martedì 8 novembre 2016

Verginità vendesi.

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di Tommaso Scandroglio
Verginità vendesi. La storia è questa. K.S. è una ventenne che vive a Seattle. Nel 2014 la sua casa, dove abitava con la famiglia, viene distrutta da un incendio e gli Stone non sono coperti dall’assicurazione sugli incendi. La famiglia va in bolletta. Su Facebook si imbatte in un messaggio pubblicitario di Dennis Hof, gestore di un bordello in Nevada, stato in cui la prostituzione è legale. Hof sta cercando operatrici nel settore del meretricio.
Da qui l’idea per aiutare la propria famiglia senza casa: la giovane di Seattle metterà all’asta la propria verginità. Detto fatto. Base d’asta 340mila dollari. Poi farà fifty fifty con Hof il quale alla Cnn così dichiara: «È stata una sua scelta. Non penso sia meglio per una ragazza perdere la verginità in un bagno dopo aver bevuto sei tequila. Ritengo invece che sia una grande idea quella di venderla, se lo vuole lei». E’ la famigerata teoria del male minore: perché abortire in clandestinità correndo rischi? Meglio farlo alla luce del sole in una struttura legalmente riconosciuta.
Hof poi aggiunge che con magnanimità non tratterrà per sé nessuna quota sui ricavi, tanto la pubblicità al suo casino è ormai assicurata.
L’asta è on line da un po’e siamo arrivati a 400mila dollari, perché qui non abbiamo un usato sicuro, bensì il prodotto è nuova di zecca. Per ora la giovane e attualmente illibata la giovane non ha ancora trovato chi coglierà il suo fiore più intimo perché, lei sostiene, deve farlo con la persona giusta. Ma se uno paga per deflorare una fanciulla che si vende per necessità (posto che la storia sia vera) potrà mai essere costui la “persona giusta”? Forse la scafata illibata sta solo aspettando in attesa che la cifra lieviti ancor di più. Intanto ha fatto sapere che, chiusa l’asta, si dedicherà a far la lucciola a tempo pieno almeno per cinque anni, tanto per pagarsi gli studi per diventare avvocato. Alla faccia della purezza di intenzioni e dello stato di necessità. 
Le polemiche puritane sono subito fiorite nei media. Eppure la proprietà sul proprio corpo non dovrebbe essere un concetto nuovo. Se io posso uccidermi anzitempo, perché non posso prostituirmi. Non si dice forse che io appartengo a me stesso? Un sopracciglio nervoso scatta immediatamente nel rispondere che sì, passi la prostituzione, ma non da vergini. E perché no, verrebbe da replicare? Forse perché non si ha maturato esperienza sul campo a livello privato-dilettantistico prima di buttarsi tra le professioniste? Perché non si assumono candidati senza esperienza? Perché la prima volta deve essere per amore? A quest’ultima provocazione risponde la diretta interessata ai microfoni della Cnn: «La gente dice che concedere la propria verginità è una cosa che si fa per amore. Se ci pensate, io lo sto facendo perché amo la mia famiglia. Ho il diritto di scegliere per il mio corpo e in un periodo di crisi come questa potete forse biasimarmi?».
Signori, la parola talismano dei nostri tempi è amore. E’ per amore che la donna ricorre all’aborto e così non farà soffrire il figlio deformato; è per amore che si stacca la spina al nonno morente; è per amore che due persone omosessuali si sposano; è per amore che una coppia gay può adottare; è per amore dei figli che ci si separa; è per amore che si mettono al mondo i figli con la provetta e che una donna presta l’utero ad un’altra; è per amore delle future generazioni che si sperimenta sugli embrioni.
Torniamo alla riffa virginale. In fondo a ben pensarci in un tempo in cui la verginità è svalutata, prezzarla alla cifra di mezzo milione di dollari dovrebbe confortarci. Ma il conforto è solo passeggero perché – e ce lo ricorda addirittura la pubblicità della MasterCard - ci sono cose che non hanno prezzo. 

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