sabato 17 dicembre 2016

Videomessaggio del Santo Padre Francesco per il Concerto di beneficenza “Avrai”



Sala stampa della Santa Sede

Alle 20.40 di oggi, presso l’Aula Paolo VI, si tiene il Concerto di beneficenza Avrai. L’evento si svolge in occasione del Bicentenario della Gendarmeria Vaticana e sarà eseguito dall’artista Claudio Baglioni per aiutare due importanti progetti: un ospedale pediatrico a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, e le vittime del terremoto in Centro Italia. Riportiamo di seguito la trascrizione del videomessaggio inviato da Papa Francesco ai partecipanti all’evento: 
Videomessaggio del Santo Padre 
Sono molto contento di questa iniziativa promossa dalla Gendarmeria e che ha coinvolto molte istituzioni e persone, ciascuno con la propria professionalità: gli artisti, le maestranze, i tecnici, gli operai... Tutti “artigiani di misericordia” perché, come ho detto in altre occasioni, le opere di misericordia che trovano l’ispiratore in Dio e la materia nella misericordia stessa, sono modellate da mani e dai cuori di uomini e di donne.
Al termine del Giubileo straordinario, consegnando la Lettera apostolica Misericordia et misera, ricordavo come la cultura della misericordia si forma nella preghiera assidua e come, per vincere la tentazione delle parole, della teoria sulla misericordia, è necessario trasformare la misericordia nella vita di tutti i giorni, vita che diventa partecipazione e condivisione. Questa serata dunque allarga l’orizzonte del Giubileo della misericordia partecipando e condividendo situazioni concrete di povertà e di bisogno: Bangui [capitale della Repubblica Centrafricana] e le terre terremotate del centro Italia. Questa sera tutti voi state partecipando concretamente e generosamente alla costruzione di due progetti rivolti ai più deboli e fragili, i bambini, progetti che saranno segni visibili dell’anno della misericordia e che porteranno la firma di tanti di voi.  

A volte qualcuno mi chiede: “Ma Lei, padre, parla sempre dei poveri e della misericordia”. Sì – dico – ma non è una malattia. E’ semplicemente il modo con cui Dio si è rivelato. Infatti il Natale ormai alle porte ci ricorda il modo con cui Dio è entrato nel mondo: nasce da Maria Vergine come tutti i bambini, viene avvolto in fasce, preso in braccio, allattato. Non solo: lui, la sua mamma e Giuseppe hanno dovuto fare i conti con il fatto che per loro non c’era posto nell’albergo. E ancora: la buona notizia, l’annuncio della nascita non viene consegnato a re e a principi, ma a pastori, uomini poco o male considerati, peccatori incalliti potremmo dire. Questo è il nostro Dio: non il totalmente altro ma l’assolutamente prossimo. Per questo diventare artigiani della carità e costruttori di misericordia è come investire non in borsa, ma in paradiso, nella vita beata del cielo, nell’amore del Padre. Grazie a tutti. Grazie a nome dei bambini di Bangui e di quelli delle zone terremotate. Non potremo fare cose grandi, realizzare grandi progetti, ma ciò che faremo avrà la firma della nostra passione per il Vangelo. 
Buon Natale a tutti!

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