme. Costantinopoli resisterà quindi per più di 700 anni.
L’islam dilaga attraverso la violenza, la sopraffazione, la morte, l’ingiustizia. È un potere, per tanti versi, feroce. La spiegazione di tutto ciò deriva anche dal fatto che l’Impero Romano e l’Impero Persiano si facevano la guerra da secoli, senza che nessuno dei due riuscisse a prevalere sull’altro. Sappiamo che la guerra costa, e come si può trovare il denaro per saldare i debiti di guerra? Tassando! Quindi la tassazione all’interno dell’Impero Romano era diventata intollerabile, perché le popolazioni non ce la facevano più. In un certo senso, quindi, all’inizio i cristiani d’Oriente possono aver accolto gli arabi come liberatori, perché pensavano che avrebbero tolto tutta quella tassazione che uccideva tutte le energie della popolazione.
Poi però, una volta che l’islam ha conquistato – e questo è un punto fondamentale da tener presente -, le popolazioni non possono più tornare indietro. Non possono dire: “Ci siamo sbagliati, preferiamo i cristiani”. Non possono più dirlo! Perché? Perché l’apostasia è un peccato gravissimo! È il peccato più grave! Quindi, se un musulmano si converte al cristianesimo, gli altri – a cominciare dai parenti – lo devono ammazzare, perché quello ha disonorato Dio. E così è! Così è alla lettera anche oggi. Diciamo che dove è arrivato Allah (Gerusalemme, Palestina, Egitto, Siria, eccetera), non si può più tornare indietro. Quei territori non possono più riconoscere un altro Dio all’infuori di Allah. Perché se così fosse, Allah sarebbe disonorato. Non è possibile disonorare Allah! E questo spiega la situazione drammatica in cui oggi si trova Israele. Israele è in un posto in cui c’era l’Islam. Nella terza città santa per i musulmani, che è Gerusalemme! E questo, per i musulmani non è accettabile, perché è un disonore enorme che è stato gettato su Allah. Non lo possono tollerare!
Quindi il problema che ha Israele, è un problema, a mio modo di vedere, di natura prettamente religiosa! Perché l’islam non potrà mai accettare che lì, in un territorio conquistato da Allah, si sia installato qualcun altro che fa riferimento a un altro Dio, come certamente è per Israele. E questo anche se si tratta di uno Stato sostanzialmente laico. Un articolo scritto recentemente citava gli studi di Bill Warner, un esperto di islam politico, secondo il quale, leggo: “sommando tutte le cifre dei morti nelle varie conquiste islamiche, si giunge alla conclusione che, dal VII secolo a oggi, sono stati uccisi approssimativamente 270milioni di infedeli, per la gloria di Allah. Io ho personalmente molti dubbi su queste cifre, perché è difficile su un tempo così lungo, avere dati certi, e per arrivare a 270 milioni ce ne vuole. Però certamente, se si vedono i fatti, si può notare come una civiltà, che era quella romana cristiana, che era molto prospera, che aveva dato vita al fenomeno eremitico in Egitto, al cenobitismo, al monachesimo, eccetera, queste comunità così ricche, fiorenti, splendide nelle icone, nell’arte, nella tradizione, tutto questo è praticamente scomparso. E oggi nelle zone del Medio Oriente siamo alla fine dell’antichissima cristianità, perché i cristiani sono scacciati dappertutto. E certamente questo è avvenuto con stragi inenarrabili.
In questa situazione in cui i fedeli di Allah fanno bottino e uccidono quanti si rifiutano di convertirsi, c’è un aspetto, una realtà interessante che fa eccezione, ed è quella che ha fatto parlare della tolleranza dell’islam. Mi sto riferendo a quello che si chiama “Patto di Omar”. Il califfo Omar è quello che fa costruire a Gerusalemme, sulle rovine dell’antico Tempio ebraico, la meravigliosa moschea che porta il suo nome. Anzi, sulla spianata del Tempio sono state costruite due moschee, quella di Omar e quella chiamata Al Axa (la lontana). Allora, nel 637 Omar, questo califfo, si rende conto che lì c’è una situazione particolare. Gerusalemme allora era una città cristiana, piena di chiese, di monasteri (gli ebrei erano nella diaspora dopo la distruzione del tempio per opera dei Romani, nel 70 d. C. N d t), e si rende conto che lì c’è un qualcosa di particolare e che quindi non si può distruggere tutto, forse per paura di reazioni forti dei cristiani. Ma questa – dice la Pellicciari – è una mia idea.
