lunedì 20 febbraio 2017

Il Papa e i bambini

Visita pastorale alla Parrocchia Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù a Ponte di Nona. Parole del Papa nei vari incontri nel corso della visita 
Vatican.va 

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Il Papa e i bambini 

(Giovanni Maria Vian) Forse è inevitabile che la notizia della visita del Papa in una parrocchia romana sia limitata quasi solo a veloci filmati televisivi, a qualche breve frase, con cronache e accenni di commento, che pure aiutano. Ma chi voglia davvero capire il Pontefice al di là di stereotipi che non corrispondono alla realtà deve guardare proprio alle ore che il vescovo di Roma, visitando le parrocchie della sua diocesi, trascorre senza fretta con i fedeli. Qui infatti si coglie la sua vicinanza alla gente, ai bambini, alle mamme che portano in braccio i loro bimbetti, agli anziani: una capacità di incontro basata spesso solo sull’ascolto, su una preghiera in silenzio e a occhi chiusi, su una benedizione, invocata dal Pontefice a Ponte di Nona anche su alcuni musulmani.
Una vicinanza che Bergoglio nella sua vita precedente di religioso e poi di vescovo ha sempre mostrato verso tutti, cercando d’incontrare i lontani, i trascurati, i poveri, e come ha ricordato durante la sede vacante. «La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e dell’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria» aveva detto, delineando poi il profilo del Papa da eleggere, «un uomo che, attraverso la contemplazione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali».
Colpiscono dunque le immagini di Francesco nella parrocchia romana circondato da ragazzini, ma più ancora fa riflettere il dialogo con loro, straordinario nella sua semplicità, sulla figura papale. Dialogo subito indirizzato all’essenziale — perché sei diventato Papa? — e subito trasformato in un’efficacissima lezione di catechismo e di storia, che non sarà dimenticata perché raccontata in prima persona dall’eletto che, paziente, incalzava i bambini.
L’importante? Soprattutto «si prega», poi «il Signore invia lo Spirito santo e lo Spirito santo aiuta nell’elezione». E chi viene scelto «forse non è il più intelligente, forse non è il più furbo, forse non è il più sbrigativo per fare le cose, ma è quello che Dio vuole per quel momento della Chiesa». Poi, «arriverà un altro, che sarà differente, sarà diverso, forse sarà più intelligente o meno intelligente, non si sa, ma arriverà quest’altro nello stesso modo: eletto dal gruppo dei cardinali sotto la luce dello Spirito santo».
Ecco dunque il Papa, spiegato non solo ai bambini, in un tempo in cui, anche nella Chiesa, qualcuno rischia di dimenticare il sentire cattolico. E le difficoltà? «Ci sono e ci saranno, ma non bisogna spaventarsi, le difficoltà si superano, si va avanti, con la fede, con la forza, con il coraggio» ha risposto Francesco. Che va avanti, appunto, con fede, forza e coraggio.


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Il Papa ai piccoli di Ponte di Nona. Vi racconto il conclave




(Maurizio Fontana) «Perché sei diventato Papa?», «Quale è stato il momento più difficile della tua vita?», «Come ci si sente a essere il rappresentante della Chiesa cattolica?». In pochi minuti di serrato botta e risposta con oltre duecento bambini e ragazzi, nel piccolo teatro di una parrocchia romana della periferia orientale, Papa Francesco ha rivelato i “segreti” del conclave, raccontato alcuni particolari della sua vita personale, spiegato il ruolo del vescovo di Roma e toccato, con una catechesi dialogica e coinvolgente, alcuni dei più grandi misteri della fede cristiana. 
L’incontro con i bambini del catechismo è stato, così, uno dei momenti più significativi, nel pomeriggio di domenica 19 febbraio, della visita del Pontefice alla comunità di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù a Castelverde di Lunghezza.

