domenica 8 gennaio 2017

Ecco perché l’omosessualità è contro natura




di Tommaso Scandroglio.
Quali sono le prove che l’omosessualità è contro natura? Prima di tutto bisogna intendersi sul significato che attribuiamo alla parola natura. Tale termine non significa “naturalistico”, cioè qualcosa presente nel mondo naturale
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Se l’omosessualità è una condizione buona, allora ha ragione l’onorevole Cirinnà e la legge sulle unioni civili, appena promulgata da Mattarella, è una legge giusta. Altrimenti ha torto la senatrice Pd e questa legge è una norma ingiusta perché mai si può legittimare giuridicamente un male morale.
Ora la morale naturale insegna che l’omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata, cioè a dirsi contro natura, e che le condotte omosessuali, conseguentemente, esprimono tale disordine. Ma quali sono le prove che l’omosessualità è contro natura? Prima di tutto bisogna intendersi sul significato che attribuiamo alla parola natura. Tale termine non significa “naturalistico”, cioè qualcosa presente nel mondo naturale, né normale, cioè diffuso, né innato, cioè congenito. Natura invece – secondo la tradizione classica, quella afferente all’insegnamento aristotelico-tomista – significa un fascio di inclinazioni che tendono ad alcuni fini, i quali, beneficiando l’uomo, vengono chiamati beni. E così noi per natura incliniamo, cioè desideriamo, tendiamo alla vita, alla salute, alla conoscenza, alla socialità, alla trascendenza, alla libertà, etc.
La natura è un orientamento ad alcuni fini, ad alcuni beni, è un ordo. Gli atti che contrastano con queste inclinazioni, di conseguenza, sono dis-ordinati, cioè contrastanti l’orientamento naturale e dunque – per logica conseguenza – vengono qualificati come atti malvagi: uccidere, ferire, rubare, sequestrare una persona, etc. É come imboccare contro mano una strada a senso unico. Una di queste inclinazioni naturali ci orienta a essere attratti da persone di sesso opposto. L’omosessualità contrasta con questa inclinazione e dunque è una pulsione disordinata. Ma – e qui sta il problema – chi ci dice che esista questa inclinazione? E anche se fosse esistente, chi ci dice che non esista anche un’altra inclinazione naturale che spinge alcuni a essere attratti da persone dello stesso sesso? Una inclinazione è naturale se soddisfa tre criteri.
Il primo è il criterio di proporzionalità. Una inclinazione è naturale se l’uomo possiede per natura gli strumenti adatti a soddisfare il fine verso cui sperimenta questa stessa inclinazione. Così Tommaso D’Aquino: «Ora, tutto ciò che rende un’azione inadatta al fine inteso dalla natura, va definito come contrario alla legge naturale» (Summa Th. Supp. 65, a. 1 c.). Ad esempio, la vita è un’inclinazione naturale perché tutto il nostro organismo è fatto in modo tale per soddisfare il fine della sopravvivenza. La generazione è un fine naturale perché possediamo gli strumenti adatti, cioè proporzionati al fine, per concepire. La conoscenza è un fine naturale perché possediamo l’intelletto.
Ora se l’omosessualità fosse un’inclinazione naturale la persona umana dovrebbe possedere quegli strumenti adatti a soddisfare completamente tale tipo di attrazione. Verifichiamolo. Tale attrazione, se completa, porta ai rapporti carnali. Ma i rapporti carnali omosessuali non sono idonei a soddisfare un fine naturale del rapporto sessuale, cioè l’apertura alla vita. Dunque sarebbe curioso che esistesse un’inclinazione naturale omosessuale e madre natura non avesse permesso alla persona di soddisfarla compiutamente.
L’obiezione che in genere si muove è la seguente: anche molte coppie eterosessuali sono sterili o infertili. I motivi però che generano l’infecondità sono diametralmente opposti: il rapporto omosessuale è fisiologicamente infecondo, quello etero sterile è patologicamente infecondo; il primo per sua natura è infecondo, il secondo per sua natura è fecondo; il primo per necessità, cioè sempre e comunque, è infecondo, il secondo solo eventualmente; il primo è normale che sia infecondo, il secondo non è normale che sia infecondo; il primo è essenzialmente infecondo, il secondo è accidentalmente infecondo. Tirare in ballo i rapporti eterosessuali sterili equiparando ad essi i rapporti sessuali omosessuali è farsi un autogol. Infatti, è ammettere che i rapporti omosessuali sono sempre patologici proprio come lo sono, a volte, quelli etero. In sintesi, l’infecondità del rapporto omosessuale è co-essenziale all’atto e non esterno alla natura dell’atto come nei rapporti tra persone di sesso differente.
Altro criterio per stabilire che un’inclinazione è naturale oppure no: la complementarietà. La natura si può esprimere come una sete di un qualcosa, un bisogno che deve essere colmato attraverso le azioni. Ciò significa che noi siamo mancanti di beni che appetiamo e dunque ciò comporta che tali beni ci completano. Altrimenti perché cercarli? Li cerchiamo proprio perché ci perfezionano, ci arricchiscono in umanità. E dunque non ci può essere un moto, una inclinazione naturale verso qualcosa che ho già o che sono già. L’inclinazione quindi presuppone una mancanza e dunque una diversità, un qualcosa di etero (differente), non di omo (uguale). Così come per completare una raccolta di francobolli occorre trovare francobolli diversi da quelli già posseduti, non uguali.
