martedì 6 dicembre 2016

Le solite palle?

Christmas decoration


È bello scambiarsi doni a Natale. 
Ma in questa festa c’è molto di più!

di Carlo Climati

La Costituzione Italiana è bellissima. Ma c’è un articolo, in particolare, che sembra illuminarla tutta e renderla meravigliosa, grandiosa, speciale. È l’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Sono parole, indubbiamente, bellissime. Ma ci siamo mai chiesti quando il mondo ha cominciato davvero a cambiare? In quale momento gli esseri umani sono diventati davvero tutti uguali, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali?
È successo circa duemila anni fa, con l’arrivo di Gesù tra noi. Per questa ragione è così importante festeggiare il Natale, perché da quel Natale è cominciata la liberazione dell’umanità. Niente più schiavi, niente più diversi, niente più stranieri. Da quel momento Gesù ci ha ricordato che siamo tutti uguali e che dobbiamo amarci e rispettarci.
Un tempo il Natale era una festa dedicata alla preghiera, al ricordo della nascita di Gesù e alla gioia di stare insieme in famiglia. Negli ultimi anni, questa importante ricorrenza si è trasformata, anche per i giovani, in qualcosa di diverso.
La spiritualità e il raccoglimento sembrano essere, ormai, passati di moda. Il 25 dicembre, per molti, non è altro che la festa dello shopping. Una scusa per prendere d’assalto i negozi e vuotarsi le tasche. Al massimo, ci si ricorda di fare un piccolo salto in chiesa. Ma poi, tutto il resto si riduce ad una grande corsa al consumo.
È bello fare regali alle persone che amiamo. Non c’è nulla di male nel commercio, perché il commercio permette a tante persone di vivere e d’avere il pane quotidiano.
Molti negozi sono imprese familiari, portate avanti con amore e dedizione. Per questa ragione non bisogna demonizzare l’aspetto dei regali di Natale. L’importante è che la corsa allo shopping non prenda il sopravvento su tutto e ci faccia dimenticare la nascita di Gesù.
Il Natale opulento non è altro che il frutto di ciò che viene insegnato ai giovani attraverso un cattivo uso dei mezzi di comunicazione: l’assenza totale di una cultura del limite, che dovrebbe essere alla base di ogni civiltà.
I giovani, oggi, sono spesso considerati macchinette fabbricasoldi. Si offre loro qualunque cosa, pur di arricchirsi alle loro spalle. Li si riempie di prodotti consumistici di ogni tipo. L’importante è che i ragazzi comprino. Non importa cosa. Ciò che conta è fare soldi. Tanti soldi.
Si fa credere loro che, per essere felici, sia necessario avere un’automobile bellissima, una casa lussuosa, un cellulare straordinario. Si annulla completamente il senso del limite. Si spinge costantemente a desiderare di avere qualcosa di più. A comprare, comprare, comprare, nell’illusione di riuscire ad assomigliare, un giorno, ai modelli irreali della televisione.
Il bello della vita, invece, sta nello scoprire di essere diversi. Sta nella gioia di non indossare gli stessi pantaloni degli altri, o nel gusto di scegliere una maglietta perché ci piace. Non perché piace alla massa.
Come dare una svolta decisiva al periodo delle feste natalizie? Invitando i ragazzi a rinunciare a qualche regalo banale e superfluo. Quest’anno potrebbero spendere i propri soldi, o una parte di essi, in un modo diverso. Ad esempio, facendo un’offerta per qualche comunità religiosa o organizzazione che si occupa di iniziative umanitarie.
Noi possiamo avere tanti regali da scartare sotto l’albero. Ma al mondo c’è anche chi non ha nulla. Non solo nulla da scartare, anche nulla da mangiare. Nessuna medicina per curarsi. Nessun benessere. Soltanto sopravvivenza.
Basterà un piccolo gesto, in questo Natale, per trasformare i giovani in autentici cittadini pronti ad abbracciare il mondo. Un mondo che ha bisogno d’amore e delle mani tese della solidarietà.

Nessun commento:

Posta un commento