venerdì 11 novembre 2016

Il musical della Misericordia

figliol-prodigo

di Rita Ricci

Sono 14 i detenuti protagonisti del musical Figliol Prodigo, che si sono esibiti, con successo di pubblico e critica, il 9 novembre alle ore 20.30 presso l’Auditorium della Conciliazione diretti dalla regista Isabella Biffi, in arte Isabeau. Uno spettacolo che ha segnato la chiusura del Giubileo dei detenuti e ha ottenuto l’approvazione del Pontefice, che ha invitato gli interpreti – carcerati della sezione alta sicurezza – a esibirsi presso l’Auditorium della Conciliazione.
Un tutto esaurito per questa prima romana a via della Conciliazione n°4,  alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni civili e militari italiane: Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla Giustizia, Antonio Scaglione, figlio del giudice omonimo vittima di mafia e vicepresidente del Consiglio della Magistratura Militare, Raffaele Cattaneo presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il dott. Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito, Francesco Bonini, rettore della Lumsa e molti altri.
I saluti inaugurali del presidente dell’Istituto penitenziario di Opera Giacinto Siciliano e i ringraziamenti del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, che ha reso omaggio alle autorità presenti, per il merito di aver patrocinato e promosso lo spettacolo, tra cui il presidente Martinez, l’amministrazione penitenziaria, la Regione Lombardia, il rettore della Lumsa, l’organizzazione Giubilare e Papa Francesco. Grande eco in questa sede ha avuto il messaggio di Francesco che nella celebrazione domenicale per il giubileo dei carcerati ha ricordato di non “perdere mai il filo della speranza e la propria libertà interiore che viene dal cuore”.
Il musical è liberamente ispirato alla parabola del Figliol Prodigo e vuole diffondere il messaggio della grande misericordia divina, che accoglie il figlio che ha sbagliato e ritorna, amandolo più di prima. “L’idea di portare in scena questa parabola – spiega la regista – è nata da questa riflessione: tutti noi facciamo sbagli nella vita, perché siamo peccatori. E tutti noi chiediamo perdono di questi sbagli e facciamo un cammino di reinserimento”.
Oltre a recitare, i detenuti, cantano e danzano alla perfezione, immersi in questa esotica atmosfera mediorientale tra la danza del ventre, i luculliani banchetti e la bellezza ipnotica della maitresse Noah. Responsabile di aver stregato il cuore del più giovane figlio di un ricco mercante, il quale si ridurrà in miseria per conquistarla e sarà costretto a bussare di nuovo alla porta del padre, che non solo lo accoglierà ma ucciderà il vitello più grasso in suo onore, celebrandolo alla presenza del fratello maggiore.
Eccellente è la performance del corpo di ballo e davvero soave e armoniosa la vocalità di Isabella Biffi, nel ruolo di Rebecca. Molto convincente anche il protagonista, il figlio più giovane, che si fingerà morto in maniera assai credibile, tanto da commuovere i presenti. Un tripudio di colori e suoni inediti, su musiche originali composte da Gino De Stefani, Fabio Perversi e Osvaldo Pizzoli, raccolte in un cd, acquistabile in occasione dei live. Le meravigliose coreografie sono frutto del lavoro della coreografa napoletana Ivana Scotto – nel musical, la terribile madre di Noah – e invece si annovera il coach Marco Ghirlani per la guida recitativa, qui nei panni dell’astuto locandiere. Una preparazione come quella di veri professionisti per i detenuti, che per tre mesi hanno studiato assiduamente, in maniera competente e tecnica. In loro ausilio, il corpo di ballo composto da danzatrici di fama internazionale.
Al termine della pièce, un paio di detenuti hanno scelto di condividere col pubblico la propria esperienza personale, raccontando la gioia e la positività che il teatro ha dato alle loro vite, riempiendole di significato. Hanno ribadito l’importanza della compassione e del perdono, sperimentato da loro recentemente nell’ambito del progetto Sicomoro: un cammino di riconciliazione tra vittime dei reati e i carnefici attraverso cui Prison Fellowship Italia, organizzazione presieduta da Marcella Reni, che porta nelle carceri il grande tema della giustizia riparativa.
“Tutti hanno intrapreso un percorso interiore di grande rinnovamento. Rispetto a dieci anni fa, sono persone diverse, con una positività e una luce interiore che prima non avevano”, aggiunge la regista, alla presenza del direttore della casa penitenziaria di Opera, Giacinto Siciliano.
E si chiude l’evento con un inno all’amore di Dio e alla giustizia sociale, per voce del Presidente del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez. “L’amore è più forte del dolore: è questo un insegnamento strepitoso e la sintesi più profonda del senso del Giubileo della Misericordia. Perché il dolore non ha colore, reddito, età, censo, il dolore è dolore. Il percorso di giustizia riparativa ‘progetto Sicomoro’, citato dal direttore Giacinto Siciliano, ha permesso ai due dolori della vittima e del reo di incontrarsi e dar vita al perdono. Per citare la canzone del musical “l’amore vero vincerà” ossia la misericordia che ne è la sua forma più autentica, farà vincere l’amore e la giustizia. E una giustizia moderata questo lo consentirà, citando Dostoevskij: “Se la giustizia non è moderata diventa insopportabile.
Un musical che parla dritto al cuore dello spettatore, che per empatia sceglie il perdono e la strada della misericordia nei confronti di uomini rinnovati che nell’arte e nel dialogo spirituale hanno ritrovato se stessi e la propria coscienza.
Zenit

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