Il maschio non si completa con il maschio e così la femmina con la femmina. Prova indiretta che c’è un’inclinazione naturale è il finalismo biologico e fisiologico. Gli apparati sessuali maschili sono fatti per incontrare quelli femminili, sono conformati per organi differenti dai propri. Laddove non rispetto questo finalismo, danneggio il corpo. Provate voi a camminare sempre con le mani: le deformerete, proprio perché le mani non sono fatte per camminare e sostenere il nostro corpo. Un articolo scientifico pubblicato nel 2013 dall’International Journal of Epidemiology ci informa che c’è il 4.000% in più di rischi di contrarre un tumore anale in chi fa sesso anale rispetto a chi ha rapporti in vagina. Proprio perché l’ano non è fisiologicamente finalizzato ad accogliere, bensì ad espellere. É la vagina che è fatta per accogliere. Il pene dunque è conformato per incontrare la vagina. I due organi sono quindi tra loro complementari.
La complementarietà tra maschio e femmina non è poi solo fisica ma anche psicologica. “Sposo” deriva da responsum, cioè risposta: l’uomo è la risposta ad una domanda esistenziale che pone la donna e viceversa. Si trova la propria soluzione antropologica-esistenziale in qualcosa di differente da sé, seppur consono a sé. Altro criterio per comprendere se una inclinazione è naturale è la felicità che la persona sperimenta allorquando partecipa al bene indicato dalla inclinazione. Quando la salute zoppica, quando non riusciamo a comprendere qualcosa, quando non abbiamo amici ecco che ci sentiamo tristi. Vi sono molti studi scientifici che comprovano che le persone omosessuali e i figli di coppie gay presentano disturbi psicologici (ne abbiamo parlato più volte, ad es. clicca qui e qui).
Di contro si sostiene che la persona omosessuale è infelice a causa della cosiddetta “omofobia interiorizzata”, cioè sarebbe infelice a motivo degli atti di discriminazione subiti. Ma questo, nella maggioranza dei casi, è falso almeno per due motivi. In primo luogo il numero di persone afflitte da questi disturbi è ben superiore al numero di casi di ingiusta discriminazione (cfr. Unar – Dipartimento delle Pari Opportunità dal titolo, Verso una Strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere; Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford, Realizzazione di uno studio volto all’identificazione, analisi e al trasferimento di buone prassi in materia di non discriminazione nello specifico ambito dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere (2007-2013); Pew Research Center di Washington, A Global Divide On Homosexuality).
In secondo luogo, nei gruppi sociali che sono oggettivamente discriminati (pensiamo ad esempio ai cristiani nel mondo che addirittura finiscono ammazzati) non si riscontrano questi tipi di disturbi. Altra obiezione: esistono altri studi che sostengono che le persone omosessuali e i figli di omosessuali sono felici. La risposta è duplice: da una parte occorre verificare la solidità scientifica di questi studi – spessissimo assai precaria – e in secondo luogo – aspetto assai più importante perché di carattere metafisico e quindi incontrovertibile – dovremmo solo concludere che la persona omosessuale serena lo è nonostante la sua omosessualità. Se l’omosessualità, come provato, contraddice l’ordine naturale, è certo che non concorre alla felicità dell’uomo. Pensare l’opposto significa negare il principio di non contraddizione.
Quindi le persone omosessuali e i figli di coppie gay che, nonostante tale omosessualità, riescono a vivere sereni, dimostrano solo che hanno posto in essere delle controspinte psicologiche per “tenersi a galla”. Esistono sicuramente ad esempio figli di coppie divorziate che sono sereni, ma questo nonostante il divorzio, non grazie al divorzio. In caso contrario dovremmo consigliare a quelle coppie sposate che vanno d’amore e d’accordo di divorziare perché ciò incrementerebbe la felicità dei loro figli.
É come un nuotatore che riesce a nuotare controcorrente in un fiume. Ci riesce non a causa della corrente del fiume, che lo porterebbe a valle, ma a causa della sua abilità che contrasta la forza del fiume. Di suo l’omosessualità è portatrice di infelicità, è come il fiume che ti trascina a valle. E dunque dal momento che i rapporti carnali omosessuali non hanno in sé gli strumenti idonei a soddisfare il fine naturale della procreazione, dal momento che l’omosessualità è carente di complementarietà e non fa felici le persone omosessuali, possiamo concludere che l’omosessualità è contro natura e che l’attuale legge sulle unioni civili è ingiusta perché contraddice il diritto naturale.

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