giovedì 12 gennaio 2017

Hay ninas con pene, ninos con vulva y............


“Hay niñas con pene y niños con vulva”


......... hombres sin cabeza!

di Federico Cenci

E' forse lecito domandarsi se i manifesti apparsi recentemente nei Paesi Baschi e in Navarra non violino la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. E chissà, magari confliggono pure con l’art. 21 della Costituzione italiana, laddove è scritto: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume”.
Sicuramente si tratta di immagini in cui è assente il costume come indumento. Sono rappresentati quattro bambini completamente nudi, che si tengono per mano con i genitali in vista. Si riconoscono un bambino maschio, una bambina femmina e due bambini transessuali, uno con volto maschile e genitali femminili, un altro con le caratteristiche invertite.
Il disegno – che persino Facebook ha deciso di censurare – è accompagnato dallo slogan “Hay niñas con pene y niños con vulva” (Ci sono bambine con il pene e bambini con la vagina). È una campagna lanciata dalla sezione basca dell’associazione “Chrysallis”, che riunisce le famiglie con minori transessuali.
“La maggior parte (di questi bambini, ndr) soffre quotidianamente perché la società rifiuta di riconoscerli”, spiegano gli organizzatori della campagna. E proseguono: “Sappiamo che la qualità della vita, la felicità, la garanzia dei diritti dei nostri figli dipendono dalla visibilità e dalla comprensione della loro realtà”.
Se per visibilità gli organizzatori intendono il diffondere pubblicamente e senza alcun pudore le immagini di bambini con i genitali al vento, l’obiettivo è stato raggiunto. Le fermate degli autobus di Pamplona e la metropolitana di Bilbao sono infatti tappezzate di questi controversi manifesti.
L’ingente affissione è stata resa possibile dal finanziamento di 30mila dollari da parte di un uomo facoltoso di New York, che ricopre “una posizione alta nel mondo della finanza”. Il nome del benefattore non è stato reso pubblico, ma non è una novità che in certi ambienti sia diffuso un sentimento gay-friendly.
Multinazionali e giganti di Wall Street si ergono da tempo a paladini dei diritti civili invocati dalle organizzazioni lgbt. È una questione di tornaconto. Del resto già nel 2009 la rivista Forbes valutava l’indotto complessivo dei matrimoni omosessuali, una volta approvati in tutti gli Stati Uniti, in circa 9,5 miliardi di dollari.
Una valutazione che appare attendibile, stando al titolo di un articolo pubblicato dalla rivista Bloomberg nel 2012, a un anno esatto dall’approvazione dei matrimoni gay nella Grande Mela: “Il matrimonio omosessuale ha prodotto 259 milioni di dollari per l’economia di New York”.
Il nesso tra profitti economici e istanze omosessuali, secondo alcuni osservatori, si spiega con la logica dell’opportunismo liberista. A tal proposito si è espresso in un’intervista a ZENIT il filosofo Diego Fusaro: “Ecco allora che il capitale mira a eliminare la famiglia, così come ogni altra comunità (…) che si oppone alla logica mercantile do ut des”.
Infatti l’obiettivo – aggiunge Fusaro – è di sostituire la famiglia “con atomi che si relazionano tra loro secondo le leggi del consumo. E per farlo, si utilizza la retorica dei ‘diritti’. In realtà si tratta meramente di un pretesto”.
La logica del capitale si rivela pertanto come un tritacarne in grado di fagocitare ogni cosa, compresi ciò che la nostra Costituzione definisce “buon costume” nonché l’intimità dei bambini.

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“Spettacoli gender”. Gandolfini: “Necessario consenso informato genitori”

“Grazie all’azione collettiva dei gruppi locali del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, in alcune città italiane, tra cui Bolzano e Bologna, si è aperto un accesso dibattito con gli uffici scolastici riguardo un’attenta valutazione della proposta teatrale dello spettacolo Fa’ afafine – il cui protagonista è un ragazzino gender fluid che si sente maschio o femmina a seconda dei giorni – e la garanzia del diritto al consenso informato dei genitori”. Lo dichiara Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family day.
“La massima attenzione suscitata tra i genitori – prosegue Gandolfini – ancora una volta dimostra come la cultura del popolo italiana non è assolutamente allineata a queste derive antropologiche, avendo ben chiaro il principio che la condotta affettiva dei ragazzi è strettamente legata alla loro identità sessuata”.
“Continueremo pertanto la nostra attività di sensibilizzazione sempre nell’ottica della difesa dell’innocenza dei più piccoli”, conclude il presidente del Family day.
Intanto, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli – Commissione Scuola – comunica di aver inoltrato nuovamente al MIUR la richiesta di attenta valutazione della proposta teatrale dello spettacolo Fa’ afafine, prevista sul territorio nazionale nei prossimi mesi.
La richiesta è accompagnata da qualificata valutazione pedagogica nella quale si evidenzia come la tematica del gender fluid, ivi trattata, risulti inconciliabile con la pluralità degli orientamenti educativi delle famiglie e sia ritenuta dallo stesso Ministero incongruente con la funzione pubblica della scuola nella quale “non rientrano in nessun modo né ‘ideologie gender’ né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo”.
Inoltre, il Comitato segnala che “la collocazione della rappresentazione teatrale al mattino e la proposta indiscriminata alle scuole, rendono necessario il consenso consapevole delle famiglie e la previa e adeguata informazione su ogni dettaglio relativo ai contenuti, alle modalità di attuazione e ai possibili percorsi educativi ad essa connessi”.
La partecipazione a iniziative didattiche legate a temi sensibili e legati alle scelte educative e culturali delle famiglie – viene ricordato – è facoltativa, anche se proposta in orario scolastico, e i genitori possono aderirvi o meno esercitando il “diritto di educare e istruire i propri figli”. È nel loro diritto chiedere che i propri figli vengano esonerati e dispongano in alternativa di altre attività scolastiche, a tutela del diritto allo studio.
“Chiediamo quindi ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e ai rappresentanti dei genitori di assicurare una puntuale raccolta di esplicite adesioni, prima che la propria scuola decida di proporre agli allievi la rappresentazione e ribadiamo la necessità di coinvolgere le associazioni dei genitori anche nella progettazione di percorsi didattici contro le discriminazioni. Solo in questo modo sarà garantito il pluralismo culturale della scuola e la libertà di educazione di tutti”, conclude poi la nota del Comitato “Difendiamo i nostri figli”
Zenit

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