E allora, nel 637, Omar concede ai cristiani che rimangono in Palestina, quello che viene chiamato “Patto di Omar”. Ve lo voglio leggere, anche se è un po’ lungo, ma ne vale la pena. Che cosa stabilisce Omar? «Omar concede ai cristiani sicurezza per loro stessi, il loro denaro, le loro chiese, le loro croci, i loro malati e sani e per tutta la comunità. Che le loro chiese non siano occupate, né distrutte, né che niente manchi nelle loro proprietà, in tutto o in parte; né delle loro croci, né niente del loro denaro, e non vengano obbligati a lasciare la loro religione, e nessuno di essi sia maltrattato”. Questa è la protezione che Omar concede ai cristiani. Ma in cambio della benevolenza del Califfo, i cristiani che cosa daranno? I cristiani, per questa protezione, pagheranno una tassa, un po’ come la mafia che, per offrire protezione ai negozianti e industriali, vuole il pizzo. Così i cristiani pagavano – e pagano ancora da tante parti – questa tassa (la Gizia). Devono però espellere dal loro interno i romani e i banditi. Chi sono costoro, i romei? Sono i cristiani. E i banditi sono quelli che non vogliono essere obbligati a pagare la gizia o a farsi musulmani.
Ora vediamo cosa promettono i cristiani in cambio della protezione. I cristiani sottoscrivono quanto segue: «Non costruiremo nelle vostre città (e dire che Gerusalemme era allora cristiana, così come le terre sopra descritte. Ma adesso i cristiani dicono che “queste sono le vostre città”). Allora: «non costruiremo nelle vostre città o fuori da esse, nuovi monasteri, chiese o eremi. Non ripareremo edifici religiosi caduti in rovina, né restaureremo quelle che si trovano nei quartieri musulmani delle città. Non rifiuteremo l’ingresso ai musulmani nelle nostre chiese, giorno e notte. Apriremo le porte ai viaggiatori e ai pellegrini. Ospiteremo ogni viaggiatore musulmano nelle nostre case, per offrirgli vitto e alloggio per tre notti» Perciò i viaggiatori, i mercanti, possono girare da una casa all’altra, perché i cristiani sono costretti a dar loro vitto e alloggio per tre notti. «Non nasconderemo spie nelle nostre chiese o nelle nostre case, né daremo asilo a nessun nemico dei musulmani. Noi non insegneremo il Corano ai nostri figli; non faremo pubbliche dimostrazioni della religione cristiana, né inviteremo nessuno ad abbracciarla». Cioè, noi non faremo ciò che Gesù dice chiaramente: “Andate e predicate il Vangelo a tutte le nazioni”. «Non impediremo invece ai nostri parenti di abbracciare l’islam, se lo desiderano. Onoreremo i musulmani e cederemo loro il posto nelle nostre assemblee». (Beh, ma questo si è visto purtroppo anche recentemente, nelle nostre chiese per ricevere da una parte di loro solidarietà per gli attentati o lo sgozzamento in Francia di padre Hamel. Ma mi chiedo, quanti politici e persino ecclesiastici, conoscono davvero la storia come ci è stata raccontata fin qui, per agire in modo più prudente? N d t). «Non li imiteremo nell’abbigliamento, nei copricapi, nei turbanti, nelle calzature o nelle pettinature». Cosa vuol dire? Vuol dire che i cristiani si devono riconoscere, come nel tempo orrendo per gli ebrei, in cui dovevano portare una fascia gialla per poter essere riconosciuti. Lì i musulmani avevano il potere e perciò facevano la moda, ma i cristiani non potevano vestire alla loro moda, perché loro comandavano per volontà di Dio. «Non esporremo la croce sopra le nostre chiese, né metteremo in mostra le nostre croci o i nostri libri sacri nelle strade dei musulmani o nei loro mercati. Nelle nostre chiese batteremo le mani in modo leggero. Non reciteremo le nostre preghiere ad alta voce quando un musulmano è