venerdì 10 febbraio 2017

Dove nasce l’amore per il prossimo



Settimana mondiale dell’armonia interreligiosa. 

(Riccardo Burigana) «L’amore di Dio e l’amore del prossimo»: sono questi i due principi che hanno ispirato dall’1 al 7 febbraio la World Interfaith Harmony Week, iniziativa per la promozione del dialogo tra le religioni e le culture nel mondo giunta alla sua settima edizione. Era infatti il 23 settembre 2010 quando il re di Giordania, Abdullah ii, avanzò la proposta all’assemblea generale delle Nazioni Unite di istituire uno specifico evento attraverso il quale favorire la conoscenza reciproca delle religioni e delle culture, nella convinzione che questo fosse il primo irrinunciabile passo verso la creazione di una società nella quale le fedi sono chiamate a giocare un ruolo fondamentale del vivere in armonia.
La proposta del sovrano fu accolta e così venne istituita dall’Onu la World Interfaith Harmony Week (Wihw), da celebrare nella prima settimana di febbraio. In pochi anni, in tanti paesi, la Wihw è diventata un momento forte del dialogo tra le religioni, assumendo una dimensione globale, che si è venuta rafforzando soprattutto alla luce dei più recenti avvenimenti di violenza ai quali qualcuno ha voluto dare una matrice religiosa o una giustificazione religiosa. La settimana mondiale dell’armonia interreligiosa si è via via configurata come un tempo privilegiato nel quale ribadire come le fedi siano un elemento per vivere il dialogo nella e per la società contemporanea. Una manifestazione della volontà di condividere quei valori di rispetto e di accoglienza nei confronti dell’altro, del prossimo, che nascono dall’amore di Dio.
Lungo è l’elenco dei convegni, dei seminari, delle tavole rotonde, degli spettacoli che hanno animato quest’anno la Wihw in tante nazioni del mondo, spesso promossi dalle stesse Nazioni Unite, come l’incontro che si è tenuto domenica scorsa nella sede di Ginevra con l’attiva partecipazione della delegazione della Santa Sede. Di questo elenco vanno ricordate almeno due iniziative. La prima è il seminario, organizzato dal parlamento delle religioni del mondo a Islamabad, che ha coinvolto politici e diplomatici del Pakistan e rappresentanti dei culti nella regione. In questo incontro forte è stato il richiamo della necessità di trovare strade per uscire dall’idea che ricerca le radici della violenza nelle religioni, generando di fatto altra violenza; si tratta di superare le paure che spesso costituiscono un muro per il dialogo interreligioso, cercando delle soluzioni per trasformare queste paure in un rapporto positivo tra uomini e donne, coinvolgendo anche coloro che sono estranei a un’appartenenza confessionale. Nella prospettiva di creare una società che voglia l’armonia tra uomini e donne — ha detto l’ambasciatore polacco in Pakistan, Piotr Opaliński — «ogni persona deve avere la possibilità di vivere e di manifestare la propria religione, in forma individuale o comunitaria, in pubblico o in privato, senza subire alcuna forma di intimidazione, discriminazione o violenza».
La seconda importante iniziativa è stata l’incontro tenutosi a Georgetown, capitale della Guyana, dove, tra gli altri, ha preso la parola il presidente della Repubblica, David Arthur Granger, il quale ha ricordato che spetta allo stato garantire la libertà religiosa a tutti dal momento che senza libertà religiosa non è possibile creare un’armonia tra fede e cultura. L’esperienza della Guyana — dove convivono da sempre fedi diverse — mostra al mondo che il dialogo e la cooperazione tra le religioni rappresentano un elemento fondamentale per la costruzione dell’armonia e della pace contro ogni forma di violenza.
L'Osservatore Romano

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Santa Sede: dialogo si basi su fraternità non su tolleranza 
Radio Vaticana 
Il ruolo del dialogo è strategico su tutti i livelli, sul piano diplomatico, tra fedi religiose e su quello interculturale. Il dialogo tra tradizioni religiose, in particolare, può notevolmente contribuire a plasmare la coscienza umana. E’ quanto ha affermato mons. Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu e le altre organizzazioni internazionali di Ginevra, (...)

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