martedì 18 ottobre 2016

“Solo lo stupore conosce”



Apertura dell'Anno Accademico 2016 - 2017 presso il Pontificio Istituto Orientale. Prolusione del Card. Sandri 
 Cong. Chiese Orientali 

Questa mattina si è svolta l'apertura dell'Anno Accademico 2016 - 2017 presso il Pontificio Istituto Orientale. Il programma ha previsto la Santa Messa presso la Basilica di Santa Prassede, presieduta dalCardinale Leonardo Sandri e predicata da Padre Arturo Sosa, sj, Preposito Generale della Compagnia di Gesù e Vice-Gran Cancelliere dell'Istituto. Di seguito, presso i locali rinnovati dell'Aula Magna/Biblioteca, si è tenuta la prolusione, con il discorso del Gran Cancelliere Cardinale Leonardo Sandri (testo qui sotto). Grande gioia ha destato la presenza del nuovo Vice-Gran Cancelliere, P. Arturo Sosa, SJ, neo eletto Preposito Generale della Compagnia di Gesù, al quale sono stati fatti gli auguri per una proficua missione.
Prolusione del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Orientale, per l’inaugurazione dell’Anno Accademico - Sede dell’Istituto, Martedì 18 ottobre 2016 A.D.
Eccellenza Mons. Oliverio, Vescovo Eparchiale di Lungro,
Eccellenze Signori Ambasciatori,
Rev. mo Rettore,
Autorità Accademiche,
Docenti, Incaricati della Segreteria e della Biblioteca,
Carissimi Studenti, Benefattori e amici del Pontificio Istituto Orientale
1. Il Giubileo della Misericordia e la festa dell’Evangelista San Luca fanno da cornice oggi all’apertura del nuovo anno accademico.
Questa giornata è però arricchita da un dono singolare, perché praticamente alla sua prima uscita pubblica – se escludiamo la Messa alla Chiesa del Gesù con i suoi confratelli – è stato con noi il Preposito Generale della Compagnia di Gesù, Rev.mo Padre Arturo Sosa. Lo conosciamo bene - io stesso sin dai tempi del mio servizio come Nunzio Apostolico in Venezuela – e per la sua esperienza come Delegato per le Case Interprovinciali a Roma, quindi anche per il PIO: ora vivrà con ancor maggior slancio anche l’incarico di Vice – Gran Cancelliere di questo Istituto. Desidero inviare al caro Padre Arturo l’assicurazione della nostra preghiera, insieme al migliore augurio, perché tutto si compia, secondo quanto suggerisce lo Spirito alla Chiesa sposa di Cristo, ad maiorem Dei Gloriam! La sua presenza qui è un segno chiaro dell’impegno che la Compagnia dichiara di voler mantenere nei confronti del compito affidatole da Papa Pio XI nel 1922, interpretando nell’oggi le vicende delle Chiese dell’Oriente asiatico ed Europeo come parte di un servizio a quelle periferie esistenziali verso le quali Papa Francesco continuamente ci manda.
