giovedì 1 dicembre 2016

Udienza del Santo Padre ai partecipanti al IV Congresso mondiale di Pastorale per gli studenti internazionali

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Udienza del Santo Padre ai partecipanti al IV Congresso mondiale di Pastorale per gli studenti internazionali: "E' doloroso che giovani preparati siano indotti ad abbandonare il proprio Paese perché mancano adeguate possibilità di inserimento"
Sala stampa della Santa Sede
Udienza ai partecipanti al IV Congresso mondiale di Pastorale per gli studenti internazionali, organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
Dal 28 novembre al 2 dicembre 2016 si svolge a Roma il IV Congresso Mondiale di pastorale per gli studenti internazionali provenienti da 36 Paesi dei cinque Continenti. Il Congresso, promosso e organizzato dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, ha come tema: “Evangelii Gaudium di Papa Francesco e sfide morali nel mondo intellettuale degli studenti internazionali verso una società più sana”. Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Congresso mondiale, e a loro ha indirizzato questo discorso:
Discorso del Santo Padre
Signori Cardinali,
cari fratelli Vescovi e Sacerdoti,
cari studenti,
cari fratelli e sorelle!

Vi accolgo con piacere in occasione del IV Congresso mondiale di pastorale per gli studenti internazionali, organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Ringrazio il Cardinale Presidente per aver introdotto il nostro incontro, e rivolgo un cordiale saluto agli operatori pastorali e agli studenti universitari qui presenti.
Il tema del vostro Congresso è molto interessante: parla di sfide morali nel mondo degli studenti internazionali, in vista di una società più sana. È questo l’obiettivo da tenere sempre presente: costruire una società più sana. È importante che le nuove generazioni vadano in questa direzione, si sentano responsabili della realtà in cui vivono e artefici del futuro. Le parole di San Paolo sono un forte richiamo e un ispirato consiglio anche per le nuove generazioni di oggi, quando raccomanda al giovane discepolo Timoteo di dare esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza, senza paura che qualcuno disprezzi la sua giovane età (cfr 1 Tm 4,12).
Nel nostro tempo, le sfide morali da affrontare sono molte e non è sempre facile lottare per l’affermazione della verità e dei valori, soprattutto quando si è giovani. Ma con l’aiuto di Dio, e con la sincera volontà di fare il bene, ogni ostacolo può essere superato. Sono contento perché, se siete qui, è per dimostrare che le sfide non vi fanno paura, ma vi spronano a lavorare per costruire un mondo più umano. Non fermatevi mai e non scoraggiatevi, perché lo Spirito di Cristo vi guiderà, se ascolterete la sua voce.
Alla concezione moderna dell’intellettuale, impegnato nella realizzazione di se stesso e in cerca di riconoscimenti personali, spesso senza tener conto del prossimo, è necessario contrapporre un modello più solidale, che si adoperi per il bene comune e per la pace. Solo così il mondo intellettuale diventa capace di costruire una società più sana. Chi ha il dono di poter studiare ha anche una responsabilità di servizio per il bene dell’umanità. Il sapere è una via privilegiata per lo sviluppo integrale della società; e l’essere studenti in un Paese diverso dal proprio, in un altro orizzonte culturale, permette di apprendere nuove lingue, nuovi usi e costumi. Consente di guardare il mondo da un’altra prospettiva e di aprirsi senza paura all’altro e al diverso. Questo porta gli studenti, e chi li accoglie, a diventare più tolleranti e ospitali. Aumentando le capacità relazionali, cresce la fiducia in se stessi e negli altri, gli orizzonti si espandono, la visione del futuro si amplia e nasce il desiderio di costruire insieme il bene comune.
Le scuole e le università sono un ambito privilegiato per il consolidamento di coscienze sensibili verso uno sviluppo più solidale e per portare avanti «un impegno di evangelizzazione in modo interdisciplinare e integrato» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium,134). Per questo, esorto voi insegnanti e operatori pastorali a infondere nei giovani l’amore per il Vangelo, la voglia di viverlo concretamente e di annunciarlo agli altri. È importante che il periodo trascorso all’estero diventi un’occasione di crescita umana e culturale per gli studenti e sia per loro un punto di partenza per tornare nel Paese di origine a dare il loro contributo qualificato e anche con la spinta interiore a trasmettere la gioia della Buona Notizia. È necessaria un’educazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori (cfr ibid., 64). In questo modo, si formano giovani assetati di verità e non di potere, pronti a difendere i valori e a vivere la misericordia e la carità, pilastri fondamentali per una società più sana.
L’arricchimento personale e culturale permette ai giovani di inserirsi più facilmente nel mondo del lavoro, assicurandosi un posto nella comunità e diventandone parte integrante. Da parte sua, la società è chiamata ad offrire alle nuove generazioni valide opportunità occupazionali, evitando la cosiddetta “fuga di cervelli”. Che qualcuno scelga liberamente di andare a specializzarsi e a lavorare all’estero, è cosa buona e feconda; invece è doloroso che giovani preparati siano indotti ad abbandonare il proprio Paese perché mancano adeguate possibilità di inserimento.
Quello degli studenti internazionali è un fenomeno non nuovo, tuttavia intensificatosi a causa della cosiddetta globalizzazione, che ha abbattuto i confini spazio-temporali, favorendo l’incontro e lo scambio tra le culture. Ma anche qui assistiamo a risvolti negativi, come l’insorgere di certe chiusure, meccanismi di difesa di fronte alla diversità, muri interiori che non permettono di guardare il fratello o la sorella negli occhi e di accorgersi dei suoi reali bisogni. Anche tra i giovani – e questo è molto triste – può insinuarsi la «globalizzazione dell’indifferenza», che ci rende «incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri» (ibid., 54). Così, capita che questi effetti negativi si ripercuotano sulle persone e sulle comunità. Invece, cari amici, vogliamo scommettere che il vostro modo di vivere la globalizzazione può produrre esiti positivi e attivare grandi potenzialità. Infatti voi studenti, passando del tempo lontano dal vostro Paese, in famiglie e contesti differenti, potete sviluppare una notevole capacità di adattamento, imparando a essere custodi degli altri come fratelli e del creato come casa comune, e questo è decisivo per rendere il mondo più umano. I percorsi formativi possono accompagnare e orientare voi giovani studenti in questa direzione, e possono farlo con la freschezza dell’attualità e l’audacia del Vangelo, per formare nuovi evangelizzatori pronti a contagiare il mondo con la gioia di Cristo, sino ai confini della terra.
Cari giovani, San Giovanni Paolo II amava chiamarvi “sentinelle del mattino”. Vi incoraggio a esserlo ogni giorno, con lo sguardo rivolto a Cristo e alla storia. Così riuscirete ad annunciare la salvezza di Gesù e a portare la sua luce in un mondo troppo spesso oscurato dalle tenebre dell’indifferenza, dell’egoismo e della guerra. Vi affido tutti alla materna protezione di Maria Santissima, nostra Madre. Benedico voi, i vostri studi, la vostra amicizia e il vostro impegno missionario. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

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