venerdì 30 dicembre 2016

Adulteri in provetta

Fecondazione assistita

di Tommaso Scandroglio

Fecondare una donna per sbaglio? Anche l’adultero più incallito non riuscirebbe ad accampare una simile scusa con la moglie che ha ormai scoperto tutto. Eppure la tecnologia può portare a simili errori ed orrori.
E’ accaduto in Olanda, terra dove fioriscono tulipani, aborti, omicidi in corsia, ogni tipo di droga e provette con dentro bambini fecondati artificialmente. Nel centro per fertilità dell’University Medical Center di Utrecht qualcosa non è andato per il verso giusto. Tra aprile del 2015 e novembre del 2016 ben 26 donne hanno messo alla luce oppure stanno attualmente portando in grembo un bambino che non è figlio del marito o partner che aveva dato lo sperma. Altri embrioni crioconservati sono frutto di questa imperdonabile svista. In breve c’è stata un po’ di confusione, anzi molta, con le provette contenenti il seme maschile. Sostanzialmente si  è trattato di un’eterologa involontaria. Cose che capitano quando a posto del talamo si preferisce concepire in laboratorio.
I paladini della Fivet si difenderanno dicendo che tutto sommato questo errore è simile a quello che avveniva e ancor oggi avviene, seppur assai più raramente, quando c’è uno scambio in culla. Ma le situazioni sono diametralmente diverse. In primo luogo il bambino scambiato in culla è geneticamente figlio di entrambi i soggetti componenti un’altra coppia. Se l’errore viene scoperto in tempi brevi oggi è possibile, con il test del Dna, risalire ai veri genitori e quindi rimettere tutto a posto. Nel caso olandese invece il bambino è geneticamente figlio per metà della donna e per l’altra metà di un perfetto sconosciuto. Il bambino quindi è destinato a crescere almeno con un genitore non biologico (scriviamo “almeno” perché potrebbe per ipotesi essere dato in adozione). In secondo luogo il numero elevatissimo di concepimenti erronei in un lasso di tempo così ristretto fornisce la prova che le stesse tecniche di fecondazione artificiale per loro natura sono più esposte a simili sviste rispetto al parto naturale. Ventisei è il numero reso pubblico, ma è lecito pensare che molti altri figli di concepimenti sbagliati ora vivono in chissà quante case, ignari che quello che chiamano papà non è loro padre (così dicasi anche per la madre, dato che nulla esclude che l’errore potrebbe riguardare anche lo scambio di ovociti). 
Ora è un bel pasticcio. C’è chi, ancora gravida, opterà per l’aborto, altre coppie si terranno questo figlio biologicamente a metà, altre, che non sono riuscite ad avere il figlio in provetta con il seme sbagliato, magari chiederanno indietro il bambino alla donna che lo ha partorito dato che perlomeno ha il Dna del padre. La tentazione, come quando c’è un prodotto fallato in commercio, è di ritirare dagli scaffali questo figlio “sbagliato”, con l’aborto, l’adozione oppure, a motivo delle tentazioni pedoeutanasiche degli olandesi, sopprimendolo in culla. 
La vicenda olandese poi fornisce un caso esemplare di adulterio 2.0. Leggenda metropolitana vuole che il 10% dei figli sia prole della moglie ma non del marito. Anche lì se vogliamo potremmo parlare di scambio di seme per errore. Ma in fondo la donna guardando negli occhi suo figlio sa come stanno veramente le cose. Il caso olandese invece disegna un adulterio sui generis: niente sesso, niente passione, niente affetti né piacere, solo un asettico concepimento con uno sconosciuto (è proprio dell’eterologa)  e pure a tua insaputa. E se non scoppia il caso mediatico, la donna guardando negli occhi il figlio non sospetterà mai nulla. Solo quella carnagione così scura ogni tanto la turberà un poco. Il marito è infatti svedese.
Lanuovabq

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