presente». Invece il muezzin, quello che prega ufficialmente 5 volte al giorno, deve urlare dal minareto la preghiera, in modo che tutti la ascoltino. «Non porteremo rami di palma, né le nostre immagini votive in processione lungo le strade. Nel corso dei funerali non canteremo ad alta voce; né porteremo candele per le strade dei musulmani o nei loro mercati. Non prenderemo nessuno schiavo che sia già stato proprietà di un musulmano. Non faremo le spie nelle loro case e non picchieremo nessun musulmano. Promettiamo di osservare tutte queste regole a vantaggio nostro e di tutti coloro che credono in una religione simile alla nostra. In cambio riceveremo da voi protezione. Se violeremo qualche condizione di questo accordo, allora perderemo la vostra protezione, e avrete la libertà di trattarci come nemici e ribelli». Se avete ascoltato questo patto, che non è un patto di tolleranza, vi renderete conto che è un patto in cui i cristiani firmano la loro morte certa! Non una morte che avviene dall’oggi al domani, come nel caso dei martiri, delle crocifissioni, dei saccheggi o dei bottini, ma avviene col tempo.
Questo patto di Oman è stato applicato anche nella Spagna occupata dai musulmani, perché gli spagnoli rimasti cristiani erano molti, e quindi anche li il Califfo ha avuto il buon senso di non decretare la guerra di sterminio, ma avrebbero anche lì rispettato questo patto, che va sotto il nome di “grande tolleranza”.
Detto questo – ora non affronto il tema delle crociate. Lo farò più avanti, analizzando il contesto in cui la prima crociata, e poi le altre, hanno luogo. Però siamo a Radio Maria, una radio cristiana, e non possiamo non porci il problema del perché Dio ha permesso questa sciaguraCom’è che ha permesso la scomparsa delle regioni della più antica cristianità? Di tanti martiri, di tanti uomini meravigliosi che hanno vissuto una vita santa. Com’è che dio ha permesso tutto ciò? Lo ha permesso perché, come dicono il Vecchio e Nuovo Testamento, noi, dopo aver ricevuto da Dio tutti gli immensi benefici, noi lo ripudiamo e diventiamo apostati. Allora Dio ci abbandona nelle mani dei nemici, così come ha fatto con Israele, quando ha permesso, per le colpe accumulate nel corso dei secoli, ha permesso ai Romani di distruggere Gerusalemme e di disperdere in tutto il mondo gli ebrei, in quella che conosciamo come diaspora. Così ha fatto anche con i cristiani che risiedevano nelle terre conquistate dall’islam. E la distruzione arrivò al culmine nel 1453.
Il dramma nasce dal fatto che è proprio l’Impero Romano d’Oriente che promuove le eresie! Quindi che promuove che cosa? La divisione all’interno della Chiesa, mentre Gesù ha comandato l’unità, dicendo: “Amatevi come io vi ho amato”! l’unità è il segno che io sono con voi! E l’Oriente, con tutte le eresie che sono state sponsorizzate e accolte, a cominciare da Ario. Così per tre secoli: arianesimo, nestorianesimo, monofisismo, monotelismo e tutte le derivazioni varie che da questi si sono staccate, così come la lotta di supremazia fra Antiochia e Alessandria. Tutto questo, certamente ha provocato l’abbandono di questi territori all’occupazione cruenta dell’islam. Certo, per noi italiani il ricordare questi fatti non è che ci faccia prevedere nei prossimi tempi un paradiso! Perché se c’è una popolazione che in questi due millenni è stata riempita di grazie, quella è la nostra! Con Pietro che è a Roma, con tutti i santi che lo Spirito Santo ha suscitato in Italia e nell’Italia centrale. Ma noi siamo diventati un popolo di apostati. Un popolo che ha perso la propria identità. Ha perso la propria storia! Non sa più chi è! È tanto disperato che non fa più figli!
