sabato 21 gennaio 2017

Morire presto per non morire mai


fantascienza_Philip Dick_Le Pre persone_uomini

Uploading Mind è l’idea di immortalità.
Ricordiamo tutti il film Transcendence? Un gigante cinematografico che illustrava quello che oggi i transumanisti, nel sito dell’AIT (Associazione Italiana Transumanisti), definiscono come«l’ipotetico processo di trasferimento di una mente da un cervello biologico ad un computer». Si tratta di un futuro per l’umanità che ci consentirà di vivere come mortali senza tempo nelle condizioni in cui “viveva” Johnny Depp nel film sopracitato, ovvero privati della necessità del corpo biologico e nell’ottica tale per cui ciò che siamo è riducibile al pensiero, all’attività cerebrale, in questo caso trasferita in un computerLa procedura non distruttiva del cervelloconsiste nel leggere (scanning), mappare e copiare la struttura sinaptica del cervello in un substrato non biologico, una sorta di back-up di se stessi. Altre elaborazioni pratiche, di un simile progetto futuro, prevedono la conservazione in azoto liquido dell’encefalo il quale verrebbe sezionato in varie “fette” sottili, ognuna delle quali a sua volta scannerizzata e trasferita in un nuovo corpo indistruttibile. Chiaramente quanto poi scaricato nel dispositivo artificiale potrebbe costituire il processore per umanoidi o robot, ma anche questa è una possibilità come le altre ricca di punti oscuri e complicazioni.
Sì, ma a quale scopo?
Parlare di progetti simili, così fantascientifici quanto assurdi, non stimola granché l’attenzione e l’istinto primario solitamente è la messa al bando di argomenti non attuali. In realtà, quello descritto rappresenta uno tra i tanti dogmi di una nuova religiosità antropologico-scientifica, dove per antropologico si intende la tensione (quasi contraddittoria!) tra la massima esaltazione delle capacità umane e contemporaneamente la negazione della necessità stessa dell’essere umano. Infatti fiumi di testi sono già parte di una letteratura filosofica fautrice di una permeata illusione tra i comuni mortali: che questo mondo distopico in cui saremo noi a decidere quanto a lungo vivere e come poterlo fare, sia qualcosa di lontano e scarsamente realizzabile. Il punto è che non appena si ammette un’affermazione siffatta, ci si accorge che siamo già completamente appartenenti a una cultura predisposta all’immagine di copie di noi stessi sparse in server o in corpi non carnali, non biologici. In effetti, a pensarci bene, la frattura radicale, dualistica, tra mente e corpo è la chiave d’accesso per la maggior parte delle posizioni favorevoli ad azioni lesive su di una delle due parti, considerata sciolta da implicazioni sulla globalità della persona. Post-umanesimo e trans-umanesimo sono correnti molto più accreditate di quel che arriviamo a supporre: eliminazione della sofferenza, della malattia, della morte, della vecchiaia; potenziamento delle capacità umane, considerate non il termine ultimo dell’evoluzione, fino alla simbiosi uomo-macchina; miglioramento ed efficienza delle prestazioni fisiche e mentali per ottimizzare benessere, produttività, estetica; il superamento della mortalità dell’uomo mediante l’ipostatizzazione della mente a dominio esclusivo dell’uomo sull’uomo; gestione farmacologica delle emozioni a soppressione di debolezza e vulnerabilità; aggiustamento o definitiva rimozione di individui con disabilità psichiche e/o fisiche; conferimento d’identità e personalità a robot come prossimi destinatari dei legami affettivi; accentramento totale dei propri desideri.Sommario di condizioni facilmente reperibili nei caldi dibattiti attuali, grazie alle quali questo futuro impensabile, diviene immediatamente prossimo.
Qual è il cuore di questo futuro così presente?
Caducità, contingenza sono vincoli morbosi dai quali la creatura ontologicamente superiore tenta ostinatamente una liberazione vittoriosa capace di restituire all’uomo l’indipendenza di poter giocare ad essere Dio! Senza tregua si oppone alla morte il sedentario della vita terrena e lo fa in due modi: negandola o anticipandola. C’è molta confusione su questo destino inevitabile, poiché da un lato si animano battaglie per decidere, mediante eutanasia o suicidio assistito, modalità e coordinate della fine; dall’altro questa stessa programmazione è il nemico giurato dell’egocentrismo culturale che brama l’immortalità umana, falsata da identità costruite/riprodotte e sopravvivenze virtuali a discapito della relazionalità e del distinguo chiaro tra umani e non umani. Il legame tra i due atteggiamenti è un no sensela morte ha un ruolo inutile, considerarla come dato oggettivo è fuorviante se posta a confronto con lo stile di vita carrieristico che trova e lascia sulla terra la sua eredità. Quella “cessazione irreversibile di tutte le attività dell’encefalo” ha smesso di essere chiamata per nome credendo erroneamente che celandola prima o poi la si sconfiggerà inevitabilmente. Ma è un’idea che collassa, alimenta la paura e il buio che già normalmente decolorano tutto quanto è visto come sgradevole. Per contro, accettato il dualismo della persona, assolutizzata la libertà sul corpo, applicata ogni manipolazione, tolta la responsabilità e la coscienza, non restano che l’azione e l’utile.
La mano di Dio creatore è stata trapiantata sull’uomo finito a incarnare qualcosa di manipolabile e moralmente apatico. Il dubbio è se l’illusione maggiore sia l’immortalità o di sopravvivere uccidendo se stessi.

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