Il Pontefice è arrivato nel quartiere di Ponte di Nona, come da programma, alle 15.30, accolto da una splendida giornata di sole e da tanti ramoscelli di mimosa agitati dalla folla di fedeli che lo aspettava da tempo nel grande piazzale antistante la chiesa. Molte persone erano anche affacciate ai palazzi — colorati, ma ormai sbiaditi dall’incuria — mentre dai balconi e dalle transenne, insieme a lenzuola con le più varie scritte di benvenuto, di tanto in tanto occhieggiavano bandiere delle comunità latinoamericane che vivono nel quartiere: argentini, boliviani, peruviani.
Sceso dalla macchina, il Papa è stato accolto dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal vescovo ausiliare del settore est Giuseppe Marciante, dal parroco don Francesco Rondinelli, e dal prefetto della XVIII prefettura don Joseph Alexander De León. Con loro anche il reggente della Casa pontificia, monsignor Leonardo Sapienza. Lungo tutto il viottolo che porta all’interno del complesso parrocchiale, il Pontefice ha salutato le tante persone assiepate dietro le transenne. Ed è così cominciato il lungo dialogo fatto di gesti, di carezze, di sorrisi, di selfie, che si è protratto per tutto il pomeriggio tra il vescovo di Roma e la comunità di Ponte di Nona. Quel linguaggio del corpo, spontaneo e incisivo, che accompagna sempre le parole e gli insegnamenti pronunciati dal Pontefice. I prediletti, com’è sua abitudine, sono i più piccoli, ai quali Francesco riserva sempre una sosta in più.
Da lontano si sentivano già forti le grida e i cori dei bambini radunati nel teatrino parrocchiale: «Papa Francesco! Papa Francesco!». Finché, appena il Pontefice si è affacciato alla porta, i cori si sono trasformati in un boato, con una vera e propria esplosione di gioia. Superato l’entusiasmo travolgente dei piccoli parrocchiani, il Papa ha guadagnato il palcoscenico e, con accanto il cardinale vicario, ha cominciato a rispondere alle domande spontanee dei bambini presentati, di volta in volta, dal parroco. Ha cominciato il piccolo Alessandro che ha chiesto: «Perché sei diventato Papa?».
La prima risposta ha chiarito subito il tono della conversazione: «Ci sono i “colpevoli”», ha detto scherzando e, indicando il cardinale Vallini, ha continuato: «Uno dei colpevoli è questo!», suscitando l’ilarità collettiva. Poi, a modo suo, ha introdotto l’uditorio nelle dinamiche del conclave sulle quali da sempre si accapigliano vaticanisti e scrittori di ogni genere. «Si paga per diventare Papa?», «Noooo!» hanno risposto in coro; «Ma se uno paga tanto, tanto, tanto, alla fine lo fanno Papa?», «Noooo!»; e allora, ha continuato, «Si fa a sorteggio?», «Noooo!». Ecco la spiegazione: «I cardinali si riuniscono, parlano tra loro, pensano... e ragionano... Ma soprattutto — e questa è la cosa più importante — si prega. Capito?». Quindi, spiegati i dettagli della clausura, della votazione e del quorum, è giunto al nocciolo: «Chi è la persona più importante in quel gruppo che fa il Papa? Pensateci bene!». E, a un bimbo che ha colto la risposta giusta («Dio!»), ha spiegato: «Dio, lo Spirito santo, che tramite il voto fa il Papa. Poi, quello che viene eletto, forse non è il più intelligente, forse non è il più furbo, forse non è il più sbrigativo per fare le cose, ma è quello che Dio vuole per quel momento della Chiesa. Capito?».
Sollecitato sulla sua vita personale, il Papa ha ricordato come da piccolo volesse fare il macellaio e come uno dei momenti più difficili della sua giovinezza sia stato quando, a vent’anni, rischiò di morire per una malattia. E ha subito aggiunto un insegnamento valido per tutti: «Le difficoltà nella vita ci sono e ci saranno sempre, ma non bisogna spaventarsi. Le difficoltà si superano, si va avanti, con la fede, con la forza, con il coraggio!».
Poi il turno delle domande è passato al Pontefice il quale, partendo da un quesito impegnativo («Quanti “Dio” ci sono? Uno o tre?»), ha portato i bimbi con semplicità a riflettere sul mistero della Trinità, sul Dio uno in tre persone e su Maria madre di Dio.
Salutati i bambini, Papa Francesco ha poi raggiunto le vicine salette dove lo attendevano alcuni malati e le famiglie con i bambini nati nell’anno. I più piccoli, in particolare, hanno catalizzato la sua attenzione. A uno ha spiegato la differenza dei colori degli zucchetti del Pontefice, del cardinale e del vescovo, da un altro ha ricevuto un disegno e una caramella. La piccola Giulia lo ha carezzato più volte dandogli anche dei pizzicotti sulla guancia e lui, divertito, l’ha presa in braccio per farle un po’ di coccole.
Dopo essersi fermato qualche minuto per un incontro strettamente privato con i genitori di un ragazzo ucciso nella zona lo scorso anno, il Papa ha quindi raggiunto il “quartier generale” del gruppo Caritas, la stanza dove viene raccolto e smistato quanto sarà poi donato ai poveri della parrocchia. «Grazie per quello che fate», ha detto ai volontari, raccomandando loro non solo di «dare», ma anche di «ascoltare». E ha aggiunto: «Pensate questo: quando viene una persona a chiedere aiuto, una signora o un signore o chiunque, quella persona è Gesù. Perché anche Gesù ha dovuto chiedere aiuto quando era profugo in Egitto». Francesco li ha invitati a non fare differenze tra buoni e cattivi, tra credenti e non credenti: «Questo pacco lo dò a Gesù. E questo sorriso lo dò a Gesù. Questa è la vostra strada di santità. Se voi fate questo, diventerete santi».
Dopo aver salutato i familiari del parroco, i sacerdoti della prefettura — che, con il cardinale, il vescovo, il parroco e il viceparroco, don Luca Bazzani, hanno concelebrato — e i ministranti, il Papa si è spostato in sagrestia dove ha confessato quattro fedeli e dove, poi, si è preparato per la messa. Al termine del rito (diretto dal maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Guido Marini, coadiuvato dal cerimoniere Vincenzo Peroni) il Pontefice si è fermato qualche minuto in chiesa con alcuni malati e poi ha raggiunto il sagrato da dove, ha salutato la folla che lo aveva atteso per tutto il pomeriggio. «Grazie — ha detto — per essere stati qui a pregare insieme, a pregare per tutto il quartiere, per la parrocchia. Saluto tutti voi, fedeli cattolici, e anche i musulmani, e per tutti voi chiedo la benedizione del Signore». Quindi ha recitato con tutti un’avemaria e ha benedetto tutti prima di fare rientro in Vaticano.
L'Osservatore Romano

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Francesco e quei selfie con i bambini: «La mia vita non è stata facile» 
Corriere della Sera 
(Gian Guido Vecchi) Bergoglio a Tor di Nona, periferia est della Capitale: ad attenderlo migliaia di giovani fedeli. Il Pontefice non si è sottratto alla richiesta dei più piccoli di una foto insieme -- «Vi dirò, a me la vita non è stata facile». Francesco si confida con i bambini, in una parrocchia all’estrema periferia orientale di Roma. (...)

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