venerdì 3 febbraio 2017

“Gente incinta”

fullsizerender

di Antonio Gurrado  per Il Foglio
Siccome solo i matti sono perfettamente logici, non sorprende che la British Medical Association abbia invitato i dottori a non parlare più di “expectant mothers” (“mamme in attesa”) attenendosi bensì a un più generico “pregnant people” (“gente incinta”). Il sindacato ha diramato quest’invito in una brochure indirizzata a centosessantamila membri: “L’ineguaglianza di genere si riverbera nelle tradizionali idee sui ruoli femminili e maschili. Si presuppone abitualmente che una donna abbia figli; tale stereotipo può spesso svantaggiare seriamente le donne. Benché una vasta maggioranza della gente incinta possa essere identificata come femminile, possiamo essere inclusivi nei confronti degli uomini intersessuali e dei transmen utilizzando l’espressione gente incinta anziché mamme in attesa”.
No, il problema non è capire cosa siano i transmen. Il problema è che in Inghilterra infuria il caso di Hayden, una ventenne che ha sospeso il cambio di sesso per avere un figlio prima di diventare maschio, e che ora è al quarto mese di gravidanza.
Tutto è estremamente logico: poiché Hayden partorirà ma non può essere considerata donna, consegue che un autorevole sindacato medico spinga i dottori alla neolinguistica ammissione che, se qualcuno partorisce, non è detto che sia donna. E da ciò consegue che dare della donna a una donna in procinto di partorire sia offensivo nei confronti non solo di chi è donna, ma anche di chi non è donna, di chi è stato donna e (presumo) di chi sarà donna. Ragion per cui partorire, per una donna, è un gesto velatamente discriminatorio non solo nei confronti dei maschi che non possono partorire ma anche dei maschi che possono partorire. Del resto, se un bambino può avere due madri e tre padri o un padre che si autofeconda, allora può avere anche una madre padre. Chiarissimo, no?
C’è un solo tassello che manca a questa logica stringente: che in questi tempi di rivendicazione della specifica identità di genere si alzi la voce istituzionale di una ministra, di una sindaca o di una assessora per proclamare a chiare lettere che sono tempi grami per la partorienta.

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