mercoledì 1 febbraio 2017

La nuova Casa Bianca e il Vaticano

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La nuova Casa Bianca. Il doppio volto dell' America che disorienta il Vaticano

Corriere della Sera

(Massimo Franco) Se c' è una nuova Guerra fredda sul cammino mondiale, è quella che sta dichiarando il Nord ricco del mondo al Sud povero. La Chiesa di Francesco dovrà affrontarla con pazienza e lungimiranza. L' interlocutore vaticano che fissa la sfida tra il presidente americano Trump e il primo Papa latinoamericano sa quanto sarà difficile contrastare un vento culturale nel quale la più debole, per il momento, appare la Santa Sede. Ancheper questo Bergoglio non vuole globalizzare una polemica che sta lacerando l' America e l' Occidente. «Donald Trump rischia di favorire una nuova Guerra fredda. Ma non tra Stati Uniti e Russia. La nuova Guerra fredda è quella che sta dichiarando in modo unilaterale il Nord ricco del mondo al Sud povero. E la Chiesa di Francesco dovrà affrontarla con pazienza e lungimiranza». L' interlocutore vaticano che fissa la sfida tra il presidente statunitense e il primo papa latino-americano conosce bene gli Usa: molto bene. E sa quanto sarà difficile contrastare un vento culturale nel quale la più debole, almeno per il momento, appare la Santa Sede. Anche per questo Jorge Mario Bergoglio non è intervenuto nè interverrà: non vuole globalizzare una polemica che sta lacerando l' America e l' Occidente. I muri non cristiani È lontano quel 18 febbraio di un anno fa, quando di ritorno dal Messico il pontefice definì «non cristiano» chi costruisce muri: un riferimento al Trump candidato repubblicano alla Casa Bianca, che replicò con parole ruvide. Quel personaggio è arrivato alla Casa bianca, anche col voto cattolico. Ha ordinato di costruire il muro di separazione dal Messico. Ma il Vaticano ha affidato la reazione ai vescovi statunitensi e al cardinale ghanese Peter Turkson, il quale ha parlato di preoccupazione «per il segnale che si dà al mondo». L' allarme, però, cresce. E l' offensiva contro l' immigrazione dal Centro e dal Sud America, l' ostilità contro gli islamici, toccano il cuore della strategia di Francesco. «Non aspettatevi uno scontro aperto con Trump, però. Non ci saranno prese di posizione papali, a meno che la situazione non precipiti», si avverte. Già le parole di Bergoglio sui dittatori che a volte prendono il potere grazie a un voto democratico hanno scatenato malintesi e critiche: meglio non alimentarli. Vale la strategia espressa nel novembre scorso dal segretario di Stato vaticano, cardinale Piero Parolin: rispetto per la volontà degli elettori Usa; auguri a Trump per l' elezione; e attesa per vedere come si muoverà, perché si dice che una cosa è essere candidato, altra avere responsabilità di governo. È una sorta di agenda augurale, che tende a evitare qualunque approccio pregiudiziale, e vuole essere una cauta apertura di credito. L' allarme e la cautela D' altronde, nella cerchia di Francesco anche l' elezione di Hillary Clinton sarebbe stata vissuta male: soprattutto per le posizioni a favore dell' aborto e per l' approccio anti-russo. Ma questo non basta a cancellare l' allarme. Per un Papa «che vuole abbattere i muri tra Nord e Sud del mondo», come ha ricordato tempo fa il direttore dell' Osservatore romano , Gian Maria Vian, un presidente Usa che li vuole moltiplicare è quasi una provocazione: sebbene non certo rivolta intenzionalmente alla Chiesa cattolica. Chi fosse stato venerdì 27 all' Istituto Luigi Sturzo, a Roma, dove si celebrava un convegno internazionale sul cattolicesimo in America latina, non avrebbe ascoltato attacchi a Trump. Ma il suo fantasma biondo-platino incombeva. Tanto che quando dalla presidenza si è espressa «indignazione» per le tariffe sulle merci messicane che gli Usa vorrebbero imporre per far pagare al Messico i costi del futuro muro, è scattata un' ovazione liberatoria. Tra i governi dell' America australe, però, l' indignazione rimane repressa. Il continente vive una fase di involuzione economica e politica, dal Brasile all' Argentina. E pochi osano attaccare l' am-ministrazione Usa, in attesa di capire meglio che cosa succederà. Prendere di petto Trump non è facile nemmeno per il Vaticano, costretto a marcare le distanze e insieme a sottolineare i punti di convergenza. La Corte e la difesa della vita La Casa Bianca segue un doppio registro scivoloso, per chi vorrebbe parole più dure dalla Roma papale. C' è l' offensiva contro gli immigrati, soprattutto latinoamericani, che sono un po' «il popolo di Bergoglio», arrivato a Washington due anni fa come portavoce di quell' area del mondo e degli esclusi. E c' è il divieto di ingresso per i cittadini di sette Paesi islamici, tra i quali a sorpresa manca l' Arabia saudita, dalla quale provenivano alcuni attentatori delle Torri gemelle del 2001. Ma c' è anche la «marcia per la vita» e contro l' aborto appoggiata pubblicamente dal vicepresidente Mike Pence:ed è la prima volta che la Casa Bianca si espone così. Il Papa ha mandato un messaggio tramite Parolin. E il 27 gennaio, ai manifestanti riuniti a Washington, Pence ha detto che «in America la vita torna a vincere»: musica per le orecchie di una parte dei vescovi Usa, «guerrieri culturali» contro le amministrazioni democratiche sui cosiddetti valori non negoziabili. E Trump promette di soddisfare l' elettorato evangelico e il cattolicesimo prolife indicando per la Corte suprema un giudice conservatore: scelta che cambierà gli equilibri nel massimo tribunale statunitense. Sono segnali che bilanciano quelli negativi in tema di immigrazione e di dialogo con l' Islam. «E piacciono», si ammette in Vaticano, «a tanti cattolici». Il timore che filtra da Casa Santa Marta, residenza papale, è doppio. Il primo è di ritrovarsi schiacciati su un' agenda che fa a pugni con la pedagogia e la geopolitica di Francesco. Se prevalgono la «dottrina Trump» e una lettura «nordista» del cristianesimo, quella di Francesco si ritroverebbe ancora di più sulla difensiva, se non in minoranza. La seconda incognita è sui circoli economici dietro l' ascesa di Trump. «Non si può escludere che questa rete finanzierà i circoli cattolici più retrivi», si sottolinea, «ostili al pontificato argentino». Al fondo rimane il dubbio di un influente cardinale italiano. «Non possiamo sapere», ha osservato di recente, «cos' è rimasto nell' anima di Trump delle parole papali» su di lui nel febbraio del 2016: quel «non cristiano» attratto dai muri. Presto, forse, si saprà. E questa attesa è vissuta con un filo di apprensione.

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