2. Non sono soltanto gli spazi di questa Aula Magna e Biblioteca ad essere rinnovati - e mi congratulo per la realizzazione di questi lavori - ma vogliamo che lo siano anzitutto i cuori. Mi piacerebbe che la vostra esperienza qui possa essere definita come uno studium Christi, espressione che rievoca non soltanto l’approfondimento di nozioni e concetti delle diverse discipline, bensì una vera e propria passione per Cristo, che abbraccia la totalità della nostra esistenza. Se fossimo qui, docenti e studenti, senza questa percezione che nasce da una profonda unificazione interiore, metteremmo in pericolo la vicenda stessa delle Chiese a cui apparteniamo, impostando la nostra vita non come un unico sacrificio spirituale, santo e gradito a Dio - come afferma l’apostolo Paolo - ma come un insieme di servizi che ci renderebbero dei meri funzionari. Lo sanno bene gli studenti, che sono in grado di riconoscere la dedizione e la luce che si intravede negli occhi dei loro docenti, perché nella spiegazione di un argomento stanno in realtà consegnando se stessi, e lo devono riconoscere i docenti, sapendo consigliare e promuovere chi è qui perché è stato inviato dal proprio Vescovo o Superiore, per esempio, nel caso degli alunni e alunne sacerdoti e religiosi, e vive il tempo dello studio come un’autentica missione ecclesiale, in vista del servizio al popolo di Dio. Quanto bene potrà fare uno studente così! Ma quanto male può seminare un freddo funzionario del sacro, della riflessione o dell’esercizio della giustizia nella Chiesa! Per questo è quanto mai necessario che interiormente, quasi in una compositio loci, come insegnato da Sant’Ignazio, i tre riferimenti principali del nostro stare qui siano tre icone del Vangelo di Luca: quella che abbraccia gli inizi del mistero dell’Incarnazione, che ci riconsegna la libertà della creatura nel rispondere al suo creatore, in Maria, Madre di Dio e madre nostra, l’umiltà di Dio che non disdegna di essere posto in una mangiatoia, e la rivelazione a Israele e alle genti, come luce e gloria. La seconda immagine, che abbraccia le tre parabole della misericordia: esse ci preservino da uno studio arido e da una qualche pretesa di salvare noi il mondo, mentre dobbiamo essere i collaboratori dell’opera di Dio che ci ha salvato in Cristo; la terza infine, che invece si sofferma su un singolo istante della cena pasquale di Cristo, quando esclama “ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi”. È un istante che ci fa certi del compimento della salvezza, ma ci fa rimanere nel desiderio stesso di Dio. Uno studioso che non rimane innestato nel desiderio di Dio per l’umanità, diventa presto come uno scriba e un fariseo del vangelo.
Credo che le dimensioni che ho evocato, Incarnazione, Misericordia, Desiderio di Dio e in Dio, siano un compito su cui verificarci ed esercitarci a tutti i livelli e certamente il progetto di rendere più ampia l’offerta di una proposta di animazione spirituale - a complemento e non in sostituzione di quella che gli studenti già ricevono nei rispettivi collegi – deve andare in questa direzione.
3. Se viviamo con questi riferimenti, siamo certi che l’anno centenario che si apre quest’oggi, dalla Fondazione della Congregazione Orientale e di questo Pontificio Istituto, avrà così un’anima luminosa che potrà risplendere in tutti gli importanti appuntamenti, che sono lieto di poter annunciare e che troverete in gran parte illustrati nel bel pieghevole che sarà distribuito. Penso ai Convegni che sono stati previsti, il primo, nel mese di novembre, che vuole dischiudere un orizzonte di speranza per la ricostruzione della Siria, benché in queste settimane siamo raggiunti da immagini terribili che ci fanno pensare al profeta che cammina tra le macerie, e a Rachele che piange i suoi figli perché non sono più. Un simposio intermedio, nell’area del Diritto Canonico Orientale, e quello conclusivo, tra un anno, che andrà ad affrontare tematiche sulla teologia orientale. Quest’ultima è senz’altro un’area importante che potrà rappresentare un’offerta formativa di elite, nel panorama internazionale, se adeguatamente sostenuta con un progetto di ampio respiro. Al centro di questi percorsi, il Convegno celebrativo congiunto, previsto per il mese di maggio. Il Pontificio Istituto Orientale potrà poi offrire una valida collaborazione alla preparazione di una Sessione Plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali, che ci auguriamo possa essere celebrata nell’ottobre del 2017: molti docenti sono infatti stati nominati dal Santo Padre nel corso degli anni come Consultori del nostro Dicastero, e li stiamo apprezzando nel lavoro paziente che alcuni di loro offrono in seno alla Commissione Speciale per la Liturgia. Li ringrazio di cuore.
