martedì 15 novembre 2016

La teologia a servizio dell’uomo

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di Osvaldo Rinaldi

Alberto Magno di Bollstädt nacque in Germania verso il 1200 da una nobile famiglia che lo inviò in Italia per studiare a Padova (una delle più famose università del tempo) le cosiddette “arti liberali”: grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia e musica, con un particolare interesse per le scienze naturali. Durante questo tempo trascorso in Italia il giovane Alberto entrò in contatto con i domenicani, i quali compresero le sue doti e la profondità del suo animo. Per questo decisero di mandarlo a Colonia per avviarlo allo studio della teologia e poterlo così aggregare nel loro ordine religioso. Questa decisione trovò forte opposizione nei suoi familiari, ma nonostante ciò Alberto riuscì a portare avanti la sua vocazione.
Le notevoli difficoltà nello studio della teologia provocarono nel ragazzo una profonda crisi esistenziale, inducendolo a pensare di abbandonare la sua vocazione. La sua salvezza fu la grande devozione che nutriva per la Vergine Maria che lo invitò a perseverare nel suo impegno, rivolgendogli le seguenti parole: “Attendi allo studio della sapienza e affinché non ti avvenga di vacillare nella fede, sul declinare della vita ogni arte di sillogizzare ti sarà tolta”.
Alberto, accolse con amore il sostegno della Madonna, terminò quindi il suo percorso di studio ed ebbe l’onore di essere ammesso nell’ordine dei Predicatori da parte del Beato Giordano di Sassonia, immediato successore del grande San Domenico, fondatore dell’ordine domenicano.
Dalla Germania, Alberto fu inviato a Parigi dove divenne professore di teologia per tre anni. Nella capitale francese ebbe modo di conoscere Tommaso d’Aquino, un allievo di cui egli riconobbe subito la sua grandezza. Su ordine dei superiori fu chiamato a tornare in Germania, precisamente a Colonia, per fondare un centro di studi teologici. A Colonia, Alberto chiese di essere accompagnato da Tommaso d’Aquino.
Da questo momento i due ebbero modo di proseguire un fecondo percorso di studi teologici, che sono stati fondamentali per l’approccio alla teologia. Essi furono ispirati nel commentare l’opera di Dionigi l’Areopagita e gli scritti di Aristotele sulla filosofia e sulla natura. Da questo studio nacquero due approcci di fare teologia: quello filosofico-teologico, che fu proseguito proprio da Tommaso D’Aquino, e quello teologico-mistico, proseguito dal domenicano Eckhart.
Alberto Magno non fu solo un uomo di studio sulla teologia e sulle scienze naturali, ma svolse vari impegni pastorali. Fu provinciale dell’ordine domenicano per la parte settentrionale della Germania. Le sue qualità furono riconosciute da Papa Alessandro IV che lo chiamò a Anagni, dove in quel tempo si recava frequentemente, insieme a Roma e a Viterbo, per chiedere pareri su questioni teologiche. Fu lo stesso Sommo Pontefice a nominare Alberto vescovo di Ratisbona.
Il suo incarico episcopale durò solo per un breve periodo, perché egli decise di rinunziare all’episcopato per dedicarsi totalmente all’insegnamento teologico e alla predicazione della Parola di Dio. Alberto ebbe anche il privilegio di partecipare al Concilio di Lione, dove contribuì con i suoi profondi ed illuminati interventi a promuovere l’unione della Chiesa Greca con la quella Latina.
Il vescovo ha proseguito la sua feconda attività di insegnamento fino a quando perse l’uso della memoria, così come gli aveva preannunziato la Vergine Maria. Ha vissuto gli ultimi quattro anni della sua vita con il grande desiderio di poter raggiungere presto la Casa del Padre. Chiamato con il titolo di “dottore universale”, morì il 15 novembre 1280. La sua salma è conservata presso la Chiesa di Sant’Andrea a Colonia. Fu beatificato nel 1622 da Papa Gregorio XV e canonizzato e dichiarato Dottore della Chiesa nel 1931 da Papa Pio XI, fu nominato patrono dei cultori delle Scienze naturali nel 1941 da Pio XII.
La vita di questo Santo è un esempio dal quale traspare la grazia di Dio e l’impegno fattivo dell’uomo. Alberto, che ha meritato l’appellativo di Magno, era molto stimato già durante la sua vita per gli approfondimenti teologici. Quanto è importante lo studio della teologia anche ai nostri tempi!
Accostarsi alla Sacra Scrittura per comprendere il messaggio di Dio è una pratica che oggi viene praticata dai sacerdoti, dalle suore e da pochi laici che appartengono a movimenti, ad associazioni o a gruppi di preghiera che frequentano assiduamente la Chiesa. Quante persone oggi che partecipano alla Santa Messa conoscono a fondo il significato di una pericope evangelica, approfondiscano il suo significato e cercano di trovare in esso una qualche relazione nella propria vita?
La Parola di Dio è sempre la stessa ma la nostra vita è in continua evoluzione. Leggere uno stesso passo dell’Antico Testamento o un brano del Vangelo può provocare la tentazione di presumere di conoscere il suo enorme contenuto. Questo atteggiamento rischia di provocare una paralisi spirituale. La Parola di Dio sempre suscita stupore, novità e movimento; i teologi svolgono un grande servizio alla Chiesa e al mondo intero, perché offrono a tutti i fedeli una esegesi che aiuta a comprendere le profondità e gli insegnamenti del testo biblico.
Alberto Magno è stato dichiarato dottore della Chiesa per il suo studio della Sacra Scrittura e dei Vangeli, ponendo le basi ad una esegesi filosofica e mistica. Egli ha compreso che la filosofia applicata alla teologia è lo strumento provvidenziale per dare ragione della speranza cristiana. Il ragionamento filosofico quando è fine a sé stesso corre il pericolo di essere inconcludente e improduttivo, ma quando viene legato allo studio della Parola di Dio aiuta a fare luce su quelle questioni di fede che rischiano di rimanere lontane dalla vita di un fedele.
Anche lo studio della natura è un canale che conduce alla fonte della Sapienza, al pozzo della Verità. La medicina, la biologia e la chimica sono strumenti di conoscenza e di servizio per il benessere umano, ma possono essere utilizzati anche come strumenti per avvicinarsi e apprezzare la sapienza, la fantasia e l’amore di Dio. Il misticismo, scaturito dalla combinazione tra la contemplazione della natura e le verità di fede, è uno degli strumenti che l’uomo possiede per avvicinarsi a Dio. Per questo la Chiesa invita a custodire e coltivare il creato, perché distruggendo un qualche elemento della natura, o ancora peggio cancellandone definitivamente qualche sua specie, perdiamo la conoscenza di qualche aspetto del Dio creatore e salvatore del mondo.
Zenit

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