martedì 24 gennaio 2017

Not my pussy...

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La dignità delle donne al tempo di Trump

di Costanza Miriano
Sono una di quei miliardi di donne che non hanno marciato contro Trump. Sono una sola e non so quante donne potrei rappresentare, di sicuro so che le marciatrici con simboli di genitali femminili in testa non rappresentano me, e credo che facciano una gran male alla vera causa delle donne. E vorrei sapere a che titolo si sono autonominate esponenti e difensori dei valori femminili.
Ma prima ancora, sinceramente, vorrei scoprire per quale motivo abbiano manifestato. Davvero non l’ho capito. Lo volevo sapere così tanto che mi sono costretta a leggere gli articoli sulla manifestazione, infiorettati di luoghi comuni, tutti pieni di noicheinquantodonne e patriarcato (dov’è?) e diritti minacciati dai maschi cattivi. Quali diritti, e da cosa li difenderebbero queste signore? Qual è il capo d’accusa contro Trump? Pare che abbia definito oca una giornalista. Non so, magari è solo un maleducato. Magari la signora è oca davvero. Ma, sinceramente, è una cosa da provocare una marcia? Non ci sarà un uomo che è stato trattato poco gentilmente da un politico? Oppure un uomo si può trattare male, mentre una donna, un omosessuale e un nero sono intelligenti a prescindere?
L’altro capo di imputazione è che una volta in un parcheggio hanno registrato di nascosto un video in cui Trump diceva a un amico, più o meno, che se hai i soldi le donne ti vengono dietro. Ora, non è una bella immagine, ma non si può negare che sia vero. Non è neanche una bella cosa, io per esempio non ho mai usato questo criterio con gli uomini, ma tante donne sì. Sono libere di farlo. Se lo fanno non è perché gli uomini sono cattivi, ma perché pensano che a loro convenga. E non posso neanche dire che non le stimo per questo, perché credo sia scritto nel profondo di una donna il desiderio di sentirsi protetta da un uomo forte, e a volte la ricchezza può rappresentare la protezione che qualche donna cerca. Se poi c’è qualche arrampicatrice sociale che vuole usare gli uomini per convenienza, ripeto, non è una cosa bella, ma casomai a comportarsi male è lei, o è un mutuo scambio tra due adulti consenzienti. Insomma, qualcosa che non ha niente a che vedere con il maltrattamento delle donne. Sarebbe stato bello vederle sfilare in Arabia Saudita o in Pakistan, lì sì che le donne non sono libere. Una bella marcia per Asia Bibi strappata ai suoi figli e in carcere dal 2009? Siccome non è in carcere per motivi di sesso sfrenato ma per la sua fede è meno donna?
Non sto dicendo che Trump sia il mio uomo ideale, quello è san Giuseppe, silenzioso, virile, concreto, fattivo, casto, cioè capace di amare senza voler possedere, e non mi pare certo il tipo del 45° presidente degli Usa. Ma l’alternativa a Trump qual era? Una donna, sì. Ma innanzitutto una moglie di, tanto che ha scelto di candidarsi col nome del marito. Una donna guerrafondaia (come ha ampiamente provato da segretaria di stato) e finanziata coi soldi di Planned Parenthood, la più grande officina di aborti al mondo, pesantemente accusata di aver smerciato pezzi di bambini abortiti.
Finanziata per il 20% da quell’Arabia Saudita dove l’uomo ha il potere assoluto sulla donna, su ogni singolo aspetto della sua vita: ma davanti ai soldi la paladina delle donne ha chiuso un occhio, anzi due. Una donna che ha proclamato a chiare lettere che il concepito non ha alcun diritto finché non nasce, favorevole all’aborto tardivo, cioè praticamente all’uccisione di bambini appena nati (basta tranciare loro il collo quando la testa è uscita dal canale del parto, ma una parte del corpo è ancora dentro la mamma), una donna sostenuta da tutto lo star system, in cui le donne volentieri e liberamente usano la loro bellezza e il loro corpo come vogliono loro, cioè accettando di farsi guardare quasi nude e di essere oggetto di desiderio sessuale, una donna sostenuta da una cantante che ha promesso di offrire fellatio gratuite in cambio di voti, una donna che considera la fede un retaggio di cui bisogna far liberare le masse, e guarda caso una donna finanziata con una montagna di dollari da Soros, ma qui andiamo fuori argomento.
A me le marciatrici facevano tenerezza, per lo più. A vedere le foto di signore molto brutte, i loro cartelli “not my pussy” decisamente superflui (nessuno la vuole, quella pussy), per me balzava agli occhi con grande evidenza che la vera bellezza e la grandezza di una donna è nella sua capacità di offrire sostegno e aiuto, e se la donna diventa rivendicativa è una caricatura di se stessa, diventa insopportabile.
E, onestamente, di quali diritti siamo private nel mondo occidentale? Abbiamo la vita sessuale più libera di tutta la storia dell’umanità, abbiamo contraccezione e aborto garantito, guidiamo stati e Fondi Monetari ed enormi aziende, ci possiamo candidare alla presidenza degli Stati Uniti, siamo libere dal fardello dei figli, non ne abbiamo mai fatti così pochi nella storia del mondo, possiamo prendere e lasciare uomini senza nessuno stigma sociale, possiamo dedicare soldi e tempo a essere belle, andare in palestra e comprare vestiti, certo non siamo tutte ricche ma molto più delle nostre nonne, perché lavoriamo e non dobbiamo render conto a nessuno. Cosa altro vogliamo? E, soprattutto, perché, allora, siamo così infelici, noi donne?
Siamo infelici perché la nostra gioia e il talento più grande è nel dare la vita, e nel sostenerla e appoggiarla e aiutarla, e abbiamo smesso di farlo. E la colpa è solo nostra, non di Trump.
pubblicato su La Verità del 24 gennaio 2017

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