venerdì 28 ottobre 2016

Lo scandalo della divisione




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Una pietra miliare per la riconciliazione tra i cristiani 
CTV 

L’intervista integrale al cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, sul viaggio di Papa Francesco in Svezia, nel corso del quale per la prima volta cattolici e luterani faranno memoria insieme del quinto centenario della Riforma di Lutero.
Per la prima volta cattolici con la presenza del Papa e luterani, commemorano insieme questo quinto centenario della riforma. E io penso davvero che si può parlare di un momento storico, si può parlare davvero di una pietra miliare nel cammino di riconciliazione e di ricerca comune dell’unità fra le Chiese e le comunità ecclesiali”, dice il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin.  “Oggi la scelta ecumenica è una scelta irreversibile, e nonostante abbia conosciuto e conosca anche difficoltà credo che si deve andare avanti coraggiosamente”, prosegue Parolin sempre a proposito della preghiera ecumenica comune di luterani e cattolici nella cattedrale luterana di Lund, il 31 ottobre. “Speriamo che questa commemorazione comune apra al futuro di Dio, che è sempre un futuro ricco di promesse”. (SIR)

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 L'Osservatore Romano 

(Marcelo Figueroa) La divisione tra cristiani è uno scandalo, una ferita al cuore stesso del Signore. Gesù Cristo nella sua preghiera sacerdotale più profonda ha chiesto che la sua Chiesa si mantenesse unita (cfr. Giovanni, 17, 21). Per questo il 31 ottobre sarebbe inappropriato parlare di celebrazione, ma è necessario proclamare con gioia la grazia di offrire a Dio questa commemorazione luterana-cattolica.
Commemorare significa fare memoria di quanto è accaduto in questi cinque secoli per i quali riconosciamo con tristezza che spesse volte ci siamo innamorati del conflitto. Ma è anche necessario guardare con speranza come negli ultimi cinquant’anni — se prendiamo il concilio Vaticano II come riferimento — il Signore ci ha chiamati con il nostro nome, ciascuno nella sua confessione, per lasciarci innamorare dalla ricerca della comunione. Comunione che è unione comune, un necessario camminare insieme nella ricchezza della diversità riconciliata. Dove troviamo tappe teologiche fondamentali come laDichiarazione congiunta sulla giustificazione, ma innanzitutto dove ci riconosciamo in un cammino di umiltà, preghiera, pazienza e promessa verso l’unità visibile del corpo di nostro Signore. 
È inevitabile che la parola “comunione” faccia riferimento per noi all’eucaristia in comune, a quello che il cardinale Walter Kasper ha chiamato «sacramento dell’unità». Oggi ci aspetta una mensa, la mensa del Signore dell’unità, la mensa dell’unione sacramentata. Ma le mense si preparano con tempo e dedizione, per la mensa del Signore con il kairòs e i carismi che essa richiede. Ritorniamo per un momento alle sacre scritture, la cui lettura congiunta ha contribuito tanto a questo percorso ecumenico. 
L’apostolo Paolo nella sua prima lettera alla Chiesa di Corinto fa una drammatica affermazione sulla celebrazione eucaristica in questa comunità: «Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore» (1 Corinzi 11, 20). C’erano due questioni da esaminare, discernere e correggere (cfr. 11, 28-32) prima, per spianare il cammino affinché nella partecipazione a quella celebrazione dimostrassero di essere capaci di «riconoscere il corpo del Signore» (11, 29).
In primo luogo c’erano divisioni (cfr. 11, 18) dove gli uni e gli altri dicevano «io sono di Paolo (...) io sono di Cefa» (1, 12). Come protestanti — spesso sedotti dalla chiave ermeneutica luterana inRomani, 1, 17 «il giusto per fede vivrà» — abbiamo letto la Bibbia con gli occhiali di san Paolo In tensione con la percezione della centralità ministeriale della successione apostolica di Pietro a Roma. 
Oggi fortunatamente stiamo compiendo una lunga, difficile ma spirituale ricerca congiunta verso una lettura cristocentrica e orante della parola di Dio «perché non venga resa vana la croce di Cristo» (1 Corinzi 1, 17). 
In secondo luogo le assemblee e i pasti si tenevano in case private, spesso in quelle dei fratelli più benestanti che potevano offrire uno spazio più grande. Purtroppo però si creavano discriminazioni verso i poveri e gli esclusi della società con i quali i ricchi non condividevano i propri pasti. San Paolo descrive così questo conflitto: «Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco» (1 Corinzi 11, 21). Questo pasto prima della celebrazione eucaristica mancava di amore, pietà e misericordia verso i più bisognosi, svuotando così di contenuto spirituale la celebrazione principale. In tale contesto biblico, appaiono particolarmente illuminanti le parole di Papa Francesco quando, in un discorso recente a giovani luterani, ha detto: «La testimonianza che il mondo si aspetta da noi è soprattutto quella di rendere visibile la misericordia che Dio ha nei nostri confronti attraverso il servizio ai più poveri, agli ammalati, a chi ha abbandonato la propria terra per cercare un futuro migliore per sé e per i propri cari. Nel metterci a servizio dei più bisognosi sperimentiamo di essere già uniti: è la misericordia di Dio che ci unisce». 
Preghiamo affinché in questo anno giubilare commemorativo, la distanza geografica esistente tra Lund 2016 e Wittenberg 2017 sia estesa a tutto il pianeta con un peregrinare congiunto che ricerca, impara e si riconosce in uno stesso Signore, in una sola fede e un solo battesimo (cfr. Efesini, 4, 5). Bisogna che, camminando insieme, cattolici e protestanti uniti nella preghiera, ci “lasciamo leggere” dai Vangeli per obbedire all’appello all’unità di nostro Signore Gesù Cristo. Bisogna che, tenuti per mano dal Dio della misericordia, diamo testimonianza di vera comunione servendo le persone scartate da un mondo che ha bisogno di giustizia e di pace. Se compiamo questi passi insieme, la mensa del Signore che ci chiama a essere uniti sarà sempre più vicina, finché giungerà il tempo che il Cristo dell’eucaristia e il Signore della storia ha stabilito.

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