Pensate che il sindaco di Roma, che dà questo spettacolo nel non essere capace di trovare assessori. Questa donna, tutta contenta, ha celebrato le nozze di due omosessuali che indossavano due cappelli apparendo abbastanza ridicoli, questa donna tutta contenta ha fatto questa “omelia”: «Vi auguro di superare gli ostacoli che la vita ci pone davanti. Questa è la sfida che vi accingete a intraprendere, andate avanti a testa alta con forza e divertitevi, il segreto è divertirsi. Vi auguro una vita intensa». Ecco, che a Roma ci sia un sindaco che dica che l’importante è divertirsi, questo è il segno del degrado a cui è arrivata la nostra società, la nostra cultura, che ha in mano tutti i mezzi di comunicazione di massa. Tutti sono in mano a gnostici, a nemici della Chiesa, che hanno diffuso menzogne di tutti i tipi. Menzogne che hanno dipinto l’islam – per odio anticattolico –, pur di diffamare la Chiesa, hanno esaltato l’islam come religione di pace. Cioè, noi siamo stati dominati da questo tipo di cultura, e l’abbiamo fatta nostra! Quindi CHE COSA CI DOBBIAMO ASPETTARE?
Speriamo che Dio abbia misericordia di quel “resto” che c’è sempre! Si mantiene sempre un resto, sia in Israele che presso di noi. Però, insomma, bisogna pregare. Sono convinta che bisogna pregare e pregare parecchio.(Come sappiamo, prima della dolorosa frattura tra i cristiani, operata da Lutero e dalla riforma protestante, il cattolicesimo si stava diffondendo nell’America Latina. E ora, mentre l’Europa si sta purtroppo secolarizzando, il cristianesimo si sta diffondendo in Africa e in Cina. Preghiamo e operiamo affinché l’Europa ritrovi in Cristo unità e senso! N d t).
Comunque adesso voglio chiudere ricordando gli interventi di un grande italiano, nel suo libro: “Memorie e digressioni di un italiano cardinale”. Si, Giacomo Biffi cardinale e vescovo di Bologna. Biffi è stato un gigante del pensiero e anche un gigante della franchezza. Un gigante che ha proclamato la verità, una verità che tutti facevano in modo di nascondere per poter così meglio distruggere la Chiesa, per poter così comandare con più facilità. Allora, nella nota pastorale per la sua comunità che Biffi scrive il 12 settembre del 2000, Biffi scrive accennando a quali dovrebbero essere i criteri per ammettere gli immigrati. E scrive: «I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali che pure hanno il loro peso. Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l’identità propria della nazione. L’Italia non è una landa deserta o semidisabitata, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza un’inconfondibile fisionomia culturale e spirituale!». Ecco, invece siamo ridotti un po’ così, come diceva Biffi. «In vista di una pacifica e fruttuosa convivenza, se non di una possibile e auspicabile integrazione, le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono ugualmente propizie». Non possiamo perciò mettere sullo stesso piano immigrati musulmani e immigrati cristiani. Non sono sullo stesso piano! E continua Biffi: «Il tema dei musulmani va trattato con particolare attenzione. Essi hanno una forma di alimentazione diversa – e fin qui, poco male -, un diverso giorno festivo; un diritto di famiglia incompatibile col nostro; una concezione della donna lontanissima dalla nostra, sino ad ammettere e praticare la poligamia. Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica. Sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica, fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se di solito a proclamarla e a farla valere aspettano prudentemente di essere diventati preponderanti». Possiamo vedere come questa è una situazione che rispecchia alla lettera quello che è successo.
