martedì 4 ottobre 2016

Teresa e la nevrosi....

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Avevo quattordici anni, ed ero arrabbiatissima con i miei genitori. Stavano sprecando un intero giorno della nostra vacanza in Francia per andare a visitare la Basilica di Santa Teresa di Lisieux, per un totale di 4 ore di viaggio. L’auto era scomoda, era una giornata perfetta con un sole meraviglioso e proprio non volevo andare. Tutto ciò che conoscevo erano gli sdolcinati santini con lei beatamente sorridente e avvolta da una ghirlanda di fiori. Sapevo che era morta giovane e che aveva avuto un’infanzia molto santa.
Era una bambina santa, ma non mi colpiva più di tanto.
Ma arrivati a Lisieux, fui sorpresa nel constatare che stavo per vivere una delle delle esperienze più profonde di tutta la mia vita. Profonda, non in senso teologico o spirituale, ma perché reale e autentica. Mi sono inginocchiata davanti al suo santuario, e non so come sono finita col pregare e parlare alla santa della mia totale frustrazione nei confronti della religione in generale, e della mia confusione circa il ruolo che avrei avuto in questo mondo.
E con mia ancor maggiore sorpresa, sentii in modo inequivocabile che Santa Teresa mi comprese. La mia confusione le era famigliare. Le mie lotte erano reali per lei. È come se mi avesse detto in modo molto chiaro: “Oggi sei venuta qui, e questo basta”. 
In macchina mi ero lamentata per tutto il tragitto, ma lasciai il santuario con un nuovo senso di pace.
Aveva ragione, già il fatto che quel giorno fossi andata lì era sufficiente. Ad un’età in cui per me la religione era tutto regole e confusione, me ne andai con la sensazione mai provata prima che la fede sia un dono, e non un peso. E quindi, sebbene spesso io mi sia dimenticata di Santa Teresa, mi resi conto che lei non si dimenticò affatto di me.
Scrivo queste parole undici anni dopo, e penso che in molte occasioni lei abbia interceduto per me, tenendomi per mano e guidandomi con dolcezza. E ognuna di queste interazioni è stata per me una grande sorpresa. Nella sua giornata voglio dunque condividere, oltre ad un eccezionale video di Msgr. Robert Barron, ciò che ho imparato su Santa Teresa. Un po’ per gratitudine nei suoi confronti, ma anche nella speranza che lei vi ispiri affinché ricorriate alla sua intercessione e troviate, come ricompensa, l’amore a cui tende ogni vita, Cristo.

1. Santa Teresa aveva un disturbo ossessivo-compulsivo, nonché molti sintomi di depressione 

È cosa nota e risaputa che Santa Teresa fosse vittima della “terribile malattia degli scrupoli”, classificabili come una forma di disturbo ossessivo-compulsivo di tipo religioso. In più momenti della sua vita fu colta dalla paura che i suoi peccati avessero offeso Dio, o che lei avesse commesso un qualche peccato mortale. L’infanzia caratterizzata dalla morte della madre quando era molto piccola, dalla perdita di una sorella – la sua “seconda madre” Pauline – che andò al Carmelo, dal bullismo a scuola e da una natura estremamente sensibile, la portarono a manifestare diversi sintomi di depressione già da una tenera età.
Negli ultimi momenti della sua vita era affetta da tubercolosi. L’estrema sofferenza fisica la indusse nella tentazione di disperarsi e di desiderare di morire. Eppure tornò sempre a Cristo, e si mantenne saldamente sulla retta via. Nella mia vita ho avuto famigliarità con la depressione e con malattie mentali, sia per esperienza diretta che per esperienza di alcuni parenti. In alcuni dei miei momenti più bui mi sono rivolta a Santa Teresa, l’unica santa che – all’epoca – sentivo potesse comprendermi. La sua intercessione fu sempre potente e rapida.

2. Santa Teresa fu una bambina ipersensibile

Sono sempre stata una bambina molto sensibile. Piangevo per qualsiasi cosa. A volte non sapevo neanche il perché, ero semplicemente triste nei confronti del mondo. Ecco perché mi dava fastidio sentire dell’infanzia pia di Santa Teresa, io che pensavo di essere una bambina eccessivamente emotiva. Ma scoprii che anche lei piangeva spesso da bambina, era infelice a scuola e spesso non era molto compatibile con le pressioni sociali che le mettevano addosso quotidianamente. Sua madre scrisse che dovette “correggere la povera bambina, che si lascia andare a terribili capricci quando non ottiene ciò che vuole. Si butta per terra disperata, credendo che tutto sia perduto. A volte è così afflitta da rischiare di soffocarsi. È una bambina molto stressante”.
Di solito era considerata una bambina felice e viziata, veniva trattata come la cucciola della casa. Ma la sua ipersensibilità faceva stressare tanto sia lei che la sua famiglia. Spesso ho ritenuto che la mia ipersensibilità fosse qualcosa di cui vergognarsi, ma l’esempio di Santa Teresa mi dà speranza. Ebbe un’infanzia molto autentica, con tutte le difficoltà che comporta essere eccessivamente sensibili. Mi rivolgo a lei quando ho bisogno di riconsiderare alcune prospettive della mia vita, e so che lei mi comprende.

