mercoledì 23 novembre 2016

Cosa ci fanno dei segni zodiacali in una chiesa?

Cosa ci fanno dei segni zodiacali in una chiesa?


di Daniel Esparza per aleteia

Potresti aver notato che in alcune vecchie cattedrali o basiliche europee sono rappresentati i segni dello zodiaco. Ma non si diceva che lo zodiaco fosse pura superstizione? Come sono arrivati questi segni sulle mura di una chiesa? Sono semplicemente parte della decorazione, una stravaganza rinascimentale o barocca, un riferimento al paganesimo pre-cristiano, oppure sono lì per qualche altra ragione non ancora chiara?
In realtà le cosiddette case dello zodiaco erano parte della scienza astronomica dell’epoca (e in un certo senso lo sono ancora), ma non per ragioni astrologiche: cioè il fatto che questi segni zodiacali siano stati rappresentati in cattedrali, chiese e basiliche non ha nulla a che vedere né con l’oroscopo né con nessun’altra pratica divinatoria. Anzi, le ragioni sono puramente astronomiche, e risalgono alla misurazione dei corpi celesti partendo dalle costellazioni visibili nel cielo in determinati periodi dell’anno (la costellazione dei pesci, del capricorno, e così via).
In questo senso le costellazioni hanno contribuito a costruire uno strumento, estremamente preciso, per misurare i solstizi. Uno dei più precisi dell’epoca fu costruito nella Basilica di San Petronio a Bologna, un edificio che è anche osservatorio solare

Quando il sole raggiunge lo zenit, attraverso un piccolo foro sul tetto della basilica (decorato con un alone e dei raggi dorati in riferimento alla luce divina e a quella naturale) si può vedere un raggio di sole che “tocca” una linea di rame e bronzo sul pavimento della chiesa.
Questa linea percorre più della metà della lunghezza totale della basilica. Dove termina la linea si trovano questa costellazione di segni zodiacali, diversi numeri romani e riferimenti a solstizi, calendari ed altri elementi astronomici.
Questa linea è quella che si chiama una “linea meridiana”: un elemento che, con sorpresa di molti, è un altro pezzo da aggiungere all’affascinante puzzle dell’arte religiosa. La linea meridiana implica l’unione tra elementi astronomici e l’architettura religiosa – un altro esempio in cui scienza e fede fanno lavoro di squadra – seguendo il calendario liturgico.

È risaputo che la Pasqua, Festa della Resurrezione di Cristo, non è definita arbitrariamente dal calendario liturgico, ma è anzi basata – come qualsiasi altro calendario – su osservazioni astronomiche.
Il Concilio di Nicea ha stabilito che la Pasqua non è un “anniversario” simile ad un compleanno, ad esempio, che ricorre ogni anno lo stesso giorno. La Pasqua si celebra sempre la prima domenica in seguito alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera. Questo per essere sicuri della correttezza della data ed evitare che i cattolici rischino di celebrare la Pasqua in date diverse in giro per il mondo.

E siamo portati a pensare che il 21 marzo è la data dell’equinozio di primavera, ma in realtà non è sempre così: anche il calendario gregoriano, molto più preciso di quello giuliano, ha le sue mancanze (la ricorrenza degli anni bisestili ne è un esempio).
Come possiamo dunque essere sicuri che la data in cui si celebra l’equinozio sia astronomicamente corretta? Cioè, come poter far coincidere il tempo astronomico con il tempo del calendario? Sono proprio le linee meridiane a rappresentare una soluzione.
In un ottimo articolo pubblicato da Atlas Obscura si legge che “comprendere la struttura e il ritmo del cosmo attraverso l’osservazione scientifica diretta non è in contraddizione con il culto cristiano” ma anzi potrebbe essere intesa come “un’espressione essenziale della pietà umana”.
Questo sistema comprende infatti uno dei modi migliori per sincronizzare il tempo umano e storico con quello naturale e divino. Inoltre la prima linea meridiana costruita in una chiesa fu progettata dal celebre cartografo e frate domenicano Ignazio Danti.
Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista

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