giovedì 1 dicembre 2016

Pace in nome della religione




Pubblichiamo una traduzione in italiano del comunicato congiunto diffuso al termine della quattordicesima Riunione della Commissione bilaterale delle delegazioni del Gran rabbinato d’Israele e della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo (Roma, 28-30 novembre 2016 — 27-29 MarCheshvan 5777). Hanno firmato il documento, insieme ai presidenti delle delegazioni, il rabbino Rasson Arussi e il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, da parte ebraica i rabbini David Rosen, Daniel Sperber, Avraham Steinberg, Moshe Dagan e il signor Oded Wiener, da parte cattolica gli arcivescovi Pierbattista Pizzaballa, francescano, e Bruno Forte, il vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo, monsignor Pier Francesco Fumagalli e il salesiano Norbert J. Hofmann, segretario della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo.
1. Il co-presidente cattolico cardinale Peter Turkson ha aperto la riunione dando il benvenuto alle delegazioni, introducendo il tema dell’incontro e augurando fruttuose conclusioni. Il co-presidente ebreo, rabbi Rasson Arussi, ha espresso la sua gratitudine agli ospiti, osservando che questo è stato il primo incontro dopo la scomparsa del rabbino Shear Yashuv Cohen di benedetta memoria, co-presidente fondatore la cui guida fu indispensabile per il successo di questa Commissione bilaterale. Ha egualmente ricordato gli altri co-presidenti fondatori, i cardinali Jorge Mejía e George Cottier di benedetta memoria, che contribuirono alla Commissione con la loro guida ispirata. Il rabbino Arussi ha dato il benvenuto al nuovo membro della delegazione ebraica, rabbino Moshe Dagan, nuovo direttore generale del Gran rabbinato d’Israele, e ha sottolineato con soddisfazione la decisione del Consiglio del Gran rabbinato di confermare il signor Oded Wiener quale coordinatore della delegazione ebraica. Da parte di tutti i membri della Commissione bilaterale sono state espresse all’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa congratulazioni per la sua elevazione episcopale e la sua nomina ad amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, augurandogli pieno successo nel suo ministero.
2. Il tema della XIV riunione è stato «Promuovere la pace nel contesto della violenza in nome della religione». Sono stati riconosciuti i tragici peccati del passato perpetrati in nome della religione e il terribile abuso blasfemo della religione, che dissacra la vita umana, negando la libertà e la diversità umana, e ponendo sfide critiche alle nostre rispettive tradizioni.
3. La presentazione cattolica ha preso in esame la questione se e in che misura le religioni possono svolgere un ruolo nella soluzione dei conflitti e nella costruzione di un nuovo ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sulla cura del Creato. Le nostre religioni, affermando la santità divina della vita umana, esigono il rispetto della vita e dell’identità di ciascuna persona. Ciò dev’essere garantito a rifugiati e migranti, anche accogliendoli in modo che siano promossi i diritti e la libertà di tutti.
4. La presentazione ebraica ha passato in rassegna i vari fattori che conducono all’aggressione, alla violenza e alla guerra, cercando di definire i criteri di valore che in particolare nelle tradizioni abramiche consentono di opporsi ad esse, in particolare il valore della santità della persona umana, il principio di libera volontà, e la stima delle diversità come riflesso della Divina Presenza e volontà. Sotto questo aspetto degne di menzione sono state le parole del cardinale Augustin Bea nel suo commento a Nostra aetate, dove afferma che il concetto di Paternità Divina implica che tutti gli esseri umani sono eguali in dignità. Inoltre, è doveroso che le autorità religiose esercitino umiltà teologica nel proporre e nell’interpretare le proprie rispettive tradizioni, in modo tale da evitare propositi di violenza contro altri.
5. Di fronte alle sfide e alle tragedie umane contemporanee è stata sottolineata l’importanza che le guide religiose diano esempi di tolleranza e di rispetto. Inoltre, i partecipanti si sono impegnati a persuadere nel modo più efficace le proprie rispettive autorità ad agire nei modi più tolleranti e umani nei confronti degli “altri” e dei deboli. A questo proposito le recenti affermazioni di Papa Francesco rivolte ai rappresentati di varie religioni sono particolarmente appropriate: «Siano rigettate le strade senza meta della contrapposizione e della chiusura. Non accada più che le religioni, a causa del comportamento di alcuni loro seguaci, trasmettano un messaggio stonato, dissonante da quello della misericordia. Purtroppo, non passa giorno che non si senta parlare di violenze, conflitti, rapimenti, attacchi terroristici, vittime e distruzioni. Ed è terribile che per giustificare tali barbarie sia a volte invocato il nome di una religione o di Dio stesso. Siano condannati in modo chiaro questi atteggiamenti iniqui, che profanano il nome di Dio e inquinano la ricerca religiosa dell’uomo. Siano invece favoriti, ovunque, l’incontro pacifico tra i credenti e una reale libertà religiosa» (Discorso del Santo Padre Francesco all’udienza interreligiosa, Vaticano, 3 novembre 2016).
6. I membri della Commissione hanno preso in attenta considerazione e accolto con soddisfazione le iniziative esplicitamente volte al ripudio degli abusi violenti della religione, in particolare il più recente incontro di Marrakesh, che ha pubblicato una storica dichiarazione a protezione della dignità umana e della diversità nelle terre musulmane.
7. Dopo oltre mezzo secolo di riconciliazione ebraico-cattolica e di dialogo fruttuoso, ebrei e cristiani sono chiamati ad operare insieme per contribuire a creare pace per l’intera famiglia umana, adempiendo le parole del salmista: «Misericordia e fedeltà si sono incontrate, giustizia e pace si sono baciate» (Salmo 85, 11). I partecipanti hanno sottolineato l’importanza di educare le nuove generazioni a promuovere pace e rispetto reciproco.
8. Nella discussione di argomenti di attualità, è stato affermato il principio del rispetto universale per i luoghi santi di ciascuna religione, ponendo attenzione ai tentativi di negare l’attaccamento storico del popolo ebraico al proprio luogo più santo. La commissione bilaterale ha preso posizione con forza contro la negazione politica e polemica della storia biblica, esortando tutte le nazioni e le fedi a rispettare tale legame storico e religioso.

L'Osservatore Romano

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