3. Santa Teresa è tranquilla durante i momenti di crisi

Santa Teresa fu miracolosamente guarita dalla sua estrema sensibilità. Dopo essersi unita alle suore carmelitane, divenne molto più stabile emotivamente e fu considerata una suora affidabile. Ho scoperto che in questi momenti di crisi, quando ci sentiamo mancare il terreno sotto i piedi come se il futuro ci fosse stato strappato via, lei rimane salda. Santa Teresa sapeva dalla sua esperienza di vita che non importa quale chock avesse subito o quale cambiamento drastico avrebbe dovuto affrontare, le fondamenta della sua vita erano sempre e comunque nell’amore di Cristo, che non cambia mai. Preghiamola quando viviamo una crisi, e ce ne ricorderemo.

4. Santa Teresa ama riunire le famiglie

Quando nel 2009 le reliquie di Santa Teresa furono portate a Londra, mia madre ed io facemmo di tutto per andarci. In quel giorno, per pura coincidenza, anche mio fratello si trovava a Londra e si unì a noi. In quel giorno pregai per la mia famiglia, per tutte le nostre lotte, per la miriade di problemi apparentemente irrisolvibili che esistono in qualsiasi famiglia. Negli anni a venire mi resi conto che quel giorno in cui venerammo le sue reliquie, la sua intercessione ci inondò di molteplici grazie. E ci aiutarono a superare delle difficoltà famigliari che pensavamo fossero impossibili da superare. Sono cresciuta in una grande famiglia che ha conosciuto il dolore della malattia e della morte, la difficoltà del lavoro e dell’istruzione, ma che ha anche goduto della gioia delle celebrazioni e del gioco. Santa Teresa è stata dunque la santa perfetta a cui chiedere aiuto. Lei conosce bene l’importanza del guarire le ferite che ci sono in una famiglia. La sua stessa famiglia è stata il seme che ha dato alla luce la sua fede.

5. Santa Teresa aveva senso dell’umorismo

Sfido chiunque a guardare alle immagini di Santa Teresa nel corso degli anni e negare che avesse senso dell’umorismo! Sembra che il suo volto celi a stento un sorriso insolente, e che i suoi occhi nascondano un profondo senso di divertimento. Questo risponde anche a coloro che sostengono che lei fosse fuori dalla realtà, troppo solenne e seria per essere considerata affidabile! Nel suo ‘Storia di un’anima’, nonostante il linguaggio un po’ elaborato, Teresa mostra la sua autenticità, e in una lettera a sua sorella dopo il suo famoso incontro con papa Leone XIII (che la implorò di diventare suora a 15 anni), scrisse “il buon Papa è così vecchio da sembrare morto”. Ma visse più di lei, quindi forse fu lui a ridere per ultimo.

6. Santa Teresa si addormentava durante le preghiere e faceva fatica a recitare il Rosario

Ci sono due citazioni di Santa Teresa che mi colpiscono molto ogni volta che mi sento frustrata per non essere costante nella mia fede. La prima ha a che fare col dormire. Lei disse: “Dovrei sentirmi in difficoltà perché mi addormento durante le preghiere, durante il ringraziamento dopo la Santa Comunione. Ma non provo alcun disagio. So che i genitori amano i propri figli sia che dormano o che siano svegli, e so che i dottori fanno addormentare i pazienti prima di sottoporli ad un’operazione. Quindi penso che Dio ‘sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere’ ”.
La seconda citazione è quella in cui Santa Teresa ammette che, nonostante il suo grande amore per la Vergine Maria, abbia difficoltà a recitare il Rosario. “Quando soltanto (e mi vergogno ad ammetterlo) la recitazione del Rosario mi pesa più dell’indossare uno strumento di penitenza”. Ma ha anche scritto, come promemoria per tutti noi: “Ora mi sento meno desolata; penso che la Regina del cielo, dato che è mia madre, debba vedere la mia buona volontà e ne sia soddisfatta”. Ciò che importa, come ricordato da Santa Teresa, è che – sebbene cadiamo e sappiamo che cadremo di nuovo – continuiamo a provare.

7.  Mantenne la promessa sulla sua “Pioggia di rose”

Va bene, non impazzivo per l’immagine sdolcinata di Santa Teresa, ma apprezzavo che disse “OK, so I didn’t like all the flowery imagery around St Therese, but I did love that she said “Dopo la mia morte farò cadere sul mondo una pioggia di rose. Voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra. La mia missione è di far amare il buon Dio.”
Per farla semplice, se una santa promette di spendere il proprio tempo in Cielo aiutando coloro che sono rimasti sulla terra, allora non avere paura di chiederle aiuto! È una santa e l’ha promesso! Il suo obiettivo è che tutti noi possiamo raggiungere la vera santità, dunque non rigetterà la nostra richiesta di soccorso.

8. La sua piccola via è semplice: amore e fiducia

Alla fine ho scoperto la sua Piccola Via. Quando sento che la mia fede viene meno, di solito è perché o permesso ai miei fallimenti, ai miei peccati e ai miei difetti di essere più grandi (nella mia mente) della misericordia e dell’amore di Dio. Perché ho perso la visione di me stessa tra le mani di un Padre che mi ama. Santa Teresa ci ricorda in modo perfetto che ogni giorno, non importa quali lotte stiamo affrontando, abbiamo soltanto bisogno di rivolgerci a Dio e gettarci nelle Sue braccia chiedendogli aiuto, con la fiducia che Lui comprenderà le nostre mancanze e che ci ami per ciò che siamo e per ciò che diventeremo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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