Siccome adesso i musulmani pensano di essere diventati abbastanza preponderanti in un’Europa che ha fatto poltiglia di tutte le tradizioni meravigliose che ha ricevuto da Dio, che cosa ci possiamo aspettare? Qualche tempo dopo, rispondendo a una intervista rilasciata al Corriere, Biffi insisteva su questo fatto che i governanti dovevano tener conto di una cosa che sarebbe stata ovvia, e cioè che bisogna fare distinzione nell’accoglienza agli immigrati, fra quelli che sono islamici e quelli che non lo sono. E bisogna preferire i cristiani! «Io non ho nessuna paura dell’islam – diceva Biffi –, ho paura di altre cose. Ho paura della straordinaria imprevidenza dei responsabili della nostra vita pubblica! Ho paura dell’inconsistenza dei nostri opinionisti! Ho paura dell’insipienza di molti cattolici, specie i più acculturati e loquaci”. Certo, tutti i cattolici che parlano, parlano, parlano. Parlano di che? Parlano della tolleranza dell’islam, della religione di pace. E prosegue Biffi: «Il mio compito è quello di evangelizzare i musulmani. Il compito dello Stato laico è invece quello di tenere presente tutte le difficoltà di inserimento dei musulmani nella vita civile. Nella stragrande maggioranza i musulmani vengono da noi risoluti a restare estranei alla nostra umanità. Ben decisi a restare sostanzialmente diversi, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro».
Grazie, Giacomo Biffi, per questo coraggio che hai avuto, che ti è costato la gogna, a cominciare da tutti questi cattolici loquaci (Che sono i più pericolosi, perché danno ottimi spunti a chi, lontano dalla Chiesa, li adula, per poter ottenere meglio i loro scopi. N d t.). E prosegue la Pellicciari: Gli è costata la gogna anche di tutta la intellighenzia culturale, per non parlare della classe politica, che continuavano a urlare contro questo intollerante Biffi, che faceva discriminazione fra gli uni e gli altri, mentre gli uomini sono tutti uguali. E tutte le baggianate che abbiamo sentito per tanti decenni.
Io ho finito, ma forse abbiamo tempo per una domanda. Proviamo.
Buon giorno! Sono Vito Valente da Moncalieri. Sono stato anche itinerante del Cammino. Volevo chiederti – ti do del tu -: “Come si evangelizzano i musulmani»?
Pellicciari. – He, he, come gli altri. Come gli altri, Vito! Come li vuoi evangelizzare? Perché loro, come noi, hanno bisogno di sapere che Dio ci ama e che è finito in croce per salvarmi. non per sterminarmi! E se sono una donna, io in paradiso, non è che ci devo andare a fare la vergine per essere sverginata dagli uomini, ma PER VEDERE DIO, CHE È MIO SPOSO! Cioè, la Buona Notizia del Dio che ci ama, che è nostro Padre e che ha vinto la morte per noi. E che uomini e donne sono allo stesso modo figli di Dio, chiamati ad essere suoi sposi. Questa è una buona notizia, di cui anche i musulmani hanno bisogno! E quindi questa Buona Notizia, perché il Vangelo è davvero una buona notizia, ci deve rendere consapevoli che noi abbiamo un tesoro che non possiamo tenere nascosto! Si tratti di musulmani o indù, non importa! Tutti hanno bisogno di sapere CHE LA LORO VITA HA UN SENSO! Anche se la loro vita non è servita per ammazzare qualcuno. HA UN SENSO! Perché anche la sofferenza è redenta in Cristo! La totalità della vita è redenta in Cristo! Questo ce l’abbiamo solo noi cristiani. Non ce l’ha nessun altro! (Lasciate che vi dica che il trascrittore Claudio, trascrivendo questo passaggio, si è commosso per la forza e la verità di queste parole di Angela).
Quindi a maggior ragione ne hanno bisogno i musulmani! Conclude la Pellicciari. Io avevo un cugino musulmano, che è morto santamente! Quindi bisogna distinguere fra Maometto, il Corano e i singoli. C’è tanta brava gente che non conosce, non lo sa della vittoria sulla morte fatta da Cristo per Amore! E quindi noi, come possiamo stare zitti?
Allora ringrazio don Vito che mi ha fatto questa domanda. Vi auguro un buon mese, e ci risentiamo, se Dio vuole, il prossimo terzo lunedì di ottobre. A risentirci!
(Trascrizione di Claudio Forti)

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