4. A coronamento dei percorsi evocati, accoglieremo con gioia il Santo Padre, che ha accettato di venire tra noi a celebrare l’Eucarestia per l’Anno Centenario, secondo le date e le modalità che saranno comunicate nel corso dell’anno. Vogliamo arrivare preparati a questo incontro, e sin d’ora siamo grati per le parole che ci ha voluto rivolgere nel chirografo inviato, riprodotto insieme ad altri importanti documenti della storia dell’Istituto in appendice all’Annuario 2016 - 2017: “pienamente convinto dell’attualità della missione che vi è stata affidata, vi incoraggio a proseguire nei vostri sforzi.. le comuni ricchezze delle Chiese d’Oriente hanno sapore di antico, ma una volta estratte dai loro forzieri non mancheranno di ravvivare in noi la percezione sacrale della liturgia, di spalancare nuovi orizzonti di ricerca alla teologia, e di suggerirci una lettura misericordiosa della normativa ecclesiale”.
Tale gesto di squisita paternità si colloca nel solco dell’attenzione che i Romani Pontefici hanno sin da subito riservato a questa Istituzione Accademica: cominciando dal Motu Proprio di Benedetto XV nel 1915, ai tre interventi successivi di Pio XI, nella forma di una Lettera al Preposito della Compagnia di Gesù (1922), un Motu Proprio (Quod Maxime, 1928) ed una Lettera Encliclica (Rerum Orientalium, 1928), fino ai discorsi del Beato Paolo VI e del Pontefice emerito Benedetto XVI, rispettivamente in occasione della Visita al PIO di san Giovanni Paolo II, in occasione del 75° e dell’Udienza speciale concessa dal Pontefice emerito Benedetto XVI per il 90° di fondazione. Da qui ad ottobre abbiamo un anno per continuare a camminare insieme, mantenendo in armonia il giusto rispetto delle competenze che sono distinte, ma insieme proseguendo un dialogo ampio sulle caratteristiche che desideriamo per questa casa degli Orientali in Roma. In questo spirito, sono sicuro che potremo presentare al Santo Padre una proposta organica e reciprocamente condivisa. Vogliamo mantenerci fedeli alla nota della sinodalità che avevo richiamato per l’ambito accademico lo scorso anno, e che per un progetto per il PIO e il Russicum nel terzo millennio non può non tenere in conto le esigenze e i desideri di tutti, che non sono soltanto la Congregazione per le Chiese Orientali e la Compagnia di Gesù, ma anche e per esempio, i responsabili del Dialogo Ecumenico, e il Comitato di Collaborazione Culturale in seno al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità tra i Cristiani, data la presenza di studenti proveniente dal mondo dell’Ortodossia ed Ortodossia Orientale sia come ospiti del Collegio Russicum, sia tra gli alunni di questo Istituto.
