venerdì 27 gennaio 2017

La teologia nel magistero in Papa Francesco.



«Quale rapporto fra teologia e pastorale?». Questo interrogativo è il tema del convegno promosso in questi giorni a Roma dal Conferenza episcopale italiana (Cei). Al centro dei lavori è in particolare la riflessione sul ruolo formativo delle istituzioni teologiche — facoltà universitarie e istituti di scienze religiose — in rapporto all’azione pastorale. L’incontro, che si conclude sabato 28 con l’intervento dell’arcivescovo Ignazio Sanna, presidente del comitato per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose, è stato aperto dall’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, e dal vescovo segretario generale della Cei, Nunzio Galantino. Pubblichiamo stralci di uno degli interventi di venerdì 27, dedicato ai «paradigmi teologici presenti nel magistero di Papa Francesco».
(Maurizio Gronchi) Un elemento costitutivo accompagna da due millenni la trasmissione della fede cristiana: lo sviluppo dogmatico. A esso occorre riferirsi per comprendere come il magistero dell’attuale pontificato si collochi in perfetta armonia con il deposito della fede. Non è una semplice questione procedurale: si tratta della ragione formale che governa il processo di novità nella continuità, ispirato al criterio della distinzione senza separazione e dell’unione senza confusione.
Alla luce di una chiara e serena visione dello sviluppo dogmatico è possibile comprendere come l’odierno insegnamento pontificio contenga un apporto innovativo al linguaggio della fede attraverso la ripresa di alcuni semi teologici presenti nella tradizione cristiana. Le direttrici principali che orientano la prospettiva teologico-pastorale presente nel magistero di Papa Francesco potrebbero essere così nominate: il primato incondizionato della grazia, la maturazione graduale nell’esistenza credente, il discernimento personale e comunitario.
I paradigmi teologici presenti nei tre documenti magisteriali di Papa Francesco hanno differenti ambiti disciplinari di riferimento. Nella esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013) è presente una ecclesiologia che attinge alla teologia del popolo, di matrice argentina; l’enciclica Laudato si’ (2015) contiene una teologia della creazione ispirata al paradigma evolutivo (capitolo III); l’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia (2016) sviluppa una teologia morale fondata cristologicamente, che va oltre la sfera matrimoniale e familiare (si veda anche qui il capitolo III).
È significativo che tra le prime reazioni al concilio di Calcedonia vi fu chi osservò, come il vescovo Euippo, che la definizione cristologica poteva essere interpretata in modo kerygmatico, alla maniera dei pescatori (piscatorie), oppure secondo la forma speculativa della filosofia, al modo di Aristotele (Aristotelice). Oggi, come ieri, siamo sollecitatati dalla medesima questione: il concilio Vaticano II va inteso in modo pastorale o dottrinale? Lo stile e l’insegnamento pastorale di Papa Francesco costituisce un vero apporto dottrinale? La risposta che proviene dalla tradizione cristiana non conosce l’alternativa, ma soltanto l’armonica integrazione tra le due dimensioni costitutive della trasmissione della fede: la novità nella continuità, tra distinzione senza separazione e unione senza confusione. 
L’orientamento teologico-pastorale presente nell’insegnamento di Papa Francesco può dunque essere riassunto attraverso tre direttrici principali: il primato incondizionato della grazia, la maturazione graduale nell’esistenza credente, il discernimento personale e comunitario. A esse occorre riferirsi per comprendere come la dimensione esodale e sinodale della Chiesa derivi dal dono di Dio più che dallo sforzo umano; come il vangelo della creazione si radichi nel progetto evolutivo di Dio che conduce l’universo alla pienezza di Cristo con gradualità; come la partecipazione alla pienezza della vita ecclesiale anche dei figli più fragili e feriti richieda un sapiente e coraggioso cammino di discernimento personale e comunitario.
Raccogliendo queste chiare indicazioni, spetta ai teologi il compito umile e impegnativo di mettere in evidenza la ricchezza del magistero di Papa Francesco, non solo mediante un’opera di ricostruzione delle radici teologiche del suo pensiero, ma soprattutto considerando che i temi maggiori su cui egli insiste hanno una profondità ben radicata nella tradizione ecclesiale, che merita perciò di essere messa in luce e approfondita. L’effettiva ripresa della grande stagione conciliare, dalla quale la Chiesa e il mondo odierno ricevono nuova linfa vitale, è il ben chiaro progetto teologico-pastorale dell’attuale pontificato: il nostro odierno lavoro dovrebbe permettere ai semi teologici di Francesco di porre radici che portino frutto anche nel futuro.
L'Osservatore Romano

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