venerdì 30 dicembre 2016

31 dicembre 2016. Commento al Vangelo



Impara, perché per questo Cristo è nella carne:
perché bisognava che questa nostra carne maledetta fosse santificata;
debole fosse fortificata;
lontana fosse riconciliata con Dio;
caduta dal Paradiso fosse fatta risalire in Cielo.

San Basilio


***

Dal Vangelo secondo Giovanni, 1,1-18
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 
Egli era in principio presso Dio: 
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. 
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. 
A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 
i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 
Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 
Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. 
***

Oggi, ultimo giorno dell'anno, nel quale si è soliti fare un bilancio di ciò che è trascorso e si è vissuto, scopriremo di aver detto tante, troppe parole senza essere stati capaci di dar loro carne e vita. Sì, tante volte non siamo riusciti a compiere quello che il nostro cuore avrebbe voluto... Ma proprio su questa soglia che ci introduce in un anno nuovo, la Chiesa ci proclama di nuovo la Parola che ci ha creato e salvato. Che sapienza, e che misericordia! La Parola predicata è pronta a incarnarsi di nuovo nella nostra debolezza. Essa viene a cercare le nostre parole sussurrate, gridate, pregate, a volte macchiate sino a farsi imprecazione. Viene per purificarle, perché Dio non si scandalizza delle parole che gettiamo alla rinfusa nei giorni, seminando nelle relazioni illusioni e frustrazioni, ferite e dolore, gioia e speranza. Sì, Dio viene di nuovo a far bella la nostra vita nell’amore, perché l’Incarnazione esaltata nel Prologo del Vangelo di Giovanni canta la “Sapienza della Croce” piantata nella storia. E’ sulla Croce, infatti, che Gesù doveva portare la nostra carne per salvarla rivelandoci il Padre che sconfessa quello che ci ha generati nella menzogna e nel peccato. Stendendo le braccia per accogliere nel perdono ogni uomo, la Parola spiega chi sia il Padre disegnandone l'immagine con ogni goccia di sangue versata gratuitamente. Per questo sulla Croce è stato un nuovo “principio”, la prima Parola della nuova creazione. Finalmente la “Gloria”, ovvero la presenza amorevole di Dio, si è fatta carne nelle membra doloranti del Signore che portavano il peccato dell'umanità. Su di essa anche per noi può inaugurarsi una vita nuova.

Basta lasciare che Dio inchiodi il nostro uomo vecchio e "il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli", per farci rinascere figli di Dio a sua immagine e somiglianza, “non per volere umano”, ma per la sua elezione gratuita. Infatti, nessuna “carne o sangue” ferita dal peccato può capire e tanto meno accettare la Croce. Dio sa che, senza la Parola fatta carne nella propria vita, nessuno può compiere la Legge consegnataci attraverso Mosè. Per questo nella Chiesa, di nuovo si compie il mistero dell’Incarnazione, gratuitamente, perché nel suo grembo materno siamo da Lui “generati come figli”. La “luce” che ha vinto le tenebre del peccato, infatti, risplende su di noi quando la Parola che la Chiesa ci predica “si fa carne” nei sacramenti e nel Popolo Santo di Dio, “per abitare in mezzo a noi”. Coraggio allora, perché anche quest'anno, con Cristo, "Dio ha dato vita anche a noi, che eravamo morti" molte volte "per i nostri peccati e per l'incirconcisione della nostra carne, perdonandoci tutti i peccati".  Guardiamo oggi ad ogni momento dell'anno che abbiamo vissuto, e scopriremo che Gesù, "avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo". Ecco, quest'anno è stato proprio il corteo del trionfo della Parola fatta carne su ogni peccato compiuto nella nostra carne: Gesù infatti, ha tolto al demonio il potere di ingannarci, distruggerci e gettarci nella disperazione, perché, come accadeva ai nemici che gli imperatori e gli ufficiali romani avevano sconfitto durante i cortei con cui entravano vittoriosi a Roma, fa oggi dinanzi a noi, alla nostra famiglia, alla Chiesa e al mondo, "pubblico spettacolo" di ogni nostro peccato, dei tradimenti, delle menzogne, delle concupiscenze. Stasera, mentre canteremo il Te Deum, potremo davvero benedire, lodare, ringraziare il Signore perché ci ha perdonato infinite volte, facendo di ogni nostro peccato il segno della vittoria del suo amore. L'anno trascorso è stato un mosaico meraviglioso dove ogni pezzo d'amore mancante a causa dei nostri peccati è stato deposto nel momento e nel posto giusto dall'amore che ha vinto il peccato. Una sinfonia meravigliosa composta dalle note di ogni secondo, e oggi è come il suo gran finale, nel quale i diversi temi musicali si riassumono in un crescendo che mette i brividi: Santo, Santo, Santo sei stato con me Signore, sempre! Non manca nulla, perché su tutto è scesa la misericordia rigeneratrice di Dio! In ogni istante si è fatta carne la Parola che ha dato vita ad ogni nostro secondo. Anche se non ce ne siamo accorti...  No, non dobbiamo buttare nulla, anzi! Anche i momenti che vorremmo cancellare sono preziosi, perché proprio essi segnano le vittorie più belle del Signore. Ripensiamo allora a quello che, di quest'anno, vorremmo dimenticare e buttare dalla finestra. E chiediamo a Dio la "luce" per vederli risplendere nella "grazia" e nella "verità" della Parola che proprio allora ci ha ricreati facendosi carne nella nostra debolezza. I momenti dove essa si rivela distruggendo l'ipocrisia sono quelli più preziosi, nei quali finalmente possiamo smettere di illuderci di non avere bisogno di Lui. Proprio quando scopriamo di essere nulla, infatti, “dalla sua pienezza tutti abbiamo ricevuto, stiamo ricevendo e riceveremo grazia su grazia” per entrare nella storia che Dio ha preparato per noi. 

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