5.Nel corso della mie anche recenti visite in Paesi del Medio Oriente, ho incontrato diversi giovani e adulti, fuggiti delle guerre in Siria e in Iraq. Ma anche altri, vittime ignorate di persecuzioni forse più sottili, che si consumano sui banchi di scuola, nel gioco tra i ragazzi, nelle relazioni tra famiglie o vicini di quartiere. È spesso la sofferenza dei più poveri, che non hanno soldi per iscriversi ad una scuola cristiana, che del resto anche in quei contesti non ha sempre le risorse adeguate per sostenere tutte le spese. Da cosa nasce la sofferenza? Ancor prima che dalla violenza fisica, dal disprezzo di chi viene formato su programmi scolastici forse dettati dall’ideologia cieca, che in altri campi arriva poi a seminare persino la morte. Se le Nazioni occidentali, purtroppo attraverso i drammi di questi anni hanno aperto gli occhi accorgendosi di una millenaria presenza cristiana nel Medio Oriente, tale consapevolezza va in luoghi come il Pontificio Istituto Orientale coltivata e sostenuta in modo scientifico. Proprio negli incontri che ho descritto mi è tornata alla memoria una recente intervista di Padre Samir sul quotidiano “Avvenire”, in cui ha raccontato anche come si sia avvicinato al mondo accademico per il quale tutti noi lo abbiamo conosciuto e lo stimiamo. Ebbene, forse è venuto il tempo che, passando idealmente il testimone, e sfruttando i suggerimenti che egli potrà ancora dare in vista di un lavoro comune e in sinergia, si consolidi al Pontificio Istituto Orientale un centro specializzato nello studio della produzione arabo-cristiana, attraverso i secoli come in età contemporanea. Sarebbe una preziosa occasione per gli studenti che vengono dal Vicino Oriente, ritrovare qui uno spazio che consenta loro di approfondire la conoscenza della propria tradizione, e per altri studenti – anche latini – la possibilità di acquisire strumenti e metodologie per allargare i confini della ragione, anche occidentale, essa pure piuttosto assuefatta a certi stereotipi culturali, quali l’equivalenza sostanziale arabo=musulmano. Tale ipotesi di progetto consoliderebbe l’affiancamento al tradizionale polmone bizantino-slavo, ben consolidato al Pontificio Istituto Orientale, anche quello arabo-siriaco, pure decisivo e anzi, previo, nello sviluppo della dottrina e della vicenda ecclesiale nei secoli. Sempre a questo riguardo, esprimo il mio apprezzamento per l’opportunità offerta dal PIO nello scorso mese di agosto nell’ospitare il XII Symposium Syriacum e l’XI Congresso di studi Arabo-cristiani, e confermo l’augurio che allora ebbi modo di esprimere soltanto per iscritto al Padre Rettore.
Saranno pure auspicabili tutti quegli interventi, in ambito teologico e canonistico, che possano offrire un contributo “orientale” al percorso di recezione dei lavori dei due Sinodi sulla Famiglia che hanno trovato il loro culmine nell’Esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco.
6. Un evento che pure desidero richiamare è l’approvazione, da parte della Commissione Paritetica Bilaterale per il Dialogo Cattolico-Ortodosso di tradizione bizantina, del documento su Primato e Sinodalità nel Primo Millennio. Tale importante tappa, che di fatto sblocca una situazione che si era arenata nel 2007, chiede di essere adeguatamente conosciuta e studiata nel prossimo futuro: non andrà perso il riferimento alla totalità delle fonti – anche non citate nel testo – ma si potrà assumere la sintesi sulla quale si è giunti ad un accordo, autorevole benchè minimo. Sempre in tale contesto, ho potuto toccare con mano la grande conoscenza di ogni singola determinazione dei primi sette Concili Ecumenici da parte dei fratelli ortodossi, e il pensiero che in questo Istituto uno dei corsi dell’anno propedeutico per la Facoltà di Scienze Ecclesiastiche, oltre a quanto avviene nella facoltà di Diritto Canonico, sia dedicato proprio ad approfondire la loro conoscenza, mi ha lasciato interiormente soddisfatto. Il Pontificio Istituto Orientale infatti è una Casa per tutti gli Orientali, cattolici ed ortodossi, in un duplice senso: da un lato, è il luogo della conoscenza approfondita delle discipline, dei canoni, delle tradizioni, delle liturgie, e tutto questo è quanto mai prezioso perché nessun dialogo è possibile se non si è consapevoli della propria identità e dignità. Dall’altro, una casa è anzitutto un luogo di relazione quotidiana, e anche questo può accadere ogni giorno, negli spazi comuni, come nel lavoro comune a lezione, nei seminari di ricerca e in biblioteca. Figli e figlie di Chiese che spesso non sono in piena comunione tra loro, che però vivono la comunione umana stando fianco a fianco nell’esperienza degli studi. Sono certo che il Signore si rallegra di ogni amicizia sincera che qui può nascere e nel tempo potrà produrre frutti per le nostre rispettive Chiese di provenienza. Se mi è concesso riprendere un paragone architettonico ed artistico antico, ripenso alla celebrazione che ho appena presieduto in Giordania, riaprendo come Inviato del Santo Padre il Santuario-Memoriale di Mosè sul Monte Nebo. L’area dell’antico presbiterio ha inteso valorizzare il luogo della presidenza liturgica come un synthronon, ove la presidenza è affermata, ma entro un quadro fisicamente rilevabile di comunione, attraverso i gradoni che sono propaggini e condizione della possibilità della presidenza del protos. Suggestivo che nella liturgia pontificale bizantina il Vescovo si segga al trono e i ministri al Syntronon, durante l’inno del Trisaghion. Tali simbologie liturgiche sono alquanto suggestive: la Chiesa di Roma, con il suo Vescovo che esercita il primato della carità, attraverso l’esperienza concreta degli anni di specializzazione e dottorato in questo Istituto, con tutti gli strumenti e le dotazioni perché sia condotto in modo eccellente ed al passo coi tempi, “vi fa sedere accanto”, schiude e percorre insieme a voi i sentieri della conoscenza delle fonti comuni che ultimamente tutti ci conducono alla lode e alla glorificazione dell’Uno e Trino Signore. Sono certo che la Compagnia di Gesù, che fin dalla sua fondazione si contraddistingue per uno speciale voto di obbedienza al Romano Pontefice, guidando attraverso la comunità dei Padri questo Istituto, senta il particolare privilegio e responsabilità di una missione così come l’ho descritta. Ringrazio il Rettore, P. Nazar, per le espressioni di riconoscenza rivoltemi, a livello personale e per il Dicastero e per come ha delineato il progetto e la missione del PIO. È come lo sguardo di Mosè dal monte Nebo, da dove ho pensato anche a questo Istituto, che scorge i confini della Terra Promessa: lavorando in comunione, speriamo di entrarvi e poterne sperimentare insieme i frutti che Dio ha preparato.
7. Nel corso della mia visita in Libano per l’Ordinazione episcopale del nuovo Vicario Apostolico, a margine dell’incontro con il Patriarca e i Vescovi del Sinodo della Chiesa Siro-Cattolica, sono stato condotto a visitare l’archivio e la biblioteca della sede patriarcale di Charfet, potendo ammirare preziose pergamene e codici, illustrati e non, e ho apprezzato la perizia del diacono incaricato alla conservazione e allo studio dei manoscritti: rivolgo in questa sede un appello a tutte le Chiese Orientali, specialmente quelle del Medio Oriente, attraverso voi studenti: abbiate a cuore che le risorse che custodiscono le memorie della vostra storia sia tutelate e studiate, se necessario avendo il coraggio di chiedere assistenza di Istituzioni culturali o agenzie di aiuto per ricevere il supporto necessario a mettere in salvo ciò che è a rischio di distruzione o dispersione. Non potremo essere interpreti del futuro, se saremo dimentichi del passato e della preziosa eredità che ci è stata consegnata!
8. Con tutti questi sentimenti nel cuore, ci affidiamo all’intercessione della Tutta Santa Madre di Dio, di san Luca, e di tutti i santi Dottori della Chiesa d’Oriente e d’Occidente. Proprio alla celeste protezione di Maria, vorrei affidare l’anno centenario, durante una solenne celebrazione mariana che sono stato invitato a presiedere il 2 di dicembre, presso la Basilica dei Santi Apostoli. Mi piacerebbe che fosse un omaggio a Maria dell’Oriente cristiano presente a Roma, quindi attraverso tutti le Istituzioni e i Collegi che lo rappresentano.
9. Con la parole di San Gregorio di Nissa, nella sua Vita Moysi, dichiaro aperto ufficialmente l’Anno Accademico 2016-2017, anno del Centenario: “Solo lo stupore conosce”. Sia vero per ciascuno di noi in questo luogo. Grazie.

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